
Torniamo a scrivere della vicenda del libro scritto dal generale della Folgore, il quale ben conosce i teatri di guerra e del quale i soldati italiani che hanno avuto rapporti con lui hanno un ricordo molto positivo .
Forse in troppi non tengono in considerazione da dove deriva la credibilità storica di un generale che scrive un libro dal titolo azzeccato “Il mondo al contrario”: un fattore questo molto importante che ne fa un personaggio reale e credibile.
Personaggio credibile in quanto, a fronte di atti incredibilmente censurati dalle massime istituzioni civili e militari, ” il soldato Vannacci “ è stato con le sue truppe e si è assunto la responsabilità che una persona leale doveva ai suoi sottoposti, denunciando alle autorità preposte la terribile vicenda delle armi trattate con l’uranio impoverito su molti teatri di guerra e non solo.
Un fenomeno, quello dell’uranio impoverito, che ha visto – dicono le cronache dell’epoca – 400 soldati italiani morti e migliaia ammalati gravi e questo senza un riconoscimento del rischio e senza un adeguato risarcimento a loro e alle loro famiglie .
Le stesse compagne che hanno visto i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di denuncia degli infortuni sui posti di lavoro non hanno mai visto menzionati pubblicamente questi soldati lavoratori che si sono prestati a risanare territori dopo guerre devastanti .
“Uomini rimossi “:valutazione dei rischi su scenari altamente pericolosi mai affrontati .
Interventi in Parlamento di ministri della Difesa, i cui discorsi sono agli atti, che hanno con i capi di stato maggiore negato pericoli e responsabilità.
Ben quattro commissioni parlamentari hanno affrontato queste problematiche. L’ultima commissione presieduta dal presidente on. Scanu ha scritto parole ben precise sulle responsabilità: tutte rimosse, scritte, messe agli atti, ma tutte nascoste nelle nebbie istituzionali.
E la libera stampa? Libera di stare a servizio di istituzioni che rifiutano la verifica e traducono le azioni in pura propaganda.
Il Nuovo Giornale Nazionale si è impegnato a recuperare il testo delle commissioni parlamentari sull’argomento così delicato perché riguardano nel tempo i vertici delle più alte istituzioni ed ecco cosa ha riportato l’ultima commissione parlamentare Scanu .
Il testo riproposto ieri sul Nuovo Giornale Nazionale pone tutte questioni affrontate dalla Commissione Scanu, che è un libro aperto su un disastro di incompetenze, di omissioni e di protezioni.
A proposito della “strategia di sistematica sottostima, quando non di occultamento, dei rischi e delle responsabilità effettive”, la relazione della Commissione scrive: “Un’ulteriore conferma si trae dall’esame dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Comandante del COI (Comitato Operativo Interforze), irremovibile in data 23 febbraio 2017 nel dichiarare che nei teatri operativi all’estero non sarebbe doverosa una stretta osservanza dell’obbligo di valutazione dei rischi. Una dichiarazione palesemente contrastante, non solo con le norme generali degli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28 D.Lgs. n. 81/2008, bensì anche con la stessa norma specifica dettata dall’articolo 255 D.P.R. n. 90/2010, intitolato “Valutazione dei rischi”, ed esplicito nel mantenere fermi “gli obblighi del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 81 del 2008, ai fini della valutazione dei rischi nelle attività e nei luoghi di lavoro dell’Amministrazione della difesa”, senza dunque operare alcun distinguo tra attività svolte in territorio italiano ovvero all’estero.
Ma una dichiarazione resa dal comandante di un basilare organismo facente capo allo Stato Maggiore della Difesa, e una dichiarazione che vale a spiegare le carenze rilevate dalla Commissione nelle valutazioni dei rischi presso i siti operativi all’estero”.
Forse è di questo che dovrebbero parlare i generali, sia che siano stato correi di comportamenti inqualificabili, sia che abbiano voltato lo sguardo da un’altra parte per non vedere, sia che non abbiano attivato la vista per leggere quanto una commissione parlamentare d’inchiesta ha messo nero su bianco.
E procediamo con i documenti ufficiali della commissione parlamentare :
“Al riguardo – prosegue la Commissione – paradigmatico è il caso della missione italiana nell’ambito dell’operazione NATO Joint Enterprise, in Kosovo. Nei documenti forniti, il comandante della missione esplicitamente afferma che non sono previste “le specifiche figure per costituire il servizio di prevenzione e protezione dai rischi statuito dal D.Lgs. 81/08” e che le Superiori Autorità “non hanno mai disposto, in base al comma 4 dell’Articolo 253 del D.P.R. 90/2010, le modalità con cui dare attuazione al D.Lgs 81/80 nel corso di operazioni e attività condotte dalle Forze Armate al di fuori del territorio nazionale”.
Consideriamo la missione italiana nell’ambito dell’Operazione NATO Joint Enterprise, in Kosovo. Nei documenti forniti, il comandante della missione esplicitamente afferma che non sono previste “le specifiche figure per costituire il servizio di prevenzione e protezione dai rischi statuito dal D.Lgs. 81/08”, e che le Superiori Autorità “non hanno mai disposto, in base al comma 4 dell’articolo 253 del D.P.R. 90/2010, le modalità con cui dare attuazione al D.Lgs 81/08 nel corso di operazioni e attività condotte dalle Forze Armate al di fuori del territorio nazionale”.
“Del pari – continua ancora la Commissione – significativa è la testimonianza resa il 5 luglio 2017 dal Ten.Col. Medico Ennio Lettieri, per più anni in missione in Kosovo, l’ultima volta in qualità di direttore dell’infermeria del Comando KFOR, una base situata nella capitale, a Pristina: “Per quanto riguarda la sorveglianza, se parliamo di sorveglianza sanitaria noi ci rifacciamo al Testo 81, quindi dovremmo avere all’interno delle nostre basi un DVR, un Documento di valutazione dei rischi, da quanto so io non esiste nessun documento di valutazione dei rischi e quindi, se non c’è una valutazione del rischio, non si può stabilire quali sono i soggetti che devono entrare in sorveglianza sanitaria. Io delle sei missioni che ho fatto in tre Stati (Afghanistan, Libano e Kosovo) non ho mai visto un DVR, essendo medico competente anche della caserma è una delle prime cose che vado a controllare, però non c’è niente. Sono però a conoscenza del fatto che nella base di Mosul quando ero in Kosovo, nel periodo gennaio 2016-gennaio 2017, è stata iniziata la stesura di un DUVRI da parte di un nostro generale, che aveva chiesto ausilio a un collega che mi chiese da dove partire per la stesura di un DUVRI”.
Oggi gli esperti di marketing editoriale studiano le ragioni di un successo tanto eclatante che mai si era visto nei numeri di un libro venduti in così poco tempo .
Un risultato ottenuto grazie ai suoi nemici che lo hanno fatto diventare un eroe .





