
“Trump: ipotesi di complotto” è il titolo di un video di Roberto Mazzoni, giornalista indipendente che informa dalla Florida.
https://mazzoninews.com/2024/07/20/trump-ipotesi-di-complotto-mn-280/
Roberto Mazzoni, come fa da anni, propone analisi dei fatti tratte da documenti, video di testate giornalistiche, testimonianze, ricerche storiche.
Mazzoni è concentrato sulla vicenda dell’attentato a Trump, in quanto, come afferma egli stesso, considera “che questo evento sarà determinante” e segni “un cambio fondamentale nel futuro degli Stati Uniti, nel futuro dell’Europa. Le conseguenze che ci saranno, saranno importanti da un punto di vista geopolitico, sicuramente, e anche da un punto di vista economico”.
“Ormai – sostiene Mazzoni – l’evolversi delle informazioni che emergono e uno studio approfondito degli eventi, ci portano a determinare che un complotto probabilmente c’è”.
Nel video in esame Mazzoni propone alcune analisi di Kim Iverson, giornalista di sinistra, indipendente, equilibrata, che non è favorevole a Trump.
Vediamo alcuni passaggi dei servizi di Kim Iversen, lasciando a chi lo volesse di vedersi l’intero video su Mazzoninews.com.
“La sparatoria, il tentativo di assassinio – esordisce Kim Iversen – , sono sospetti. Ecco il punto. I conti non tornano. La sparatoria non quadra. Ora che scaviamo un po’ di più nel background dell’attentatore, e scopriamo dov’era posizionato nel terreno del comizio, dove si trovavano gli agenti del Servizio Segreto, e scopriamo i loro fallimenti, e con tutte le nuove informazioni che stiamo ricevendo, le cose iniziano a sembrare davvero molto, molto sospette. Cominciamo dall’attentatore stesso. A quanto pare, Thomas Crooks ha fatto una donazione ad ActBlue all’età di 17 anni (ActBlue Charities Inc. è un comitato di azione politica americano e una piattaforma di raccolta fondi istituita per servire organizzazioni no-profit e politici democratici e di sinistra, ndr). Ha donato alla campagna di Joe Biden. Poi si è registrato come repubblicano otto mesi dopo, il ché è interessante. Inoltre, quando ha sparato a Trump, indossava una maglietta di Guntuber (Guntuber, che è un canale su Youtube di informazioni per appassionati d’armi, ndr). Aveva solo vent’anni. Non ha nemmeno un account sui social media. Ed è stato respinto dal club di tiro del suo liceo per scarse capacità di tiro, dicendo che non poteva nemmeno sparare a un obiettivo che si trovasse a solo 3 metri di distanza, figuriamoci se sarebbe stato in grado di sparare a qualcosa che era a 150 metri da lui. Sorgono, quindi, molte domande. Ovviamente, sarebbe potuto andare al poligono di tiro per allenarsi. Non si diventa tiratori scelti senza molta pratica. C’è anche chi ha un talento naturale. Ma non è facile – fa notare Kim Iversen – passare dall’essere rifiutato dal club di tiro del liceo a mettere a segno il colpo diretto a Trump. […]. Dovremmo quindi credere che questo tizio fosse diventato talmente abile da centrare un obiettivo difficile come una testa, al primo colpo, oppure forse al secondo colpo, stando alle analisi”.
“Non riesco ad immaginare – sostiene Kim Iversen – come Crooks sia arrivato dall’essere rifiutato dal suo club di tiro del liceo a poter mettere a segno un colpo di questo genere. Voglio dire, quando ha provato ad entrare nel club aveva probabilmente 16 o 17 anni. Magari 15. Adesso aveva vent’anni e volete dirmi che era migliorato così tanto da poter mettere a segno un colpo del genere da una distanza di circa 150 metri. Il primo colpo sparato a Trump è stato un colpo alla testa. E se era davvero così bravo a sparare da lontano, per quale motivo ha poi sparato proiettili dappertutto, colpendo altre persone a caso?”.

Kim Iversen avanza l’idea che ci fosse un secondo cecchino nascoso nei boschi dall’altro lato e che il ragazzo sia servito da capro espiatorio.
