
di Savino di Scanno
Giulio Andreotti diceva che “a pensare a male si fa peccato ma spesso si indovina”, e con questo principio si desidera commentare la notizia pubblicata il 20 febbraio c.a. dalla Agenzia Nova circa l’incontro a Minsk tra il Capo di stato Maggiore delle Forze Terrestri dell’Esercito Nazionale Libico (ENL) Saddam Haftar con il Ministro della Difesa Bielorusso Viktor Kherenin.
Oggetto dell’incontro è stato il tema del rafforzamento della cooperazione militare tra l’est della Libia e la Bielorussia.
Fonti dell’ELN dichiarano che l’incontro ha riguardato “lo scambio di competenze ed il coordinamento congiunto” con il palese encomio da parte dei bielorussi del ruolo dell’ELN “nel mantenere la sicurezza e stabilità della Libia” come “fattore chiave per la sicurezza regionale”.
Sempre fonti libiche dichiarano all’Agenzia Nova che il primario interesse del Generale Khalifa Haftar, accompagnato dai figli Saddam e Khaled, è quello di intensificare i rapporti con la Bielorussia nel contesto militare.
Sono stati discussi temi come forniture e manutenzioni di MIG 29 di fabbricazione russa, ma soprattutto si è discusso di Tobruk.
Tobruk, località della Cirenaica, ospita una imponente infrastruttura militare su base navale, nei pressi della città di Qaminis a 60 Km da Bengasi. Si parla di un’area di ben 5.400 ettari tra porto, base aerea, depositi ed infrastrutture comprese di alloggi per personale militare. Ciò a seguito di lavori di ampliamento iniziati nel 2023 sotto la direzione di Khaled Haftar. Parimenti la Bielorussia, longa manus di Mosca, ha investito capitali nello sviluppo agricolo del territorio libico con il relativo interscambio a proprio favore di forniture petrolifere.
La Agenzia Nova cita Emmededdine Badi, analista del Global Initiative Against Transnationale Organized Crime, che afferma come la Bielorussia abbia assunto un ruolo primario circa le azioni di influenza russa in questo quadrante geografico tra l’Egitto e la Tripolitania, anche nel contesto della competizione con gli Stati Uniti che hanno la loro base strategica a Sigonella.
L’articolo termina con le perplessità espresse da Badi circa la incapacità europea di offrire alternative ai libici di Haftar in contrapposizione alle offerte dei Bielorussi.
Lo scrivente aggiunge, “motu proprio”, che la presenza di truppe russe, come la vecchia Wagner, è sempre presente in quell’area, e certamente non per beneficiare di bagni marini per famiglie.
Nella sintesi, in uno scenario in continua evoluzione, tra colloqui a Riyad tra russi e statunitensi per la questione Ucraina, le tensioni in Libano per la creazione del nuovo governo, la guerra infinita per Gaza, i negoziati per il “Trattato di Abramo” ed in ultimo le vicende legate alla creazione della Via del Cotone a cui aggiungere il problema epocale della immigrazione verso l’Europa e l’Italia in particolare, costituiscono una miscela esplosiva il cui detonatore può essere significato anche da uno starnuto di cammello o dromedario.
Nelle conclusioni una domanda semplice. Ma è possibile che nessuno ha potuto pensare od ipotizzare che la vicenda Almasri, gestita nel peggior modo possibile pur a volerla fare peggio (il gioco di parole è voluto), gli attacchi giornalistici al lavoro del nostro AISE in Libia con fughe di notizie dannose ai nostri interessi nazionali, nei fatti costituiscono un attacco diretto ai nostri interessi energetici ed economici presenti in quel Paese? E chi era in grado ed in condizione di poter organizzare tutto questo disponendo delle adeguate capacità operative? Chi ha la forma mentis per farlo? Se i beneficiari di tutto questo sono i russi la risposta, come già scritto in passato su questo Giornale, è sempre la stressa. È sempre la stressa sigla…il KGB. Per il resto a Roma possono continuare a guardare alla televisione le repliche del festival di Sanremo tornando all’incipit di Andreotti all’inizio dell’articolo.





