
di Filippo Maria Leonardi
Si tramanda che Zeus, invaghito della titanessa Meti, cercasse in tutti i modi di accoppiarsi con lei. Sebbene Meti tentasse di sfuggirgli assumendo svariate forme, infine fu raggiunta e fecondata. A questo punto un oracolo previde che sarebbe nato un figlio che avrebbe detronizzato Zeus, così come Zeus aveva fatto con suo padre Kronos e questi, prima ancora, con suo padre Urano. Per evitare questa eventualità, Zeus ingoiò Meti ancora incinta, ma un certo tempo fu colto da un terribile mal di testa. Ermes consigliò di aprire il cranio con ascia e martello. Quando la fronte di Zeus fu spaccata in due, ne scaturì la dea Athena, armata ed urlante.
Il simbolismo sessuale
Per intendere correttamente questo mito bisogna sapere che nel simbolismo tradizionale l’accoppiamento sessuale e la ricerca della conoscenza sono analoghi, così come si può desumere dalle espressioni simboliche quali “amore per la conoscenza”, “penetrare la verità “, “concepire un’idea”. Perciò l’ebraico usa la stessa parola per designare la “conoscenza” ma anche l’atto sessuale, da cui la famosa espressione “conoscere in senso biblico”. La mitologia greca usa in modo analogo l’atto sessuale come simbolo dell’atto cognitivo. D’altra parte, nella lingua greca, non si può nascondere una certa parentela e affinità tra i termini γένεσις (la generazione) e γνῶσις (la conoscenza). Bisogna inoltre osservare che i processi generativi, così come quelli cognitivi o decisionali, possono essere descritti per mezzo di diagrammi a forma di albero il cui prototipo è rappresentato rispettivamente dall’Albero della Vita e dall’Albero della Conoscenza.
L’etimologia del nome Meti esplica il simbolismo poiché in greco μῆτις significa propriamente “astuzia”, “prudenza”, “saggezza”. Pertanto Zeus che insegue Meti rappresenta in forma mitologica l’amore per la conoscenza, ovvero il tentativo dell’intelletto di possedere la verità. Meti che cerca di sfuggire a Zeus trasformandosi continuamente è la rappresentazione della mutevolezza della realtà, che sfugge ad un tipo di conoscenza deterministica. Nel momento in cui l’intelletto fissa una conoscenza in una forma determinata, di fatto concepisce un sistema di rappresentazione che si sostituisce alla stessa realtà e rende inutile la funzione d’indagine dell’intelletto stesso. Di qui l’immagine del figlio di Meti che detronizzerà Zeus.
Nel mito Zeus divora Meti ancora incinta. Il concepimento qui significa la produzione della realtà concettuale che prolifera in modo indefinito. L’intelletto, per mantenere la sua funzione, deve necessariamente e continuamente riassorbire le sue produzioni, ovvero distruggere i sistemi di rappresentazione che egli stesso crea, in modo che essi non si sostituiscano a lui.
L’interpretazione fisiolologica
Dopo aver ingoiato Meti, Zeus ha un forte mal di testa e dalla spaccatura del suo cranio nascerà la dea Athena. In questo caso il simbolismo è interpretabile in chiave fisiologica. L’attività di creazione e distruzione dei sistemi di rappresentazione mentale, operata dall’intelletto, si localizza nell’uomo all’interno del cranio. La spaccatura della fronte di Zeus, in due parti, rappresenta la struttura del cervello umano in due emisferi. La dea Athena che scaturisce dal cranio urlante e armata rappresenta la facoltà del linguaggio e la facoltà di manipolazione che derivano direttamente dall’attività cerebrale. Nelle rappresentazioni della dea è sempre presente l’elmo, alzato sulla fronte, che rappresenta chiaramente la calotta cranica.
Per chi avesse ancora dei dubbi su questa interpretazione, riportiamo la testimonianza di Platone che così spiega l’etimologia del nome di Athena: «Pare che gli antichi riguardo ad Athena (Ἀθηνᾶ) la pensassero allo stesso modo di come fanno ora gli interpreti di Omero. Infatti la maggior parte di loro, commentando il poeta, dicono che egli rappresenti Athena come l’intelletto (νόος) ed il pensiero (διάνοια), e colui che le diede il nome sembra aver avuto la stessa concezione; addirittura, assegnandole il titolo ancor più grandioso di “intelligenza di Dio” (θεοῦ νόησις)».
Minerva
Nella tradizione latina il nome di Athena è Minerva, forma arcaica Menerva, etrusco Menrva. Essendo scaturita dalla testa di Giove, diversi autori riconoscono agevolmente il legame di questo nome con la radice indoeuropea MEN*che indica la mente (sscr. manas, lat. mens), sede del pensiero riflessivo o speculativo e di conseguenza l’uomo (sscr. mānava, ted. mann, ingl. man) in quanto essere razionale. Perciò Festo spiega: «Minerva dicta quod bene moneat» dove il verbo moneo significa appunto “far riflettere”, “ricordare”, “consigliare”.
Si tenga inoltre presente che nel simbolismo tradizionale la mente, intesa come facoltà riflessiva o speculativa, è assimilata alla Luna, cioè l’astro che brilla di luce riflessa come uno specchio. In effetti, nelle lingue indoeuropee, il nome della Luna o del ciclo lunare derivano dalla stessa radice MEN* (sscr. mās, gr. μήν, lat. mensis, ingl. moon, ted. mond). Arnobio indica chiaramente la correlazione del nome Minerva con la Luna e la memoria: «Minervam esse Lunam probabilibus argumentis explicat et litterata auctoritate demonstrat. Eandem hanc alii aetherium verticem et summitatis ipsius esse summam dixerunt, memoriam nonnulli, unde ipsum nomen Minerva quasi quaedam Meminerva formatum est».
L’identificazione di Minerva con la Luna trova conferma in Omero che poeticamente la chiama γλαυκώπις che significa “sguardo splendente” o anche “faccia riflettente”, una descrizione che si addice perfettamente anche all’astro lunare dal colore pallido argenteo. Dalla stessa espressione deriva pure il nome della civetta (γλαύξ) animale notturno sacro alla dea. La civetta è simbolicamente correlata con la testa umana, perché ha un cranio sproporzionato rispetto al corpo, lo sguardo frontale come un uomo e la capacita di ruotare la testa di un giro completo. Il colore argenteo della Luna è oltremodo associato al colore pallido dei nervi del corpo umano.
In definitiva possiamo concludere che Athena / Minerva rappresenta le facoltà mentali ma anche le funzioni neurologiche, che dal punto di vista fisiologico coinvolgono non solamente il cervello ma l’intero sistema nervoso. Pertanto, sebbene finora nessuno l’abbia notato, è significativo che il nome di Minerva risulti dalla composizione di mens e nervi, la “mente” e i “nervi”.
Questo spiega anche il motivo per cui Minerva sia spesso rappresentata nell’atto di tenere le redini. Queste rappresentano simbolicamente i nervi che sono propriamente le redini del corpo.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
– Platone, Cratilo, 407a-407b.
– Sextus Pompeius Festus, De verborum significatu, 123.
– Arnobius a Sicca Veneria, Disputationum Adversus Gentes, III, 31.





