Home Politica estera ISRAELE HA DIMOSTRATO L’IMPOTENZA DELL’IRAN

ISRAELE HA DIMOSTRATO L’IMPOTENZA DELL’IRAN

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Gli ultimi avvenimenti riguardanti gli attacchi di Tel Aviv ad Hamas, Hezbollah e Houthi, a pochi giorni dalla ricorrenza del 7 ottobre, quando i militanti di Hamas invasero Israele, presentano una situazione radicalmente diversa e, si può dire, capovolta, in riferimento a quella di un anno fa.

Con l’attacco del 7 ottobre Hamas, al servizio dell’Iran, aveva messo in discussione l’invulnerabilità di Israele e, soprattutto, l’inconsistenza dei servizi di intelligence.

Gli ultimi avvenimenti hanno fatto capire a chiare lettere e con i fatti che Israele è intoccabile, senza subirne le conseguenze, e che i servizi segreti israeliani sono di un’efficienza anche superiore a quanto si potesse immaginare (la vicenda dei cerca persona esplosi è emblematica).

L’idea dell’Iran di dimostrare la debolezza di Israele si è trasformata nella ormai chiara dimostrazione dell’intrinseca debolezza del regime komeinista.

Benjamin Netanyahu, detto Bibi, in pochi giorni e con i fatti, ha messo in un angolo l’Iran, ha dimostrato l’inutilità dell’Onu, andando a dirglielo in casa, e ha delegittimato Joe Biden, dimostrandogli che Israele da lui non prende ordini e suggerimenti.

La morte del comandante degli Hezbollah Nasrallah ha messo a nudo l’impotenza dell’Iran.

Ci sono tre motivi che fanno capire la realtà drammatica per Teheran.

Il primo motivo è che la minaccia di mandare direttamente truppe iraniane in Libano non può avvenire per via aerea, dal momento che Israele ha, nei giorni scorsi, bloccato un aereo iraniano in arrivo a Beirut prendendo il controllo della torre di controllo dell’aeroporto.

Poco disponibile, in quanto facilmente attaccabile, anche l’aeroporto siriano.

Un invio di truppe iraniane dovrebbe transitare attraverso l’Iraq e la Siria.

Cartina via per truppe Iran

L’Iraq è amico dell’Iran, anche se nel Paese ci sono ancora circa 2.500 marines. Amica dell’Iran è anche la Siria, nel cui territorio c’è Tartus, dove è allocata l’unica base militare russa fuori dei confini dell’ex Unione Sovietica.

La base è composta da tre moli, un’officina galleggiante, magazzini e baracche per i militari e il personale di servizio. Nei pressi corre la linea ferroviaria che la connette al resto del paese. La struttura è inoltre collegata via terra con la base di Humaymim (quartier generale russo).

Tartus

La base russa è fondamentale per la flotta di Mosca nel Mediterraneo.

Un arrivo via terra nei territori di Iraq e di Siria sarebbe facilmente colpibile dagli israeliani ed è difficile che l’Iraq, che sta negoziando il ritiro dei soldati Usa e la Russia, che potrebbe vedere compromessa la sua unica base navale nel Mediterraneo, abbiano la minima voglia di vedere passare nelle vicinanze militari iraniani destinati al Libano.

Da quanto sin qui detto l’invio di truppe iraniane sembra appartenere al novero della propaganda.

Il secondo motivo è che l’esercito del Libano, finanziato dagli Usa, con l’indebolimento del potere degli Hezbollah, può riprendere il controllo del territorio.

Il terzo motivo è che la morte di Nasrallah ha prodotto festeggiamenti in alcune zone del Libano, a dimostrazione che il Libano non è sciita e tanto meno preda dell’Iran.

I cittadini della libanese Tripoli, a maggioranza sunnita, hanno festeggiato alla notizia della morte del capo degli Hezbollah.

Il Libano è cosa ben diversa dagli Hezbollah e se Israele li eliminasse probabilmente tornerebbe ad essere quel Paese che è stato nel secolo scorso.

Vediamo anche la rimanente parte del quadro bellico.

