E dalla cialtroneria anti sovranista dei sovranisti nascosti
Trump decide di sospendere le sanzioni al commercio del petrolio russo per calmierare il prezzo del barile e, conseguentemente, del gasolio e della benzina alla pompa, con i chiari effetti secondari sull’insieme delle merci.
L’Unione Europea, gravemente ammalata dalla russofobia di antica polacco-baltica origine, ha espresso un netto no.
In seguito all’escalation della guerra USA-Israele contro l’Iran (che ha bloccato lo Stretto di Hormuz e fatto schizzare i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile), gli Stati Uniti hanno concesso una deroga limitata e temporanea (fino all’11 aprile 2026). Questa misura permette l’acquisto e la consegna di petrolio russo già caricato sulle petroliere e bloccato in mare, per aumentare l’offerta globale e calmare i mercati energetici. Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent l’ha definita “mirata e di breve termine”, senza benefici significativi per il governo russo.
L’Unione Europea, ammalata di un’ideologia che viene da lontano e che la costringe ogni giorno di più all’asfissia politica ed economica, ha respinto categoricamente questa mossa, considerandola un errore strategico che indebolisce la pressione su Mosca e aiuta indirettamente la Russia nella guerra in Ucraina.
L’Unione europea e la maggior parte dei partner G7 (tranne ovviamente gli USA) mantengono la linea dura.
Lo scontro in atto, sia chiaro, ha ben poco a che fare con la solidarietà all’Ucraina, ma è il frutto di uno scontro transatlantico che ha come primario obbiettivo Trump.
La grave malattia delle attali élite al potere nell’Unione Europea, che rischia di essere mortale per l’Europa e per i suoi cittadini, si chiama russofobia unita, come spesso accade, ad un’altra malattia: la cialtroneria antisovranista.
Chi urla contro i sovranisti si comporta da sovranista. Lo fa senza batter ciglio Macron. Lo fa Merz. Lo fanno i Volonterosi, che hanno messo in chiaro l’inconsistenza dell’Unione Europea sul piano strategico militare. Lo fanno quelli che, fingendo di essere europeisti, stanno, con la russofobia, attuando un’antica idea polacca, poi divenuta in parte nazista e in parte della Chiesa cattolica, la quale, in tempi più recenti, guarda caso, ha gettato tutto il suo potenziale economico sulla Polonia cattolica (Calvi, Banco Ambrosiano, e via discorrendo) per far saltare il sistema sovietico, disgregando l’Unione sovietica, ma non la Russia (che cattolica non è, ma ortodossa).
Quando parlo di anti sovranismo cialtrone, in quanto maschera un sovranismo di fatto, e di russofobia tossica, mi riferisco all’idea di Intermarium (in polacco Międzymorze, ovvero “tra i mari”): un concetto geopolitico nato principalmente dalla mente di Józef Piłsudski, leader polacco del periodo tra le due guerre mondiali.
L’obiettivo era creare una federazione o un’alleanza stretta di stati dell’Europa centrale e orientale, situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero (talvolta esteso fino al Mar Adriatico o Egeo), per resistere alle pressioni espansionistiche di due grandi potenze vicine: la Germania e la Russia (poi Unione Sovietica).
Il progetto non mirava solo a difendersi, ma aveva una componente attiva e offensiva.
Piłsudski voleva indebolire e possibilmente smembrare l’impero russo prima, e poi l’Unione Sovietica, favorendo la sua disintegrazione lungo linee etniche e nazionali.
Questo si collegava strettamente al suo altro grande piano, il Prometeismo (Prometeizm), che sosteneva i movimenti indipendentisti di popoli oppressi dall’URSS (ucraini, bielorussi, georgiani, popoli del Caucaso, ecc.), con l’idea di far “esplodere” l’impero sovietico dall’interno.
Obama e i neocon non hanno inventato niente; hanno solo copiato dai polacchi.
Dopo la Prima Guerra Mondiale e la caduta degli imperi (russo, austro-ungarico, tedesco), Piłsudski vedeva un’opportunità storica per ricostruire una sorta di moderna Rzeczpospolita (la vecchia Confederazione polacco-lituana), ma in forma democratica e federale.
I Paesi coinvolti nel progetto originale (anni 1918–1935) erano: Polonia, Ucraina, Lituania, Bielorussia, stati baltici (Lettonia, Estonia), forse Finlandia, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia e altri.
L’Unione Sovietica percepiva l’Intermarium come una minaccia mortale, perché avrebbe tolto a Mosca il controllo su territori chiave (soprattutto Ucraina, “granaio” dell’impero, e aree baltiche).
