In Commissione Giustizia al Senato sono in corso di esame congiunto il ddl n. 1496 e il ddl n. 1515 che mirano a introdurre nel codice penale l’articolo 613-quater sul reato di manipolazione emotiva, psicologica e mentale
“Sono il prescelto, in contatto con la madre divina”. Schiavitù. Violenze. Abusi sessuali, pure su minorenni. Sotto una tonaca arancione e uno scucuzzetto in testa.
I carabinieri hanno arrestato Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, maestro di yoga, arti marziali e cristalli. Operava ad Almese, nella Bassa Val di Susa. Nei guai anche tre collaboratori.
Le accuse della Procura di Torino: riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata, truffa aggravata ai danni dello Stato.
Le adepte le chiamava “monache”. A loro aveva imposto il voto di obbedienza e quello di povertà, che si otteneva versando al maestro tutti gli averi.
Secondo l’accusa, le vittime non arrivavano per caso. Erano scelte malate, in lutto, fragili.
Gli abusi, compresi quelli sulle minorenni, venivano presentati come “terapie purificatrici”. Il massoterapista del gruppo avrebbe praticato a pagamento “terapie sessuali” riservate alle donne.
Fra i tre collaboratori indagati figura pure una psicologa professionista.
Nella setta ogni cosa cambia nome proprio quando potrebbe essere riconosciuta.
Ti prendono tutto e lo chiamano povertà. Ti chiedono di sottometterti e lo chiamano obbedienza. Ti violentano e lo chiamano purificazione.
Poi c’è la ciliegina.
Per la Procura il maestro, che insegnava difesa personale, fingeva di non riuscire a camminare. Oltre 80mila euro di pensione di invalidità incassati dall’INPS.
Il prescelto, a quanto pare, aveva compiuto un solo miracolo: guarire appena uscito dalla commissione medica.
Fin qui la cronaca, con tutte le cautele dovute a chi è soltanto accusato. Lo scandalo vero comincia adesso.
Il maestro non predicava in una grotta. Guidava una fondazione, la Fiore della Pace, riconosciuta dalla Regione Piemonte nel 2015, che si dichiara iscritta al registro del Terzo Settore. Donazioni detraibili nel 730, richiesta del 5×1000, progetti per i senzatetto.
Inoltre, stando al suo sito, effettuava pure percorsi di benessere per i bambini dentro le scuole.
Rileggiamo con calma.
Un uomo oggi accusato di abusi su minori guidava un ente che si presentava come porta d’ingresso nelle classi. Con il bollino dello Stato appuntato sul petto.
Non basta.
Il 15 novembre 2018 Rai1 aveva mandato una cronista ad Almese. Adepti vestiti di arancione, teste rasate, un ex frequentatore che raccontava di quadri venduti fino a 150mila euro come cura per la moglie malata.
Otto anni fa. In prima serata no, ma su Rai1 sì.
Davvero nessuno ha pensato di bussare a quella porta?
Si dirà: ma chi ci casca, nel terzo millennio, davanti a uno che pontifica con addosso un drappo arancione e in testa una specie di pentola in cotone?
È la domanda sbagliata. Lo scucuzzetto fa ridere chi sta bene.
Qualche anno fa il servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo in fila i motivi per cui la gente bussa alla porta di santoni e sette.
Nel 36% dei casi per problemi di salute, nel 25% per soldi, nel 14% dopo un lutto.
Non sono sciocchi. Sono feriti. Il medico ha dieci minuti e una ricetta, il prescelto ha tutto il pomeriggio.
Il maestro, invece, più che il guru dei cristalli, era quello dei tergicristalli. Prima asciugava le lacrime e poi il portafoglio.
Nessuno entra in una setta. Si entra in un corso di yoga, cosa che oggi fa pure la commercialista del piano di sopra. Poi la meditazione, poi il ritiro, poi la comunità. Ogni gradino sembra piccolo.
Quando ci si accorge, è tardi.
Chi ha versato tutto al maestro non può ammettere l’inganno senza ammettere di aver perso tutto. Continuare a credere costa meno.
Fuori, intanto, non c’è più nessuno.
La comunità ha preso il posto della famiglia. Andarsene significa restare soli. Non a caso la Procura contesta i maltrattamenti “in famiglia”.
C’è un perché più profondo.
Per secoli il bisogno di sacro aveva un indirizzo: la parrocchia, il prete che conosceva tutti, il paese che si accorgeva se una vedova spariva.
Svuotato quel mondo, il bisogno non è morto. È finito sul mercato, un mercato senza regole dove chiunque può cambiarsi nome, infilarsi una tunica e aprire bottega.
Tanti anni fa i seguaci di Osho li chiamavano “gli arancioni”. Questo è un guru vintage, una replica da mercatino. Funziona ancora.
Il terreno, del resto, era arato. In una valle dove da trent’anni chi grida all’uranio nelle gallerie viene ascoltato più dei geologi, il guru dei cristalli non ha dovuto convincere nessuno che la scienza ufficiale mente.