La Striscia di Gaza non tornerà per molto tempo nelle mani di Hamas o dell’Autorità Palestinese e questo non solo per garantire la sicurezza del territorio israeliano, ma anche perché Israele, controllando il Corridoio Filadelfia (zona cuscinetto lungo il confine tra Egitto e Striscia di Gaza) garantisce il Cairo che nel suo territorio non arriveranno profughi legati ai Fratelli Musulmani.

Mentre proseguono i bombardamenti israeliani sul Libano, non solo a Beirut, ma anche nella Valle della Bekaa, ieri ci sono stati raid anche sulla città yemenita di Hodeidah.

“Decine di aerei dell’Aeronautica militare (Iaf), da combattimento, da rifornimento e dell’intelligence, hanno attaccato a 1.800 chilometri da Israele le aree di Ras Issa e Hodeidah nello Yemen”. A renderlo noto è la stessa Iaf su X.

Forti esplosioni si sono sentite nel porto di Hodeidah nello Yemen, dove sono state segnalati sette diversi attacchi da parte di Israele nello scalo principale.

Secondo il canale al-Mayadeen vicino a Hezbollah, i raid miravano agli impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Ras Issa e e di Hodeidah.

Fonti yemenite hanno riferito che nel porto di Hodeida sono stati effettuati più di 10 attacchi dell’aeronautica militare e che anche l’aeroporto internazionale della città è stato attaccato. Secondo Al Arabiya sarebbe stata presa di mira anche una centrale elettrica.

Sempre più i proxy dell’Iran sono messi alle corde e l’Iran non può fare altro, ragionevolmente, che arrendersi all’idea che la sua influenza sul Medio Oriente è ormai tramontata.

Non a caso il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin ha sottolineato che gli Stati Uniti sono “determinati” a impedire all’Iran e ai partner e delegati sostenuti da Teheran di “sfruttare la situazione o espandere il conflitto”.

Il portavoce del Pentagono Pat Ryder, in una nota, ha detto che se l’Iran, i suoi partner o i suoi delegati “sfruttassero questo momento per prendere di mira il personale o gli interessi americani nella regione, gli Stati Uniti prenderanno tutte le misure necessarie per difendere il nostro popolo”.

Il segretario alla Difesa, ha continuato Ryder, ha “aumentato” la disponibilità di forze da schierare nel Medio Oriente. Gli Usa, ricorda, mantengono “capacità di difesa aerea solide e integrate in tutto il Medio Oriente, garantendo la protezione delle forze statunitensi che operano nella regione”.

Austin “ha ricevuto aggiornamenti e fornito indicazioni alla sua squadra durante tutto il fine settimana sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente”. Gli Usa “rimangono concentrati sulla protezione dei cittadini e delle forze statunitensi nella regione, sulla difesa di Israele e sull’allentamento della situazione attraverso la deterrenza e la diplomazia”.

Gli Stati Uniti “mantengono la capacità di schierare forze con breve preavviso.

Il Dipartimento della Difesa continua a mantenere una quantità significativa di capacità nella regione e ad adattare dinamicamente la nostra posizione di forza, in base all’evoluzione della situazione di sicurezza.

Il segretario ha ordinato che lo Uss Abraham Lincoln Carrier Strike Group (Csg) rimanga nella zona e che la Uss Wasp Amphibious Ready Group/Marine Expeditionary Unit (Arg/Meu) continui ad operare nel Mediterraneo Orientale”. Completano queste forze la presenza “elevata” di caccia e squadroni d’attacco del Dipartimento della Difesa, inclusi aerei F-22, F-15E, F-16 e A-10.

“Nei prossimi giorni – ha concluso Ryder – rafforzeremo ulteriormente le nostre capacità di supporto aereo difensivo”.

Anche il portavoce della sicurezza nazionale Usa John Kirby ha detto alla Cnn che “il sostegno degli Stati Uniti alla sicurezza di Israele è incrollabile, che questo non cambierà” e che Israele ha il diritto di difendersi “da attacchi quotidiani.

“Biden e Netanyahu – ha aggiunto Kirby – si conoscono da 40 anni e non sono d’accordo mai su nulla, ma su una cosa concordano: la sicurezza di Israele”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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