Il piano fallì per vari motivi, tra i quali l’opposizione interna (in Polonia e altrove), la diffidenza dei potenziali partner (Lituania e Ucraina temevano il dominio polacco); la mancanza di sostegno occidentale forte (Francia era favorevole in teoria, ma Gran Bretagna e altri no), il consolidamento dell’URSS sotto Stalin, l’ascesa del nazismo in Germania, il patto Molotov-Ribbentrop (1939) e la spartizione della regione.
Piłsudski morì nel 1935 e non vide mai il crollo dell’URSS (1991), ma la sua visione strategica era proprio quella: un blocco Intermarium avrebbe accelerato o reso irreversibile la disintegrazione etnica e nazionale dell’Unione Sovietica.
Con la fine dell’URSS, in effetti, l’indipendenza di Polonia, stati baltici e (soprattutto) Ucraina negli anni ’90 ha realizzato, in forma indiretta e molto diversa, parte di quella logica: l’URSS perse proprio le repubbliche occidentali che Piłsudski voleva aggregare in un’alleanza anti-russa.
Dopo il 1991 l’idea di Intermarium è rinata in forme moderne (soprattutto in Polonia, ma anche in Lituania, Ucraina, Romania), come cooperazione difensiva anti-russa (Three Seas Initiative dal 2016 in poi), anche se lontana dalla federazione sognata da Piłsudski.
Il progetto Intermarium, tuttavia, è un concetto geopolitico con due fasi storiche ben distinte: una originaria polacca degli anni 20-30 (anti-tedesca e anti-sovietica) e una versione post-1945 riattivata e sostenuta dal Vaticano come rete anticomunista, che coinvolse numerosi ex-nazisti, ustascia croati e collaborazionisti fascisti dell’Europa centrale-orientale.
Il progetto Intermarium in versione vaticana fu una riutilizzazione post-bellica da parte del Vaticano (sotto Pio XII) di elementi ex-nazisti per combattere l’URSS nella Guerra Fredda.
Questa seconda fase è strettamente connessa con la complicità vaticana con la fuga degli ex nazisti in America latina, utilizzando le cosiddette “ratlines” (vie di fuga per criminali di guerra).
Dopo la sconfitta del Terzo Reich, il concetto originario polacco venne ripreso dal Vaticano come Intermarium (o “Confederazione Anticomunista Pandanubiana”) per creare un cordone sanitario cattolico contro l’Unione Sovietica.
L’obiettivo esplicito era riunire nazioni cattoliche centro-europee in un grande Stato federale danubiano, ripristinando in parte il potere temporale della Chiesa e frenando il comunismo ateo (visto da Pio XII come minaccia maggiore del nazismo sconfitto).
La rete era composta da emigrati politici ex-nazisti e fascisti dell’Europa centrale-orientale (polacchi, ungheresi, croati, ucraini, sloveni, ecc.) e ricevette il sostegno segreto dal Vaticano, inizialmente anche da servizi francesi e britannici, poi dagli americani del CIC (Counter Intelligence Corps).
Intermarium si trasformò in uno strumento operativo per le ratlines (le “linee dei topi”): vie di fuga clandestine per migliaia di criminali di guerra verso Spagna, Argentina (sotto Perón), Stati Uniti, Australia e Medio Oriente.
Alcune figure chiave di Inermarium e delle ratlines furono il Vescovo Alois Hudal e Monsignor Krunoslav Draganović.
Il vescovo Alois Hudal (rettore del Collegio Santa Maria dell’Anima a Roma, filonazista dichiarato) organizzò la ratline tedesca. Fornì documenti falsi, soldi (anche tramite Caritas) e nascondigli in conventi.
Aiutò Adolf Eichmann, Walter Rauff (inventore dei camion a gas), Franz Stangl (comandante di Treblinka) e migliaia di SS.
Monsignor Krunoslav Draganović (croato, cappellano ustascia, segretario della Confraternita di San Girolamo a Roma) gestì la ratline croata-ustascia.
Protetto direttamente dal Vaticano, fornì passaporti della Croce Rossa e aiutò Ante Pavelić (dittatore ustascia della Croazia “indipendente”, responsabile di centinaia di migliaia di morti tra serbi, ebrei e rom).
Tra gli altri prelati coinvolti l’arcivescovo di Salisburgo Rohracher, vescovi Rozman e Šarić (collaborazionisti nazisti), padre Gallov, monsignor Montini (futuro Paolo VI, all’epoca responsabile delle opere di assistenza).
La rete Intermarium sfociò anche in operazioni terroristiche come i Krizari (ex-ustascia addestrati da inglesi e americani per sabotare la Jugoslavia di Tito) e servì come copertura per reclutare ex-nazisti nei servizi segreti occidentali contro i sovietici.
