Home Economia e finanza IL CALO DELLA PRODUZIONE, CON QUESTO SONO 20

IL CALO DELLA PRODUZIONE, CON QUESTO SONO 20

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di Francesco Pontelli

Appunto, con questa sono venti (20) le diminuzioni della produzione industriale consecutive, -0,4% in relazione al mese precedente e -4% rispetto al 2023.

Nel frattempo, si assiste ad un ulteriore aumento del +9,2% dei costi energetici nel primo trimestre 2024, rispetto al 2023, che con gli oneri di sistema peseranno con un 12,8% in più.

Questo ulteriore aumento risulta logica conseguenza della applicazione di un falso ” libero mercato energetico”, nato dalla eliminazione del mercato tutelato e dell’aumento dell’Iva applicata alle tariffe elettriche dal 5 al 22%.

L’economia italiana si trova da oltre un anno e mezzo in una situazione divenuta ormai insostenibile, sia a causa la sua durata (venti mesi) che per la ricaduta economica e occupazionale sul tessuto economico politico e sociale del paese.

Basti pensare, solo per offrire un esempio, che nel Veneto durante i primi sei mesi del 2024 risultano aumentate del 60% le richieste di cassa integrazione.

Non si può, quindi, rimanere in attesa degli effetti della politica economica della nuova amministrazione Trump, che probabilmente introdurrà dei dazi, i quali potranno essere certamente molto più pericolosi per la aziende produttrici beni intermedi inseriti all’interno di filiere industriali complesse.

In quanto per le eccellenze italiane definite delle 4A (1. tessile abbigliamento calzature pelletteria; 2. agroalimentare vinicolo; 3. arredamento; 4. automazione.) valgono gli esiti di una ricerca della Bloomberg Investiment, la quale aveva certificato come i consumatori statunitensi fossero disponibili a pagare anche un +30% purché questi prodotti fossero espressioni della fedeltà italiana.

Quindi mai come ora risulta necessario invertire le priorità strategiche, finalizzando l’azione di governo ma anche del parlamento   alla tutela e salvaguardia del tessuto produttivo industriale ed occupazionale, che ancora oggi l’Italia può vantare, cominciando a chiedere anche in Europa quantomeno la sospensione del Green Deal.

Le prime decine di migliaia di licenziamenti non solo nel settore Automotive che stanno avvenendo tanto in Italia quanto in Europa,  vanno interamente attribuite senza alcun dubbio alle conseguenze del delirio irresponsabile ambientalista interpretato dalla Commissione Europea, quanto dalla maggioranza parlamentare che la sostiene, che si dimostrano incapaci di comprendere gli effetti devastanti per il tessuto sociale ed occupazionale.

Le risorse necessarie al perseguimento di queste nuove priorità economiche, inoltre,  dovrebbero venire rappresentate dalle disponibilità finanziarie assicurate dal Fiscal Drag (quasi 20 miliardi).

In più, in relazione ai ridicoli effetti sul salario reale bisognerebbe abbandonare le risibili ed inutili politiche della riduzione della cuneo fiscale, tanto care al governo Draghi quanto al governo Meloni, le quali con la modifica delle Tax expenditure rappresentano semplicemente una partita di giro e quindi un semplice strumento di propaganda politica.

Ma soprattutto ulteriori risorse dovrebbero essere recuperate dall’abbandono di faraonici investimenti in infrastrutture, i quali all’interno di un’economia in crisi, non hanno più alcuna giustificazione, in ragione della totale ininfluenza sulla economia come ipotizzato per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina(*).

In attesa, appunto degli effetti della politica statunitense, mai come ora bisognerebbe avviare una politica energetica che abbia come obiettivo la riduzione dei costi ormai insostenibili per le imprese in termini di competitività e per  le famiglie.

Invece di assicurare, come fino ad oggi avvenuto, le ottime rese degli investimenti dei fondi stranieri, che hanno acquisito quote delle stesse società.

Non è neppure lontanamente immaginabile che tanto le imprese italiane in un contesto di competitività globale quanto le famiglie, possano reggere differenze dei costi energetici del +73% con la Francia +53% con la Spagna e +34% con la Germania. 

Chissà che almeno qualcuno  al governo abbia una minima competenza per spiegare  il significato e le conseguenze di questa situazione mai registrata prima dal dopoguerra ad oggi.

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  • Redazione

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