Home Cultura Questo mondo sarebbe insopportabile se non fosse assurdo – Parte 1

Questo mondo sarebbe insopportabile se non fosse assurdo – Parte 1

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mondo assurdo

Piccoli deliri quotidiani

Il biossido di cloro (ClO2) è un composto gassoso fortemente ossidante e idrosolubile, comunemente impiegato come disinfettante chimico e agente sbiancante industriale (ad esempio per il trattamento delle acque e la lavorazione della carta).

Non è una sostanza fisiologica né un principio attivo ad uso terapeutico: se introdotto nell’organismo umano, agisce come tossico sistemico diretto e potenziale agente corrosivo. Gli effetti biologici e clinici variano in base alle modalità di esposizione, alla concentrazione e alla dose assunta.

L’assunzione diretta per via orale (spesso promossa da teorie pseudoscientifiche sotto denominazioni quali MMS o Soluzione Minerale Miracolosa) genera effetti da irritativi a gravemente tossici: causa bruciore chimico alle mucose del cavo orale, dell’esofago e dello stomaco.

I sintomi primari includono nausea intensa, vomito incoercibile (anche ematico nei casi di lesione mucosa profonda), dolori addominali crampiformi e diarrea profusa.

Una mia conoscente si faceva frequenti clisteri con ClO2 al 3%. Dopo qualche tempo defecò quelli che credeva fossero vermi, ma a me parevano festoni di mucosa intestinale.

In effetti, non erano parassiti, ma frammenti e calchi di mucosa intestinale necrotizzata e sfaldata (mucosal cast shedding). L’introduzione per via rettale di biossido di cloro (ClO2) a una concentrazione del 3% (pari a circa 30.000 ppm) è un’aggressione chimica estremamente grave per i tessuti umani.

L’esposizione diretta della parete colica a un forte agente ossidante e caustico genera un quadro di colite chimica, ischemica acuta, necrosi coagulativa: il ClO2 distrugge denaturando le proteine strutturali delle cellule epiteliali (enterociti) e guastando il microcircolo della sottomucosa.

Lo strato superficiale o l’intera mucosa intestinale si stacca in ampi lembi o tubuli, che mantengono la forma della parete colica. Il tessuto danneggiato produce un’intensa reazione infiammatoria con essudato ricco di fibrina e muco denso, che si modella lungo il lume intestinale dando origine a formazioni allungate, filamentose o a “festone”.

Questi reperti vengono frequentemente scambiati dai sostenitori di pratiche pseudoscientifiche per “vermi parassiti” o il cosiddetto “rope worm” (un falso parassita privo di riscontro scientifico o biologico), quando in realtà sono parti dell’organo stesso che si sta disgregando. Vi è il rischio di perforazione intestinale e di stenosi cicatriziale.

Consigliai la mia conoscente di smettere subito quelle pratiche, ma per lei il ClO2 era una sorta di fede. È una dinamica purtroppo classica e dolorosa con cui si scontra chiunque cerchi di fare informazione scientifica o ragionevolezza in contesti legati alle terapie alternative estreme.

Quando la sostanza – in questo caso il ClO2 – trascende il livello della farmacologia per diventare un oggetto di fede o una panacea ideologica, la logica razionale e la prova empirica perdono del tutto il loro potere persuasivo.

Nel caso del culto del biossido di cloro, come pure di altri culti simili, più o meno dannosi, dal punto di vista della psicologia dei processi ideologici e settari, si attivano diversi meccanismi tipici, che la psicologia sociale ben conosce e per i quali ha trovato appropriate denominazioni.

1.Il Bias di Conferma e la Reinterpretazione del Danno

Nel quadro di questa “fede”, qualsiasi reazione del corpo viene reinterpretata per confermare la teoria di partenza. Se il clistere causa dolore, vomito o l’espulsione di frammenti di mucosa necrotica, l’ideologia non vi legge un danno chimico (causticità), ma una “crisi di disintossicazione” o la palese dimostrazione che “il rimedio sta scacciando il male/i parassiti”. Il danno reale viene scambiato per la prova dell’efficacia.

