di Sergio Restelli
L’attuale escalation di episodi antisemiti in Italia e in Europa rappresenta un fenomeno preoccupante, che merita un’analisi approfondita, non solo per comprendere le dinamiche contemporanee, ma anche per riflettere sui paralleli storici che possono aiutarci a decifrare le cause profonde di questa ondata di odio.
Gli episodi recenti, infatti, non sono eventi isolati, ma si inseriscono in un contesto storico di antisemitismo, che ciclicamente riaffiora con nuovi volti e nuove giustificazioni, ma che mantiene inalterato il suo nucleo di pregiudizio e violenza.
A Milano, al corteo pro Palestina le foto di Sinwar
Slogan a favore degli aggressori dei tifosi israeliani nella capitale olandese. Tra i manifestanti molte immagini del leader di Hamas ucciso, considerato la mente degli attacchi del 7 ottobre Milano
Tra i manifestanti, alcuni espongono fotografie di Yahya Sinwar, la mente dietro gli attacchi del 7 ottobre. Un corteo a sostegno della Palestina, caratterizzato da canti e slogan contro Israele, definito “Stato terrorista”, e da incitamenti all’Intifada, come “un sasso qua, un sasso là, un sasso per la libertà”. Tra i manifestanti, alcuni espongono fotografie di Yahya Sinwar, la mente dietro gli attacchi del 7 ottobre.
L’applauso ai “ragazzi di Amsterdam”
Dal megafono del corteo pro-Pal a Milano arriva la giustificazione del pogrom contro i tifosi israeliani aggrediti ad Amsterdam. “Un applauso ai ragazzi di Amsterdam, che hanno dato una lezione” urlano. “Il vittimismo è una caratteristica del movimento sionista”. “In questi giorni abbiamo visto come i nostri fratelli ad Amsterdam, in Olanda, hanno agito contro il sionismo.
Questa è la solidarietà. Anche noi in Italia non possiamo rimanere solo a fare le piazze di solidarietà, dobbiamo agire nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle manifestazioni, in ogni spazio. Bisogna agire ora, non domani”. Dal pubblico sono arrivati applausi e qualche fischio. Non è mancato neanche, sempre dal megafono, un attacco alla stampa: “Giornalisti vigliacchi”.
Bertinotti: “Atteggiamenti antisemiti a corteo Milano ingiustificabili”
“Gli atteggiamenti di antisemitismo e di sopraffazione non si giustificano minimamente”. Lo sottolinea all’Adnkronos l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti. “Non è che siccome c’è questa tragedia immane dell’aggressione di Netanyahu a Gaza e altrove, a seguito dell’attentato terroristico del 7 ottobre, perciò allora si può giustificare l’antisemitismo: queste spirali sono sempre devastanti, due colpe non fanno una ragione”, evidenzia l’ex segretario di Rifondazione comunista che aggiunge: “Non basta neanche condannare, bisogna lavorare a bonificare questa società dalla violenza che oggi è una cosa che soverchia anche il contrasto politico e sociale: è come se si fosse autonomizzata, ma va contrastata”. Ci stiamo riuscendo? “Siamo lontani dal farlo – sottolinea Bertinotti – basta vedere il linguaggio della politica”.
Le radici storiche dell’antisemitismo in Europa
L’antisemitismo in Europa ha radici profonde che risalgono al Medioevo, quando gli ebrei furono spesso usati come capro espiatorio per vari problemi sociali, economici e politici.
La Chiesa cattolica, durante i secoli, contribuì a creare un’immagine negativa degli ebrei, accusandoli di deicidio (l’uccisione di Gesù Cristo) e alimentando miti come quello del “sacrificio rituale “e dell’avvelenamento dei pozzi durante le epidemie di peste.
Tali accuse, spesso infondate e basate su pregiudizi religiosi, portarono a numerosi pogrom e persecuzioni.
Nel periodo moderno, l’antisemitismo assunse forme più strutturate, specialmente durante il XIX e XX secolo. L’affare Dreyfus in Francia (1894-1906) è un esempio emblematico: l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus fu falsamente accusato di tradimento, e il suo caso rivelò l’antisemitismo radicato nelle istituzioni francesi.
Questo episodio scosse l’opinione pubblica e portò alla nascita di movimenti politici come il sionismo, che si proponeva di creare uno Stato ebraico come rifugio contro la persecuzione.
Il punto più oscuro dell’antisemitismo europeo si verificò con la Shoah (Olocausto), durante la quale il regime nazista di Adolf Hitler sterminò circa sei milioni di ebrei, insieme a rom, disabili, omosessuali, e sinanco i massoni, attraverso un sistema di campi di concentramento e di sterminio.
