Home Politica estera UCRAINA, LA GUERRA DEI NEOCON PERSA DA BIDEN E DALLA NATO

UCRAINA, LA GUERRA DEI NEOCON PERSA DA BIDEN E DALLA NATO

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La guerra in Ucraina, dopo quelle in Iraq e in Afghanistan, è l’ultimo conflitto perso dai neocon, i quali hanno creato le condizioni per mettere a nudo l’obsolescenza della dottrina e degli armamenti Nato in una stagione che sta evidenziando profondi mutamenti degli assetti militari e una debolezza endemica dell’apparato industrial militare statunitense.

Joe Biden, il peggior presidente degli Stati Uniti della storia recente, ha fatto il peggior regalo al suo Paese, aumentandone fino all’estremo le debolezze.

Debolezze che sono evidenziate in uno studio di Palantir, dal 2023 fornitrice del Pentagono,  dal titolo: “The defence reformation”, dove si legge: “Ci ossessioniamo sulle scorte, ma le scorte sono irrilevanti. Le nostre consegne di munizioni all’Ucraina erano kit dell’era della Guerra Fredda che raccoglievano polvere sugli scaffali mentre avvenivano decenni di innovazione. Il consumo di 10 anni di produzione in 10 settimane di combattimento in Ucraina ha dimostrato che il tasso di produzione era l’arma vera fin dall’inizio. Dobbiamo essere in grado di produrre tutto con velocità e scala, dobbiamo progettare requisiti e incentivi per la producibilità e non dobbiamo mai smettere di produrre. Niente più trofei di partecipazione per avere un’arma su uno scaffale – conta solo se puoi farla. Pontiac non aveva una scorta di cannoni antiaerei che vendevano al governo durante la Seconda Guerra Mondiale, ma sono diventati il principale produttore del cannone Oerlikon da 20 mm e hanno drasticamente ridotto il tempo di produzione per ogni cannone”.

La situazione è per alcuni versi drammatica.

Come scrive Insideover: la “PLAN (People’s Liberation Army Navy), ovvero la marina militare della Repubblica Popolare Cinese, da qualche anno è la più numerosa al mondo e non è una novità che la cantieristica cinese stia varando unità a un ritmo sostenuto, per supportare la volontà di Pechino di uscire dalla Prima Catena di Isole e diventare una potenza navale di livello globale. Complessivamente, la PLAN ha nei suoi registri circa 544 unità, tra cui 3 portaerei (a propulsione convenzionale), 54 sottomarini, 50 cacciatorpediniere e 47 fregate, ma per il momento una discreta parte di queste sono navi prossime al ritiro per obsolescenza”.

E gli Stati Uniti, ossia la più grade talassocrazia del mondo?

“La U.S. Navy, invece – scrive Insideover – , attualmente può contare su 296, di cui 11 portaerei (tutte a propulsione nucleare), 111 tra cacciatorpediniere e altre unità di superficie, 66 sottomarini e 32 navi da assalto anfibio, di cui una decina dotate di ponte di volo in grado di supportare operazioni con velivoli ad ala fissa. La RPC ha in programma di avere 6 portaerei (anche a propulsione nucleare) e 370 unità da guerra di vario tipo (di superficie e sottomarine) entro il 2030, mentre la U.S. Navy si è data come data come obiettivo, di avere in servizio poco più di 500 unità entro il 2045, con un primo traguardo di averne 355 entro il 2035”.

Non meno preoccupante è la mancanza di uomini. Ci sono circa 20.000 posti vacanti di personale attivo in mare, ha detto a USNI News il capitano Candice Tresch, portavoce dell’Office of the Chief of Naval Personnel. Sebbene la Marina USA abbia raggiunto i suoi obiettivi di reclutamento nel 2024, non li ha raggiunti nei due anni precedenti determinando così un divario che è difficile da chiudere.

Tuttavia il vero nodo da sciogliere è la capacità produttiva.

“La marina statunitense – scrive OnsideOver – , però, sta affrontando da tempo dei seri problemi strutturali che potrebbero facilmente impedire il raggiungimento di questi obiettivi. Il primo è sicuramente la capacità produttiva dei cantieri navali: i tagli dei passati lustri hanno pesantemente menomato i ritmi di produzione, in quanto i cantieri rimasti devono anche pensare alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle unità già in servizio, oltre a vararne di nuove. Chiudere i cantieri navali ha significato anche perdere manovalanza altamente specializzata, che è complicato ripristinare. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i cantieri navali statunitensi producevano un cacciatorpediniere ogni tre settimane mentre oggi ne costruiscono uno o due all’anno. Certamente i ritmi attuali non rispondono a uno stato di guerra e le unità navali odierne sono molto più grandi e complesse rispetto a quelle di 80 anni fa, ma è chiaro come sia necessario prestare maggiore attenzione al lato della costruzione navale”.