L’Italia, poi, ha già il suo album di famiglia.
Verdiglione, lo psicanalista che liberava i pazienti dai problemi e dagli averi: condanna definitiva nel 1989 per truffa e circonvenzione di incapace. A difenderlo, il fior fiore degli intellettuali francesi, con una pagina comprata su Le Monde.
Mamma Ebe: tre condanne definitive in trent’anni. Ai domiciliari continuava a ricevere, servita da una piccola comunità di adepti.
Il Forteto, nel Mugello, per anni considerato una delle principali comunità di recupero per minori della Toscana.
Il fondatore, Rodolfo Fiesoli, detto “il profeta”, nel 1985 era stato condannato in via definitiva per maltrattamenti su una ragazza a lui affidata, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne.
Il tribunale dei minori continuò ad affidargli bambini. La Regione continuò a finanziare la comunità.
Dentro, secondo le sentenze, li aspettavano il lavaggio del cervello, l’isolamento dalle famiglie, le confessioni pubbliche serali, il lavoro gratis nei campi e nel caseificio.
Fiesoli è morto nel 2025 con una seconda condanna definitiva alle spalle: 14 anni e 10 mesi per maltrattamenti e abusi sessuali su minori.
Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile: non serve aggiungere altro.
Poi ci sono quelli che se la stanno vedendo con la giustizia. È il caso della presunta veggente di Trevignano. Al secolo Maria Giuseppa Scarpulla, si faceva chiamare Gisella Cardia.
Era riuscita ad avere un appuntamento fisso nell’agenda della Madonna: il 3 di ogni mese alle 15.00 la madre di Gesù si collegava con lei. La Madonna dava consigli a tutti meno che a lei.
Nel 2023 è arrivata la condanna in primo grado a due anni, pena sospesa, per la bancarotta fraudolenta della sua vecchia azienda.
Oggi è a processo con il marito per truffa aggravata. Secondo l’accusa avrebbero incassato 365mila euro tra apparizioni e profezie di catastrofi.
Perché questi personaggi tornano sempre? Perché in Italia è reato rubarti i soldi, non rubarti la testa. La truffa si punisce. Ridurre una persona a non ragionare più con il proprio cervello, no.
Il reato di plagio è stato cancellato dalla Corte costituzionale nel 1981.
Da allora le procure si arrangiano con la circonvenzione di incapace, con la schiavitù, con i maltrattamenti. Mamma Ebe è la prova: sconti la pena, riapri bottega, i fedeli tornano.
Qualcuno obietterà che quel reato era servito, nel 1968, a condannare il poeta Aldo Braibanti. Ricordo che se ne parlava come di un “sordido caso di omosessualità”.
Così lo raccontava gran parte dei giornali, così lo vedeva l’Italia di allora. L’omosessualità non era reato e allora la si colpì con il plagio. Il giovane che viveva con lui, maggiorenne, finì in manicomio sotto elettroshock.
Ma, a far cadere il plagio, nel 1981, fu il caso di un prete denunciato da genitori benestanti perché aveva convinto i figli a partire volontari nei Paesi poveri.
Il difetto era un testo vago, buono a colpire chiunque. Non l’idea di punire chi soggioga una persona.
Gli altri lo hanno capito da tempo. Austria e Belgio hanno uffici statali sulle sette dal 1998.
La Francia ha una missione interministeriale e, dal 2024, il delitto di sottomissione psicologica. Lì le segnalazioni sono passate da 2.160 nel 2015 a 4.571 nel 2024: più che raddoppiate.
A Parigi Scientology è stata condannata per truffa in banda organizzata. In Germania non è mai stata riconosciuta come religione e, per quasi trent’anni, i servizi l’hanno sorvegliata come nemica della Costituzione. La Baviera lo fa ancora.
A Milano, invece, i giudici l’hanno riconosciuta religione.
Nel 2006 la Polizia ha creato una Squadra Anti Sette. Il numero verde nazionale, però, non è dello Stato: lo gestisce dal 2002 la Comunità Papa Giovanni XXIII.
L’ultimo pezzo di parrocchia rimasto in piedi fa il lavoro dello Stato.
Eppure, il testo c’è. In Commissione Giustizia al Senato sono all’esame due disegni di legge, firmati da senatori di Lega e Fratelli d’Italia, per introdurre il reato di manipolazione mentale.
Scritti, discussi, ascoltati gli esperti.
Vanno portati in aula. Vanno approvati. Prima che un altro prescelto apra un’altra fondazione con un altro timbro.
I carabinieri hanno chiamato l’operazione “Asmodeo”, il demone del libro di Tobia. Fu sconfitto perché un ragazzo seguì il consiglio di un angelo.
Il consiglio, stavolta, è già scritto in un disegno di legge. Basta seguirlo.