2. La Narrazione del “Nemico Esterno” e la Retorica della “Verità Nascosta”

Queste pratiche sono spesso accompagnate da una forte componente complottista: si costruisce l’idea che la medicina ufficiale e le agenzie sanitarie nascondano la “cura miracolosa” per meri interessi economici.

Di conseguenza: a)l’avvertimento del medico, del farmacista o dell’amico ragionevole (come era il mio) non viene analizzato nel merito chimico o clinico, ma archiviato come una manifestazione di “ignoranza dei condizionati dal sistema” o “complicità con il sistema stesso”; b)più il mondo esterno avverte del pericolo, più l’adepto si sente parte di una “minoranza illuminata” che possiede la Verità.

3. La Trappola dei “Costi Sommersi” (Sunk Cost Fallacy)

Dopo aver investito speranze, risorse, tempo e, soprattutto, dopo aver subito sofferenze fisiche significative (come l’esfoliazione dolorosa del proprio tratto intestinale), ammettere di essersi fatti del male da soli è un trauma psicologico enorme.

Per proteggere la propria identità ed evitare un crollo cognitivo ed emotivo devastante, la mente preferisce arroccarsi nella fede cieca anziché riconoscere l’errore.

Quale azione è possibile per chi assiste da fuori e vuole aiutare?

Quando il confronto logico o tossicologico viene rifiutato, la contrapposizione frontale raramente funziona: rischia solo di radicare maggiormente la persona nella sua posizione di difesa difensiva.

L’unica strada (seppur non priva di ostacoli) rimane quella di spostare il piano dal dibattito ideologico alla cura diretta dei sintomi clinici concreti, accompagnata da alcune accortezze:

• evitare di attaccare direttamente il dogma del ClO2, ma porre domande di monitoraggio dello stato fisico (“Ti vedo molto debole, come stanno i tuoi valori del ferro? Ti andrebbe di fare un semplice esame del sangue per controllare i reni e l’emocromo?”);

• sfruttare eventuali sintomi collaterali sgradevoli (stanchezza cronica, vertigini, dolori addominali persistenti) per proporre visite mediche di controllo con la scusa di un “check-up generale”.

Sfortunatamente, quando una sostanza chimica diventa un dogma identitario, la barriera protettiva dell’ideologia tende a cadere solo di fronte a un crollo della salute così evidente da imporre l’intervento medico d’urgenza.

In questa prospettiva psicologico-sociale. il fenomeno cambia completamente di natura: non è più una questione di tossicologia chimica, ma un caso clinico di strutturazione ideativa rigida e proiezione psicodinamica.

Quando l’irrazionalismo fideistico prende il sopravvento, la sostanza chimica smette di funzionare come agente molecolare e si trasforma in un vero e proprio oggetto transizionale salvifico o in un simbolo di purificazione ortodossa.

Dal punto di vista dell’analisi psicologica e psicosociale, l’espulsione della mucosa scambiata per “vermi” rappresenta un passaggio cruciale.

Tratti funzionali rilevanti di questo assetto psichico

Analizziamo come funziona il tipo di ‘adattamento’ sopra delineato.

1. La somatizzazione del Male e la “Materializzazione dell’Ombra”

Nel delirio purificatorio o nel pensiero magico-settario, la malattia, l’ansia o l’inadeguatezza esistenziale non vengono lette come processi complessi o multifattoriali, ma vengono esternalizzate e ipostatizzate sotto forma di un agente patogeno parassitario.

La scissione e la proiezione sono palesemente all’opera: l’elemento tossico interiore (l’Ombra, il senso di colpa, il trauma, la vulnerabilità) viene proiettato sull’idea del “parassita occulto” che risiede nel corpo.

Ma ancora più pericoloso è il valore catartico del danno: quando la mucosa colica si sfalda sotto l’effetto della causticità, la visione del “festone” emesso fornisce la prova sensibile e tangibile che la catarsi sta avvenendo. Il dolore fisico e la distruzione del tessuto cellulare diventano la componente espiatoria del rito di purificazione.

