di Sergio Restelli
Oggi ci troviamo di fronte a un mondo profondamente instabile, dove gli errori del passato potrebbero ripetersi, questa volta con conseguenze ancora più devastanti, e l’ombra della guerra nucleare, mai del tutto scomparsa dal 1945, si allunga ancora una volta sul nostro futuro.
Un parallelismo tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la situazione attuale del Medio Oriente evidenzia come gli equilibri geopolitici e il concetto di guerra siano cambiati nel tempo, mentre alcuni temi di fondo rimangono inalterati.
Hiroshima, Nagasaki e la Guerra Totale
Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 fu una scelta drammatica e controversa, che segnò una nuova era nella storia dell’umanità e della guerra.
Mentre l’obiettivo dichiarato era accelerare la resa del Giappone, la dimensione geopolitica di quel gesto si estendeva oltre il Pacifico ed fu un segnale diretto all’Unione Sovietica, che, proprio in quei giorni, stava entrando nel conflitto contro il Giappone, cercando di espandere la sua influenza nell’Asia post-bellica. Gli Stati Uniti allora vollero dimostrare la loro superiorità militare e tecnologica, stabilendo un nuovo ordine mondiale sotto la loro egida.
Le bombe atomiche, due poiché se ne avessero sganciate una sarebbero rimasti un’incognita, mentre due significarono potenzialmente…tre quattro eccetera, quindi non solo chiusero la Seconda Guerra Mondiale, ma inaugurarono anche la Guerra Fredda, con la corsa agli armamenti nucleari tra le superpotenze come corollario.
Tuttavia, la giustificazione morale di questi attacchi rimane oggetto di dibattito, poiché l’attacco giapponese a Pearl Harbor e i crimini di guerra commessi dall’esercito giapponese, con l’uso delle bombe atomiche solleva questioni etiche profonde riguardo alla proporzionalità e alla necessità.
La devastazione inflitta a civili indifesi sollevò interrogativi sull’uso della violenza come strumento di diplomazia, un tema che risuona ancora oggi.
Dalla Seconda Guerra Mondiale al Conflitto Israelo-Palestinese
Il conflitto israelo-palestinese è un’altra eredità delle tensioni geopolitiche postbelliche, ma con dinamiche peculiari che lo rendono unico, e nel contesto del 2023, l’attacco di Hamas contro Israele e la successiva risposta israeliana evidenziano come il concetto di “autodifesa”, sia spesso usato per giustificare azioni che superano la proporzionalità prevista dal diritto internazionale.
Israele ha il diritto di proteggere i suoi cittadini da atti di terrorismo, ma la risposta sproporzionata, con decine di migliaia di vittime civili a Gaza, solleva domande sulla legittimità delle sue azioni.
Come nella Guerra Fredda, dove il confronto tra superpotenze si traduceva in guerre per procura, anche qui ci troviamo davanti a un conflitto che trascende i confini regionali, con attori esterni come Iran, Hezbollah e altre potenze regionali coinvolti in un gioco di potere più ampio.
La politica di espansione territoriale di Israele, unita alla repressione dei palestinesi e al rifiuto di soluzioni diplomatiche come la creazione di uno Stato palestinese, sta erodendo il sostegno internazionale per Israele e aumentando il suo isolamento e le critiche provenienti da organismi internazionali come la Corte Penale dell’Aia sono un segnale di questa crescente disapprovazione globale.
Un Ordine Mondiale in Declino
Nel 1945, il mondo era pronto ad accettare un nuovo ordine mondiale, basato su principi di cooperazione internazionale e ricostruzione, sebbene sotto l’egida delle potenze vincitrici.
Oggi, la situazione è diversa: l’ordine stabilito dopo Yalta e Bretton Woods sembra sbriciolarsi sotto il peso di nuovi attori globali e conflitti persistenti.
Le guerre, lungi dall’essere conflitti tra stati-nazione come in passato, sono sempre più asimmetriche, con attori non statali e movimenti terroristici a complicare ulteriormente la situazione.
L’emergere dei BRICS come contrappeso alle economie occidentali dimostra il crescente rifiuto di un mondo dominato esclusivamente da Stati Uniti, Russia Cina ed Europa
Le sanzioni contro la Russia, ad esempio, non sono riuscite a piegarla, mentre il conflitto in Ucraina continua a logorare sia L’Europa che gli Stati Uniti, sia economicamente che politicamente, poiché il sostegno americano all’Ucraina, per quanto massiccio, non ha portato alla vittoria sperata, e la Russia mantiene la sua posizione aggressiva.
Il Medio Oriente e il Futuro delle Relazioni Globali
Il Medio Oriente rimane uno degli epicentri delle tensioni geopolitiche globali. Israele, nonostante gli accordi dei Patti di Abramo, si trova sempre più isolato. Mentre le sue relazioni con l’Arabia Saudita e l’Egitto si sono consolidate, questi paesi non sono disposti a farsi carico della questione palestinese, e al contrario, l’Arabia Saudita si sta muovendo verso una politica più equilibrata, cercando di dialogare anche con l’Iran e mantenendo aperti canali con la Cina.
Inoltre, l’incapacità di Israele di risolvere la questione palestinese alimenta un ciclo continuo di violenza, dove per ogni militante di Hamas o Hezbollah ucciso, nuove generazioni crescono con il desiderio di vendetta.
Questo perpetua una spirale di odio e violenza che trascende i confini di Gaza e della Cisgiordania, influenzando le comunità arabe ed ebraiche in tutto il mondo.
Un Futuro Incerto
Il futuro delle relazioni internazionali è sempre più incerto. L’eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe portare a una destabilizzazione ulteriore, con l’ex presidente che potrebbe tentare un accordo con Putin in cambio di una guerra con l’Iran, spostando il focus delle tensioni globali verso il Medio Oriente. Se invece Kamala Harris dovesse vincere, potrebbe cercare di limitare l’aggressività di Netanyahu, ma le sfide poste dal conflitto ucraino e dalle relazioni internazionali complesse rendono difficile prevedere un ritorno alla stabilità.
L’ordine mondiale, una volta dominato dagli Stati Uniti, si sta frantumando, il dollaro sta perdendo la sua centralità, e la crescente polarizzazione geopolitica suggerisce che il mondo si stia dirigendo verso un’era multipolare, dove diverse potenze si contendono l’influenza globale.
La questione principale rimane se questo nuovo ordine riuscirà a evitare una guerra totale, o se, come nel 1945, sarà necessario un nuovo trauma globale per ridefinire le regole della convivenza internazionale.
La storia, come suggerisce questo confronto, è ciclica ma non identica.
Gli attori cambiano, le tecnologie evolvono, ma i temi di fondo potere, dominio, vendetta, e resistenza rimangono costanti.
Oggi ci troviamo di fronte a un mondo profondamente instabile, dove gli errori del passato potrebbero ripetersi, questa volta con conseguenze ancora più devastanti, e l’ombra della guerra nucleare, mai del tutto scomparsa dal 1945, si allunga ancora una volta sul nostro futuro.