Questo programma, riproposto nel 2012, in una versione solo leggermente modificata, all’attenzione del Dipartimento di Stato statunitense, ha dato luogo, in coincidenza con la crisi ucraina, al cosiddetto nuovo progetto Intermarium: un patto di mutua assistenza, promosso dal Pentagono, esteso dal Baltico al Mar Nero al Caspio, che avrebbe dovuto essere sottoscritto da Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Moldavia, Romania, Georgia, Azerbaigian, Turchia, indirizzato a rendere possibile lo smembramento della Federazione Russa e la sua definitiva liquidazione come potenza eurasiatica.
Si avverava così l’auspicio formulato da un altro polacco, Zbigniew Brzezinski (già consigliere della Sicurezza nazionale sotto la presidenza di Jimmy Carter), nel 1997, nel 2004 e ancora nel 2012, che puntava all’obiettivo di «una Russia frammentata in una Repubblica europea, una Repubblica di Siberia e una Repubblica asiatica, più idonee ad assicurare lo sfruttamento delle risorse e del potenziale economico di quella terra, troppo a lungo dilapidati dall’ottusa burocrazia moscovita».
Notare che nel 2012, il responsabile del Dipartimento di Stato USA (cioè il Segretario di Stato, Secretary of State) era Hillary Rodham Clinton, rimasta in carica dal 2009 fino al 1º febbraio 2013 (nominata da Barack Obama nel primo mandato).
Il 21 dicembre 2012 Obama ha annunciato la nomina di John Kerry come suo successore, ma Kerry ha prestato giuramento solo il 1º febbraio 2013. Quindi, durante il 2012, era Hillary Clinton a guidare il Dipartimento di Stato (U.S. Department of State).
Con John Kerry e la sua vice, Victoria Nuland, in accordo con George Soros, sarà organizzato, nel 2014, il colpo di Stato in Ucraina.
Dopo la fine dell’Unione Sovietica, nell’immediato avvio della Russia, con il primo presidente Boris Nikolaevič El’cin (12 giugno 1991- 10 luglio 1999), ci fu la stagione dei “magnifici sette”, ossia degli oligarchi, non a caso riuniti a Davos, in accordo con la finanza occidentale.

Sembrava che la possibilità di fare della Russia un boccone da mangiare per la finanza internazionale occidentale fosse alla porta di mano, così come lo smembramento del Paese in vari stati, con i quali contrattare facilmente, soprattutto se governati da regimi fantoccio.
La storia non è andata in quella direzione. Il 31 dicembre 1999, Boris Nikolaevič El’cin si è dimesso, passando il potere al primo ministro Vladimir Putin (che è diventato presidente ad interim e poi è stato eletto nel 2000).
Facciamo un passo indietro e torniamo a Intermarium.
Peter Levenda, nel suo “Satana e la svastica – Nazismo, società segrete e occultismo”, scrive: “L’Intermarium è un’organizzazione interessante, anche perché tra i suoi obiettivi c’era quello di costituire un nuovo Sacro Romano Impero degli stati europei orientali con cui accerchiare l’atea Unione Sovietica”.
Sviluppò un rapporto di stretta collaborazione con Alfred Rosenberg, che era non solo il principale ideologo pagano del nazismo, ma anche un nativo del Baltico che sposava con feroce entusiasmo cause antisovietiche di qualsivoglia natura. Dopo la guerra, molti notabili dell’organizzazione si lasciarono coinvolgere dalla CIA e da altre agenzie occidentali.
Il programma dell’Intermarium comprendeva la formazione di un esercito di anticomunisti in esilio, molti dei quali ex nazisti, per difendere i confini europei dall’Unione Sovietica e per riuscire infine a suddividere l’URSS in enclave etniche sul modello configurato da Rosenberg e Himmler. Per attuare il progetto era necessario smembrare e conquistare lo stato sovietico ed estirpare una volta per tutte il «cancro» del comunismo, assicurandosi che i russi non potessero mai più consolidare il loro potere e minacciare il mondo.
L’Intermarium, come la Caritas Internationalis di Hudal, doveva fornire vie di fuga e punti d’appoggio per i nazisti, procurando loro passaporti, documenti di viaggio e biglietti delle navi che li avrebbero condotti in vari porti del pianeta.
Chissà che cosa ne pensa oggi la Chiesa del fatto che le sue elemosine domenicali, gli oboli dei fedeli e le varie donazioni caritatevoli andassero a finanziare la sopravvivenza dell’Ordine Nero di Himmler.
