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Disfattismo, tartufismo, cerchiobottismo

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Ma le bugie hanno le gambe corte

Le due guerre in atto – le molte altre da questo punto di vista contano poco – sono una sorta di laboratorio dove si stanno valutando i nuovi strumenti bellici che non sono solo fatti di armamenti, ma di attacchi cibernetici ed economici, di propaganda e di infiltrazioni disfattiste.

Un esempio preclaro di disfattismo, che viene insinuato nei Paesi alleati degli Stati Uniti d’America, è quello, insidioso, pseudo tecnico, che ci spiega di come il Pentagono, la CIA, il Governo e Trump siano un insieme di idioti incapaci, scappati di casa, destinati a fallire perché nulla sanno di strategia, di dottrina, di tattica e nemmeno sanno fare i conti su quante armi hanno.

Questo tipo di disfattismo, assolutamente riconoscibile per chi abbia occhi per vedere – leggere le fonti aperte con attenzione, ad esempio – non produce mai dati, ma opinioni, narrazioni, con l’intento di convincere, indirizzare l’opinione pubblica, instillare il dubbio che chi agisce lo faccia o per secondi fini, molto personali, o per totale imperizia.

Il disfattismo è, come recitano i vocabolari, un classico atteggiamento di accentuato scetticismo o di critica distruttiva nei confronti di direttive, specie politico-economiche, oppure della buona riuscita di un’impresa.

Più nello specifico, il disfattismo è attività propagandistica diretta a provocare il collasso della propria parte (specie in tempo di guerra).

Non è necessario sostenere che tutto quello che fanno gli States vada benissimo, ma da qui a dipingerli come un Paese guidato da pazzi paranoici narcisisti e incompetenti ce ne passa.

Soprattutto ce ne passa quando le critiche arrivano da chi, nel passato, si è steso a tappetino nei confronti degli States quando hanno chiesto di bombardare Belgrado o di eliminare Gheddafi.

E qui il disfattismo si coniuga con il tartufismo, nel quale pare si sia specializzato il nuovo eroe del pacifismo antiamericano, ossia il socialista Pedro Sanchez.

Il nuovo eroe dei progressisti ha detto che il suo Paese nega l’uso delle basi in territorio iberico, infischiandosene dei trattati.

La testata El Espanol riferisce che almeno due navi e una decina di aerei sono partiti da Rota, in Andalusia. Secondo il quotidiano spagnolo due aerei Lockheed-Martin KC-130J Super Hercules, noti per la loro capacità di rifornire velivoli ad ala fissa e rotante, sono partiti per il Mediterraneo orientale, una posizione strategica per sostenere l’operazione e rafforzare la difesa di Israele contro una possibile risposta iraniana.

Inoltre Pedro Sanchez ha inviato una fregata a Cipro senza autorizzazione del Congresso.

Secondo El Mundo la posizione strategica della base navale di Rota si è rivelata ancora una volta cruciale nella progettazione dell’operazione statunitense e israeliana contro l’Iran. Questo perché alcune delle capacità coinvolte nell’operazione “Epic Fury” sono state dispiegate da Cadice per essere operative.

I cacciatorpediniere USS Roosevelt e USS Bulkeley hanno lasciato Rota per il Mediterraneo orientale, completamente equipaggiati per portare a termine l’operazione. L’USS Bulkeley (DDG-84) è un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke dotato del sistema di combattimento Aegis, missili guidati (Tomahawk, Standard e ASROC), siluri e un cannone da 127 mm; ha un equipaggio di circa 300 marinai.

Il suo ruolo principale è la scorta e la lotta antiaerea, antisommergibile e antinave per i gruppi d’attacco delle portaerei, come quelli guidati dalle portaerei.

Per farla breve, Pedro Sanchez racconta una marea di bugie.

In quanto a tartufismo non sono da meno gli iraniani.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sabato la sospensione dei bombardamenti contro obiettivi nei Paesi confinanti nella regione e si è scusato per una strategia attribuita a una misura militare di forza maggiore in seguito alla morte di alti funzionari della sicurezza negli attacchi della scorsa settimana da parte di Stati Uniti e Israele, sebbene abbia chiarito che il suo paese si riserva il diritto di reagire se verrà nuovamente preso di mira da quei luoghi.

Bella scusa per non dire che l’idea luminosa di allargare il conflitto ai Paesi del Golfo per farli rivoltare contro Usa e Israele a causa dei danni economici derivanti dagli attacchi missilistici e di droni è un’idea tenebrosa, in quanto fallita.

Il risultato dell’idea luminosa degli strateghi iraniani, che tanto credito hanno presso i nostrani disfattisti, si è dimostrata un boomerang.

Pezeshkian, in un discorso televisivo alla nazione, come riportato da Europa Press, ha detto: “Il Consiglio direttivo in carica ha approvato ieri (venerdì) che non verranno effettuati ulteriori attacchi contro i paesi vicini e che non verranno lanciati missili a meno che un attacco contro l’Iran non provenga da quei Paesi”.