Questo genocidio ha lasciato una ferita profonda nel tessuto morale dell’Europa e ha spinto i Paesi del continente a cercare di combattere l’antisemitismo post-bellico attraverso l’educazione alla memoria e leggi contro i crimini d’odio.
L’antisemitismo del XXI secolo: nuove forme, vecchie dinamiche
Nonostante gli sforzi per debellare l’antisemitismo, esso ha trovato nuove forme di espressione nel XXI secolo.
Oggi, l’antisemitismo non si manifesta solo attraverso atti di violenza diretta, ma anche tramite discorsi d’odio online, vandalismo di sinagoghe e cimiteri e campagne di boicottaggio contro Israele, spesso sfociando in anti-sionismo.
La differenza tra una critica legittima delle politiche israeliane e il rifiuto della legittimità dello Stato ebraico è sempre più sottile, con il rischio che quest’ultimo scivoli nell’odio antisemita.
I fattori geopolitici e il loro impatto sull’antisemitismo
L’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 ha avuto ripercussioni significative non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa, innescando un aumento vertiginoso degli episodi di antisemitismo.
Come indicato dai dati del Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC), in Italia si è registrato un incremento del 400% negli episodi di antisemitismo nel periodo successivo a tale evento.
Questo fenomeno evidenzia come i conflitti geopolitici possano fungere da catalizzatore per l’odio etnico e religioso in altri contesti.
I due volti dell’antisemitismo contemporaneo
Oggi, l’antisemitismo assume due volti principali.
L’antisemitismo di estrema sinistra, spesso legato a un’ideologia anti-imperialista e terzomondista, che percepisce Israele come un simbolo dell’oppressione occidentale.
In Italia,si è manifestato in modo particolare nei campus universitari, dove movimenti studenteschi di sinistra hanno organizzato proteste contro Israele, arrivando a boicottare collaborazioni accademiche con istituzioni israeliane. Questi gruppi confondono spesso la critica alle politiche di Israele con un rigetto totale della sua esistenza come Stato, scivolando così nell’antisemitismo.
L’antisemitismo di estrema destra, radicato in teorie del complotto, che vedono gli ebrei come una minaccia per l’identità nazionale e cristiana. Teorie come quelle sui Protocolli dei Savi di Sion, un falso che descrive un piano ebraico per dominare il mondo, continuano a circolare in ambienti neonazisti e suprematisti bianchi.
Recentemente, si è assistito anche a una convergenza con movimenti no vax e filoputiniani, che vedono negli ebrei i promotori di un ordine globale oppressivo.
L’isolamento della comunità ebraica: un ritorno al passato?
Davide Assael sottolinea come la comunità ebraica italiana stia vivendo un periodo di isolamento che ricorda quello vissuto durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967.
All’epoca, l’opinione pubblica europea era divisa sulla legittimità delle azioni di Israele, portando a una stigmatizzazione degli ebrei anche in contesti lontani dal conflitto.
Questo isolamento odierno, secondo Assael, è aggravato da un progressivo distacco dei tradizionali alleati della comunità ebraica, compresi alcuni settori del mondo cattolico, nonostante l’eredità del Concilio Vaticano II, che aveva aperto la strada a un dialogo più inclusivo tra cattolici ed ebrei.
Il ruolo delle istituzioni nella lotta contro l’antisemitismo
Nonostante le promesse di intensificare i controlli e rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence, come affermato dal ministro Luca Ciriani, resta il dubbio se le misure di sicurezza da sole possano contrastare un fenomeno così radicato.
È necessaria quindi una risposta più ampia che includa programmi educativi, campagne di sensibilizzazione e un dialogo interreligioso mirato a ricostruire la fiducia tra comunità diverse.
il futuro della coesistenza in Europa
La crescente ondata di antisemitismo rappresenta una minaccia non solo per la comunità ebraica, ma per i principi fondamentali della democrazia e dei diritti umani in Europa. Gli episodi recenti ci ricordano che le lezioni della storia possono essere facilmente dimenticate.
È cruciale che le istituzioni europee agiscano con fermezza per prevenire un ritorno ai tempi bui di discriminazione e odio.
Per garantire un futuro di coesistenza pacifica, è imperativo investire in educazione alla memoria, dialogo interculturale e politiche di inclusione che riconoscano e valorizzino le diversità. In questo modo, l’Europa potrà dimostrarsi all’altezza dei valori di rispetto, tolleranza e solidarietà che sono alla base della sua identità.