Tra i beneficiari dell’operazione Hudal – di cui era responsabile il cardinale Montini, futuro papa Paolo VI, come segretario di stato vaticano – ci furono Heinrich Müller (il capo della Gestapo che aveva condotto gli interrogatori del’astrologo Wilhelm Wulff), Walter Rauff (il responsabile del programma di «camere a gas mobili» in cui vennero uccisi migliaia di ebrei) e ‘ asserisce Farago insieme ad altre fonti ufficiali europee ‘ il vice di Hitler, Martin Bormann.
Müller scomparve alla fine della guerra e seguì una pista che lo condusse in Argentina, come Eichmann, Mengele e molti altri, confortato nel suo esilio da una valigia piena zeppa di dollari americani. Rauff si rifugiò in Cile. Bormann, secondo Farago, fece di meglio e arrivò a Buenos Aires come sacerdote cattolico, per la precisione gesuita.
Una scena rivoltante per qualunque vero cattolico vede Bormann – nei panni di «padre Augustin» – celebrare la messa nella cattedrale di San Juan de Dios a La Paz, in Bolivia, il paese in cui si rifugiò quando l’Argentina non fu più sicura. (Klaus Barbie avrebbe trovato una casa sicura con un altro «prete» nazista nascosto in Bolivia, in questo caso un criminale di guerra croato.)
Celebrò anche matrimoni, battesimi e altri sacramenti nel suo ruolo di «coadiutore». Questo è naturalmente il vero sacrilegio.
Il criminale di guerra più ricercato del mondo, un nazista dedito alla causa fin dagli anni Venti, l’assistente particolare del mistico pagano Rudolf Hess che veniva subito dopo Hitler e Göring nella gerarchia di potere del Reich, l’uomo che andava a letto con un sacco di donne, giustificato dalla moglie che comprendeva il suo sacro dovere di procreare al di fuori del matrimonio per donare alla Patria quanti più cittadini ariani gli riuscisse… quest’uomo, con le mani sporche del sangue di migliaia di innocenti, celebrava la messa e amministrava la santa eucaristia ai fedeli della cattolicissima Bolivia… quale messa nera potrebbe essere più nera?”. [i]
“Si è stimato – scrive sempre Levenda – che dopo la guerra l’abbiano fatta franca circa settantamila ex ufficiali delle SS, tutti membri dell’Ordine Nero di Himmler”. [ii]
Chiediamoci, ma lo faremo in altre puntate di questa interessante escursione nella storia di questa Europa dove probabilmente il nazismo non è mai davvero finito, quanti nazisti sono rientrati nei ranghi delle varie pubbliche e private amministrazioni, con la benevola copertura delle potenze vincitrici occidentali.
Gli europei, che non sono un popolo, ma un insieme di popoli, e se vogliono davvero voltare pagina devono guarire dalla russofobia e, nel contempo, devono disfarsi della cialtronaggine di chi, continuando a dare al sovranismo colpe che non ha, dà voce a aggregazioni di Stati che sono altro rispetto alla costruzione di un’Europa unita, per quanto è possibile.
Cosa ha a che fare con l’Europa un blocco di stati sovrani con la centro la Polonia e con intorno i Baltici?
Cosa ha che fare il gruppo dei Volonterosi a guida anglo francese?
Cosa ha a che fare l’organizzazione europea “inventata” (o meglio, proposta e lanciata) da Emmanuel Macron, ossia la Comunità Politica Europea (in francese Communauté politique européenne, in inglese European Political Community, spesso abbreviata CPE o EPC).
Macron ha avanzato questa idea il 9 maggio 2022, durante un discorso al Parlamento europeo a Strasburgo (in chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa), nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina.
L’obiettivo dichiarato era creare un nuovo spazio di cooperazione politica più ampio dell’Unione Europea, per includere rapidamente paesi candidati all’adesione UE (come Ucraina, Moldova, Georgia e i Balcani occidentali) e anche nazioni non candidate o ex-membri (come Regno Unito, Turchia, Norvegia, Svizzera, ecc.), senza però confonderlo con il processo di allargamento formale dell’UE.
Come si vede tutti pensano a tutto, ma non al futuro di un’Europa unita, perché, nonostante il tentativo di cncellare la storia, la storia si vendica e rientra sulla scena a ricoirdare che chi continua a ciarlare di sovranismo è solo un cialtrone.
Gli antisovranisti a parole sono, come si vede, i veri sovranisti.
[i] Peter Levenda, Satana e la svastica – Nazismo, società segrete e occultismo – Mondadori
[ii] Peter Levenda, Satana e la svastica – Nazismo, società segrete e occultismo – Mondadori