La realtà è questa. Il resto è chiacchiera da magliari.

La questione che pone Palantir riguarda il futuro, che non presuppone logiche sovietiche da pianificazione, ma flessibilità ed efficienza.

“I tentativi del governo di evitare dolore e lock-in dei fornitori all’inizio – scrive Palantir – falliranno nel modo più lungo possibile. Per qualsiasi classe interessante di problema (cioè innovazione non banale) non è possibile progettare deduttivamente un’architettura di riferimento. Invece, bisogna costruire e lasciare che l’architettura emerga. Massimizzi le possibilità di fare la cosa giusta avendo più aziende e programmi concorrenti con requisiti di interoperabilità fin dall’inizio. Le Architetture di Riferimento del Governo sono l’equivalente del 21° secolo del famigerato Procurement del Pacchetto Totale di Robert McNamara (TPP), che ha prodotto fallimenti come l’F-111 e il C-5A. Il TPP è caduto nella trappola di cercare di eliminare l’incertezza e prevedere il caos dell’universo definendo inflessibilmente ogni requisito del programma e ogni dollaro speso, dalla R&S alla produzione, prima che qualsiasi lavoro fosse effettivamente fatto. Il caos ha vinto”.

“Gli accordi contrattuali – continua Palantir – permettono al governo di ottenere le protezioni che desidera. La paura che le aziende spegneranno le loro capacità quando inizia la guerra è una scusa stanca per escludere le aziende commerciali, proteggere la Base Industriale della Difesa legacy e giustificare la violazione della FASA. Le uniche aziende che hanno mai cercato di possedere i dati del governo sono in realtà i fornitori di piattaforme legacy il cui R&D è stato finanziato dal governo in primo luogo. Perché questa preoccupazione non esiste nel mercato commerciale ma sì nel governo? Perché non è reale — ci sono semplici meccanismi contrattuali per garantire che il governo abbia continuità operativa e la flessibilità desiderata. Eliminiamo la scusa per cui la Messa deve essere in latino solo con i sacerdoti del monopsonio che pronunciano il sermone”.

Il monopsonio, va ricordato, è una situazione di mercato caratterizzata dall’accentramento della domanda da parte di un solo soggetto economico e dall’impossibilità per altri acquirenti di entrare sul mercato.

“Oggi – afferma con una critica puntuale Palantir – , ci viene detto che le aziende che lavorano per la Difesa non possono capire appieno il combattente e che nemmeno il combattente stesso può comprendere ciò di cui ha realmente bisogno, che le sue esigenze devono essere mediate dalla casta sacerdotale dell’Acquisizione. Il risultato sono innumerevoli dilemmi di causalità kafkiani. Non puoi ottenere autorizzazioni di sicurezza se non hai un contratto classificato, ma non puoi ottenere l’autorizzazione se non fai parte della classe già autorizzata. La stessa cosa vale per la sponsorizzazione di SCIF e l’accesso alle reti classificate. Solo la casta sacerdotale decide il tempo e la programmazione per permettere a un’azienda di accedere alla rete top secret dai suoi uffici (Palantir ha aspettato vent’anni). Ci sono troppi monopoli, e da tempo abbiamo superato il punto in cui questi potevano sembrare legittime preoccupazioni di sicurezza. È tempo che la “chiesa” si impegni con degli SLA e crei un processo trasparente per abilitare la base industriale. I Cardinali delle prime legacy si sono arricchiti perché sono gli unici con accesso dietro la porta SAP. L’industria privata pagherà da sé per questo abilitatore. Non è necessario che il governo anticipi questi fondi. Permettere al capitale americano di intervenire e acquistare rete, SCIF, cloud computing classificato e autorizzazioni — tutto regolato dalla fiducia degli investitori che l’azienda e il team possano trasformare credibilmente quell’investimento in valore”.

La logica di Palantir è quella di uscire dalle logiche monopolistiche e di mediazione, ridando slancio alla concorrenza, alla creatività, ad un mercato aperto.

L’esatto contrario della verticalizzazione che ha caratterizzato le logiche neocon che hanno portato anche la Difesa ad essere obsoleta, inadeguata, incapace di reale deterrenza.

La guerra in Ucraina è stata ed è un tuffo tragico nella realtà, che ha messo di fronte l fallimento sia gli Usa, sia la Nato.

Se la guerra è persa è ora di capire, al di là delle idiozie propagandistiche, dove sta il motivo per il quale è persa. E porre riparo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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