Il presidente iraniano si è addirittura spinto fino a scusarsi con i vicini della regione e ha ribadito che il suo Paese non nutre alcuna animosità nei loro confronti, in linea con la posizione ufficiale del governo iraniano, che fin dall’inizio ha sostenuto che i suoi bombardamenti erano diretti contro postazioni militari, appartenenti sia agli Stati Uniti che agli alleati regionali di Washington.

Pezeshkian ha ipotizzato che questa strategia regionale sia stata adottata dai militari in un momento di caos. “È necessario chiedere scusa ai paesi vicini”.

Nel comunicato Pezeshkian si tira la zappa sui piedi quando afferma: “Le nostre forze armate sono impavide e hanno rischiato la vita per difendere l’integrità territoriale del Paese. In assenza di comandanti, hanno adottato le misure necessarie per difendere la nostra terra con dignità e forza”.

Il tartufismo iraniano si rivolta contro chi lo usa. Per scaricare le colpe di una strategia fallita si mette in piazza che nelle forze armate di Teheran c’è caos perché non ci sono più comandanti.

Le bugie, non solo si rivelano delle dichiarazioni di impotenza, ma hanno le gambe corte.

Ieri un drone Shahed lanciato dall’Iran ha colpito l’aeroporto di Dubai. I video diffusi online mostrano l’attacco con il drone che raggiunge l’aeroporto e provoca un’esplosione che avviene nei pressi di un aereo fermo nello scalo. La conseguenza è che tutti i voli Emirates da e per la città di Dubai sono stati sospesi.

Cosa significa questa ultima notizia? Che gli iraniani mentono? O che gli iraniani non hanno più un centro di comando unico e ognuno fa quello che vuole?

Comunque sia, siamo di fronte al tartufismo autolesionista. Con buona pace dei disfattisti nostrani.

A proposito dei quali, è interessante la notizia che Esmail Qaani, capo della Forza Quds iraniana, sia stato per decenni un uomo del Mossad. Non si conosce dove sia. C’è chi lo vuole morto ucciso dai Pasdaran e chi lo vuole esfiltrato in Israele.

In ogni caso, un uomo che è stato ai vertici del potere iraniano essendo membro del Mossad fa capire come sia elevatissima la conoscenza da parte di Israele di quanto avviene in Iran.

Il palmares del cerchiobottismo spetta, invece, a Matteo Renzi, il quale in un’intervista a «EL PAÍS»  di ieri, definito dall’intervistatore Íñigo Domínguez “sostenitore dei processi riformatori dei Paesi del Golfo”, ha detto che “la distruzione degli ayatollah contribuisce alla pace in Medio Oriente”.

«Non sono d’accordo con la posizione di Pedro – ha detto Renzi – Ieri in Parlamento ho attaccato duramente Giorgia Meloni: il governo italiano è incapace di assumere una posizione seria.

Ma allo stesso tempo non credo sia intelligente attaccare gli Stati Uniti quando gli ayatollah e Hezbollah attaccano Cipro.

Penso il peggio possibile dell’amministrazione Trump, dell’ICE, dei dazi. Ma questo non può portarci alla posizione populista di Sánchez che dice: “No, siamo per la pace”. Anch’io sono per la pace, ma se attaccano Cipro significa che stanno attaccando l’Europa».

Più interessante, con buona pace dei disfattisti e dei tartufi è la notizia che tre fonti a conoscenza dei colloqui di Israele con le fazioni hanno riferito alla Reuters che Israele ha bombardato alcune zone dell’Iran occidentale per sostenere le milizie curde iraniane che potrebbero combattere sul terreno contro i pasdaran e i basjin.

L’idea di un’offensiva delle forze curde iraniane con base in Iraq ha attirato l’attenzione negli ultimi giorni, in seguito alle notizie secondo cui Washington starebbe incoraggiando un’azione del genere.

Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato a Reuters che sarebbe “meraviglioso” se attraversassero il confine.

Un’insurrezione curda potrebbe avere gravi conseguenze per l’Iran, impegnato a difendersi dalla campagna aerea israelo-americana. Le milizie si sono consultate con gli Stati Uniti su come e se attaccare le forze di sicurezza iraniane, secondo quanto riportato da Reuters.

Israele sta tenendo colloqui con i gruppi di insorti curdi iraniani con base nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno da circa un anno, hanno affermato due fonti curde iraniane, mentre una fonte israeliana ha affermato che i colloqui sono stati “a lungo termine”.

Secondo il Times of Israel, un obiettivo iniziale delle fazioni curde sarebbe quello di impadronirsi del territorio iraniano lungo il confine, hanno affermato le tre fonti. Una delle fonti curde ha affermato che il loro obiettivo era impadronirsi, tra le altre, delle città di Oshnavieh e Piranshahr.

Queste fonti hanno affermato che migliaia di combattenti si stavano radunando sul lato iracheno del confine e si stavano preparando a lanciare un’offensiva entro una settimana, cosa che Reuters non è stata in grado di confermare.

Stime indipendenti stimano che la forza complessiva delle milizie sia di 5.000-8.000 unità.

Una fonte israeliana ha affermato che Israele non si aspettava che i curdi fossero in grado di rovesciare il governo iraniano, ma che sostenerli avrebbe potuto erodere il controllo dell’Iran sul suo entroterra e distrarre il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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