La linea di cortesia istituzionale selettiva del Presidente della Repubblica francese
L’analisi del comportamento di Emmanuel Macron durante la visita di Papa Leone XIV in Francia è importante per comprendere come lui e il mondo che rappresenta si sta posizionando verso un Vaticano che sembra più voler convivere con il mondialismo che continuare a benedirlo.
Il comportamento di Macron è stato caratterizzato da una cortesia istituzionale formale combinata con una distanza deliberata dai momenti strettamente religiosi.
Ecco i punti principali, osservati fino a ora.
Il 25 settembre Macron è stato presente e visibile nei passaggi di rappresentanza dello Stato: ha accolto personalmente il Papa all’aeroporto di Orly insieme alla moglie Brigitte, con onori militari e tappeto rosso; ha tenuto un colloquio privato più lungo del previsto (circa 45 minuti invece dei 20 programmati); ha pronunciato un discorso di benvenuto all’Eliseo in cui ha presentato la Francia come Paese «permeato di spiritualità», ha difeso la laïcité come garanzia di libertà religiosa (non come negazione della fede) e ha sottolineato temi condivisi (pace, multilateralismo, intelligenza artificiale al servizio dell’uomo).
Il tono è stato rispettoso e, secondo i resoconti, Macron è apparso emozionato e ha applaudito a lungo alla fine del discorso del Papa, stringendogli le mani.
L’assenza deliberata dalle celebrazioni liturgiche, che è il tratto più significativo e discusso, non deve essere enfatizzata.
L’Eliseo aveva annunciato in anticipo (già il 22 settembre) che Macron non avrebbe assistito ad alcuna messa durante l’intero viaggio. Alla grande messa di Place de la Concorde del 26 settembre, con 700 – 800.000 persone, era presente tuttavia Brigitte Macron con il primo ministro Sébastien Lecornu.
Macron non era presente nemmeno ai Vespri a Notre-Dame, ufficialmente per rispetto della laïcité repubblicana.
Macron, però, nel 2023 aveva partecipato alla messa di Francesco a Marsiglia e aveva ricevuto critiche proprio per questo; ora sembra aver voluto evitare di ripetere l’esperienza, anche perché le distanze tra lui e la Chiesa in materia bioetica sono molto più marcate con Leone.
Anzi, è stato proprio il Papa a impedire che la presenza del Presidente trasformasse la sua visita in uno spot elettorale per Macron. Il Vaticano ha rifiutato alcune richieste francesi, come la visita congiunta a Notre-Dame con gli artigiani del restauro e certi elementi di protocollo militare.
L’Eliseo ha minimizzato facendo riferimento a «problemi di agenda», ma diversi giornali francesi e italiani hanno parlato di disaccordo sul carattere prevalentemente pastorale (e non di Stato) che il Papa ha voluto dare al viaggio.
Macron ha dunque cercato di mantenere un equilibrio delicato: ha garantito la presenza dello Stato nei momenti istituzionali (Eliseo, invito ai leader europei a Metz per il discorso sull’Europa); ha delegato la rappresentanza ai momenti religiosi alla moglie e al primo ministro, evitando di esporsi personalmente; ha usato il linguaggio della laïcité “aperta” (non ostile alla religione) nel suo discorso, tentando di non apparire in conflitto aperto con il Vaticano, specialmente su temi delicati come il fine vita (la Francia ha approvato una legge sul suicidio assistito pochi mesi fa).
Finora, quindi, Macron ha adottato una linea di cortesia istituzionale selettiva: presente e caloroso nei contatti ufficiali, assente e distante nelle celebrazioni liturgiche. Questo approccio risponde sia a considerazioni di laïcité sia, probabilmente, a un certo disappunto.
Il comportamento appare calcolatamente cauto, tipico di un Presidente in fine mandato che vuole evitare polemiche interne sulla laicità e, al tempo stesso, non chiudere del tutto le porte al dialogo con la Santa Sede.
Ma tradisce anche la posizione di debolezza di un centrista oramai privo di identità, perché ha malamente ibridato le forme più diverse della varie culture politiche francesi e si trova isolato e sgradito al grosso del suo elettorato.