2. Il circuito di refrattarietà alla smentita (Fortress of Belief)

Dal punto di vista della psicologia cognitiva e della persuasione setta-simile, la struttura di questa credenza è blindata da una serie di meccanismi protettivi.

In condizioni ordinarie, il dolore o la lesione costituiscono un segnale di stop biologico (feedback negativo). Nell’irrazionalismo fideistico, il feedback viene invertito in senso positivo: “Se fa male e se perdo pezzi, significa che la cura sta penetrando a fondo ed estirpando il male”.

Il danno diventa la misura della validità della prassi. L’adesione a queste pratiche assegna al soggetto uno status di superiorità valoriale e conoscitiva rispetto alla “massa ignara” o alla “scienzah ufficiale”. Rinunciare alla credenza significherebbe subire una svalutazione narcisistica intollerabile e l’angoscia di ritornare alla vulnerabilità ordinaria.

3. La scissione epistemica e il crollo del principio di realtà

Siamo di fronte a una vera e propria dissociazione tra percezione sensorimotoria e giudizio critico: l’occhio vede un lembo di tessuto epiteliale necrotico umano, ma la griglia interpretativa ideologica impone di vederci un verme parassitante e invasore, finalmente sconfitto.

Quando la percezione visiva primaria viene totalmente asservita e sovrascritta dal dogma ideativo, il confine tra semplice bias (distorsione) cognitivo e struttura delirante di tipo persecutorio/ipocondriaco diventa estremamente sottile.

Una parabola fatale

L’approccio clinico e la decodificazione delle dinamiche di condizionamento o di contagio psicogeno di massa diventano l’unico strumento capace di spiegare come una persona possa letteralmente assistere alla distruzione del proprio corpo interpretandola come la propria salvezza – come il delirio persecutorio evolva in ipocondria che evolve in depressione

Questa traiettoria nosografica descrive un rischiosissimo processo di progressivo ripiegamento dell’Io e di fallimento dei meccanismi di difesa, in cui la carica pulsionale e la conflittualità evolvono attraverso tre precise tappe di strutturazione e successiva destabilizzazione psicodinamica.

Non è frequente assistere all’inversione di questo vettore (dal persecutorio all’ipocondriaco che poi diventa depressivo), ma quando si verifica rappresenta una chiara parabola di esaurimento delle risorse proiettive.

Il Delirio Persecutorio (difesa verso l’esterno) è la prima fase (anche se vedremo che essa ha un presupposto notevole). Nel delirio persecutorio, l’Io utilizza la proiezione e la scissione come difese primarie per preservare la propria integrità ed evitare un crollo narcisistico o una sofferenza intollerabile.

L’angoscia o il male originano dall’interno (sensi di colpa, frammentazione, pulsioni inaccettabili), ma vengono collocati all’esterno: “Il male è fuori, sono gli altri che mi perseguitano, mi avvelenano, mi cospirano contro”.

L’Io rimane coeso e iper-vigile. C’è un nemico chiaro, e la paranoia fornisce una struttura spaziale e causale che dota il mondo di un senso – per quanto distorto e angosciante. Il persecutore esterno dà forma e nome all’angoscia.

L’Ipocondria (involuzione e somatizzazione del Persecutore) è la seconda fase. L’evoluzione dal delirio persecutorio all’ipocondria segna il primo cedimento del meccanismo proiettivo: il persecutore penetra il confine corporeo ed entra nell’organismo.

Non essendo più sostenibile mantenere la minaccia confinata all’ambiente esterno (per fallimento della proiezione o per isolamento sociale), la minaccia si sposta sull’involucro somatico.

Il nemico esterno diventa il “parassita”, la “tossina”, il “cancro”, il “tessuto malato”. L’iper-investimento narcisistico del corpo è il tratto connotante:

L’energia psichica (libido) si ritira dagli oggetti del mondo esterno e si concentra coattivamente su un organo o apparato. La relazione d’oggetto non si gioca più tra l’Io e gli altri, ma tra l’Io e il proprio organo malato.

