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QUEL PASTICCIACCIO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

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di Marforius
Da giorni non si fa che un gran parlare del Monte dei Paschi di Siena, soprattutto riguardo l’offerta di acquisto di Mediobanca, che riguarderà 833.279.689 azioni, pari all’intero capitale della stessa. Per ciascuna azione resa disponibile il Monte dei Paschi di Siena offrirà 2,3 azioni di nuova emissione. Il che sta a significare, stando al prezzo prezzo di una azione del Monte dei Paschi di Siena, alla chiusura della seduta borsistica del 23 gennaio 2025, risultato pari a 6,953 euro, che si ha una valutazione di una azione di Mediobanca per 15,992 euro, il che implica un plus (premio) del 5 per cento rispetto al prezzo ufficiale di pari data (15,227 euro), dalla quale discende che l’offerta complessiva (OPS, offerta pubblica di sottoscrizione) è attestata a 13,3 miliardi di euro.
Ovviamente a parlare come sempre sono i politici, i gruppi di potere e i sodali che fanno informazione ed anche controinformazione. Gli unici che non parlano, anche perché non possono parlare, sono i poveri cittadini, che sono a volte anch’essi interessati, basti pensare al cosiddetto flottante, riferito al possesso azionario.
Ma perché tutto questo cianciare? Perché la partita interessa la politica e grossi gruppi finanziari, che fanno anch’essi politica, facendo finta di non farla. Naturalmente la politica è interessata soprattutto riguardo le componenti al governo e l’opposizione, segnatamente il povero PD, che vede sfumare il suo dominio incontrastato durato decenni, cosa che ovviamente non gradisce, accusando, come da copione, il governo di voler fare quello che ha sempre fatto. Lo stesso dicasi per i gruppi finanziari, che hanno interesse alla governance delle banche, per avere  e lucrare ovviamente un sostegno diversamente articolato, che nei loro desiderata deve essere il più vantaggioso possibile.
Il Monte dei Paschi gestisce una raccolta diretta poco al di sotto dei 100 miliardi di euro, che si raddoppia se si tiene conto di quella indiretta; ha una rete territoriale considerevole, che supera i 1300 sportelli, dei quali quasi 300 ubicati in Toscana, con un numero di dipendenti pari a oltre 16.000 unità. La Banca ha conseguito un utile provvisorio (al 30 settembre 2024) di un miliardo e 566 milioni.
Insomma, siamo di fronte a una bella fetta di mercato, ben minore rispetto ai colossi nostrani, Intesa San Paolo e Unicredit, ma sicuramente rilevante.
Dal punto di vista dell’azionariato il MEF detiene l’11,7 per cento del capitale, Delfin (Del Vecchio ovvero Luxottica) il 9,8 per cento, il gruppo Caltagirone il 5,03 per cento, la BPM il 5 per cento, Anima il 4 per cento e i restanti azionisti il 64, 5 per cento.
Ma veniamo al punto. Il caso vuole che i due azionisti rilevanti privati detengano il 15 per cento del capitale, i quali detengono il 26 per cento di Mediobanca e il 17 per cento di Generali, cosa questa che li renderà comunque vada vincenti.
Il governo naturalmente è favorevole all’operazione, perché ha in animo di favorire la nascita di una grande banca, magari coinvolgendo il Banco Popolare di Milano, sperando in tal modo che ne esca un soggetto “molto italiano”, come qualcuno ha avuto modo di dire.
L’operazione andrà in porto? Come visto il Monte dei Paschi è  di proprietà del Tesoro e di privati, mentre Mediobanca è controllata da un gruppo legato da un patto, che rappresenta l’11 per cento del capitale, di fronte a tutto il resto detenuto da piccoli e piccolissimi azionisti, il cosiddetto flottante, che non contano, ma che possono però fare, in questo caso, la differenza se accettano l’offerta fatta tramite l’OPS di che trattasi.
La partita è tutta qui, il Monte riuscirà nell’operazione se convincerà il mercato, che ricomprende anche coloro che hanno fatto l’offerta, che quindi aderiranno e cercheranno di favorire l’operazione, Caltagirone e Milleri, senza fare i nomi.
Come non è difficile immaginare la partita è molto complessa, basti ricordare che le banche sono oltre che, finanziamenti e gestione del risparmio, anche un significativo datore di lavoro, diretto e indiretto, comunicazione e tanto altro. Ecco perché si è scatenata la battaglia come al solito volta a gestire il solito e maledetto  potere, nella quale anche i vari fondi d’investimenti potranno avere il loro peso.
Soprattutto l’acquisto di Mediobanca può avere conseguenze riguardo i vari equilibri finanziari del nostro Paese, compreso quanto riguarda il controllo di Generali, la quale sta portando avanti una ipotesi di integrazione con Natixis, la banca d’affari francesi, che sia i Del Vecchio e sia Caltagirone non gradiscono. Va peraltro considerato, che l’eventuale cambiamento relativo al controllo di Generali passa appunto attraverso il rinnovo del consiglio di amministrazione del leone triestino.
Per di più controllare Mediobanca, che, come asset azionari, vale quasi 13 miliardi, porterebbe a una integrazione tra una banca tradizionale e una banca d’investimento, con attività che possono spaziare dall’ingegneria finanziaria al credito al consumo. A corollario, peraltro, appare probabile il delisting in Borsa della compagine di Piazza Affari.
Come appare evidente, la scacchiera offre una partita complessa, nella quale il governo dovrebbe lavorare per la normalità e la trasparenza, come suo dovere, mentre i privati, purtroppo abituati da un sistema “spurio”, nel quale gli imprenditori, che a volte cercano di essere prenditori, non vogliono rinunciare alle praterie derivate dal vuoto lasciato da altri e agli interessi particolari. Lo stesso dicasi per analogia a proposito della partitocrazia, in particolare quella che fino a ieri ha fatto il bello e cattivo tempo, deep state compreso, da sempre implicata, seppur impropriamente, in materia.
Per concludere senza essere ridondanti, visto il silenzio generale al riguardo, ricordiamo anche l’articolo 47  della Costituzione,  primo comma, nel quale si stabilisce che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Dettato al quale deve o dovrebbe  ispirarsi il governo e l’azione di tutti i politici, ma soprattutto riguardo questi ultimi la cosa appare fantascienza.

Autore

  • Marforius

    MarforiusMarforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.

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