Ciò va interpretato come un tentativo di controllo: il soggetto cerca di localizzare, misurare e “ripulire” (spesso attraverso pratiche di purificazione violente) un male che si è introiettato.

La Depressione (crollo delle difese e Introiezione della Perdita), quando avviene, è la terza fase. La transizione dall’ipocondria alla depressione rappresenta la resa finale dell’Io: la perdita del controllo sul corpo e il crollo di ogni illusione di purificazione o salvezza. L’ipocondria fallisce nel suo intento difensivo.

I tentativi di espellere o curare il male somaticamente (compresi i rituali purificatori) non portano alla guarigione, ma alla distruzione del corpo stesso o all’esaurimento della carica maniacale/ideativa. L’Io prende giocoforza atto della propria impotenza.

La rabbia verso l’esterno (persecuzione) e il tentativo di bonifica (ipocondria) cedono il passo al vuoto, alla colpa, alla perdita d’oggetto e alla deflessione del tono dell’umore. L’oggetto persecutorio viene infine del tutto introiettato e identificato col Me.

Non c’è più un nemico da cui difendersi né una tossina da espellere: l’Io si riconosce tragicamente come la fonte stessa del proprio male, scivolando nell’inedia, nella perdita di senso e nella disperazione.

L’introiezione della sconfitta e crollo dell’Io dice: “Io sono il Male” – oppure – “Io sono impotente rispetto al Male”.

Si tratta di un percorso di progressiva chiusura soggettiva e isolamento: la persona passa da una lotta attiva verso un nemico esterno (persecuzione), a una guerra di trincea contro il proprio corpo (ipocondria), fino alla resa passiva di fronte alla rovina del proprio mondo interno (depressione).

La scaturigine a monte

La prossima volta che vi capiterà un soggetto di questo tipo, proverete forse, spinti da un umanissimo senso di responsabilità e di solidarietà, a descrivergli tutta questa parabola psicopatologica.

Però, dovrete aggiungere ciò che io considero l’inizio e la causa di essa, la sua scaturigine: la mancanza psicologica di un quadro complessivo dell’ambiente (sociale, istituzionale, medico) comprensibile e affidabile – mancanza che provoca uno stato perdurante di allarme e di reazioni suppletive e difensive.

L’individuazione di questo deficit primario nella mappa cognitiva del mondo è il punto di innesco sociopsicologico dell’intera parabola. La mancanza di un quadro complessivo dell’ambiente (sociale, istituzionale, medico) comprensibile e affidabile non è solo un fattore concomitante, ma la scaturigine eziologica che costringe la psiche ad attivare soluzioni d’emergenza.

Dal punto di vista dell’economia psichica, quando la realtà esterna smette di essere prevedibile e leggibile, l’organismo entra in uno stato di iper-vigilanza ansiogena (allarme permanente).

Perché la mente sceglie la persecuzione rispetto al caos?

Come evidenziava la psicologia della forma e la teoria dei sistemi, la psiche umana tollera il male, l’ostilità e perfino la persecuzione, ma non tollera il caos privo di senso.

È manifesto il valore “euristico” della paranoia: se il sistema medico-scientifico o istituzionale è percepito come una giungla incomprensibile o traditrice, costruirsi un quadro persecutorio (“C’è una regia complottarda che ci avvelena”) è un meccanismo di difesa suppletivo.

La paranoia riordina il mondo, attribuisce intenzionalità agli eventi e restituisce una mappa – per quanto terrificante, ma logica e comprensibile. Di fronte al caos istituzionale il soggetto è paralizzato.

Di fronte al “nemico” (il complotto, i parassiti, le tossine), il soggetto ritrova un ruolo attivo: può “combattere”, può somministrarsi il rimedio secreto, può diventare un adepto “illuminato”.

 

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