Kim Iversen entra poi di peso nelle manchevolezze della sicurezza: “Una domanda che mi pongo è: come ha fatto il cecchino delle forze dell’ordine sul tetto bianco, proprio dietro Donald Trump, a non vedere Thomas Crooks sul tetto, a un paio di centinaia di metri di distanza? Come hanno potuto non vedere quel cecchino strisciare sul tetto? […].A quanto pare, le forze dell’ordine locali avevano cecchini in quell’edificio, ma non erano sul tetto perché erano a corto di personale. Questa è la versione ufficiale. Nell’edificio sul cui tetto è salito il cecchino c’erano le forze dell’ordine, ma non erano agenti del Servizio Segreto”.
La giornalista mostra poi i perimetri definiti dal Servizio Segreto e mette in evidenza l’incapacità dello stesso a garantire l’incolumità di Trump: “Non hanno messo in sicurezza il posto. […]. Le prime segnalazioni di Thomas Crooks da parte della polizia sono state alle 5 e 45. Sono stati avvisati che c’era un ragazzo sospetto. Quindi, come ha fatto il ventenne a salire su quell’edificio? Dicono che si è arrampicato su un condizionatore d’aria per poi salire sul tetto. Come faceva a sapere che non ci sarebbe stato nessuno sul tetto? Com’è possibile che i cecchini dietro Trump non lo abbiano visto a poche centinaia di metri di distanza? Come ha fatto a colpire Trump al primo colpo, secondo quello che sento nei video e osservo quando osservo Donald Trump. C’è stato il primo colpo, Trump è andato a terra, e poi ci sono stati i colpi successivi. Mi sembra che il primo colpo sia stato, in effetti, quello che mirava alla testa. Come fa un ragazzo scartato persino dal club di tiro del suo liceo a diventare un tiratore scelto al punto da poter centrare un colpo alla testa al primo sparo? E l’unico motivo per cui ha mancato il bersaglio, è stato perché Trump si è girato. Le cose non tornano, davvero”.
“Quindi – continua Kim Iversen – ci sono molte cose piuttosto sospette sulla faccenda, soprattutto sul modo in cui le forze dell’ordine non hanno messo in sicurezza l’intero gruppo di edifici che erano a soli 120 metri da dove si trovava Donald Trump, con la scusa che non rientrassero nel perimetro di competenza del Servizio Segreto. È semplicemente incredibile. E poi abbiamo questo ragazzo che riesce a piazzare un tiro alla testa al primo colpo. Quali sono le possibilità che ciò accada? […]. E poi ci sono i colpi sparati a caso, probabilmente venuti dal fucile di Thomas Crook, che sono entrati nella folla senza una meta specifica, e che hanno finito per uccidere e ferire altre persone. Quindi una possibile teoria è che forse c’è stato un colpo sparato da un vero assassino che ha sparato e ha mancato il bersaglio. Dopo di che Thomas Crook ha iniziato a sparare. Forse gli era stato detto che il segnale sarebbe stato il primo sparo. Magari aveva un complice che gli aveva proposto di uccidere Trump, e lui si è accodato. Magari qualcuno incontrato su Internet. Sto solo dipingendo il quadro di una possibile teoria. Voglio essere chiara che non ho prove per dimostrarla. Sto solo ipotizzando una possibilità”.
Kim Iversen mostra poi un altro video dove un parlamentare della Florida, di nome Cory Mills, che è un ex cecchino, intervistato dalla conduttrice della CNN, Kate Baldwin, dice che i conti davvero non tornano.
“Quando si manda una squadra in esplorazione avanzata – dice tra le altre cose dice Corey Mills – il perimetro viene, in realtà, stabilito dalle minacce che si trovano nell’area. Quindi, se non ci sono minacce oltre i 100 metri, posso delimitare una certa area. Ma se ho un edificio a 160 metri perfettamente adiacente al palco, questa è una minaccia evidente, specialmente con una posizione di osservazione rialzata. Questo è il paradiso dei cecchini. E nessuno sta parlando della torre dell’acquedotto”.
Corey Mills spiega alcune cose sul fallimento dei preparativi, ma ad un certo punto afferma:” La quantità di negligenza, e di errori commessi qui, mi fanno propendere per un progetto intenzionale piuttosto che per l’inettitudine”.
Kate Baldwin – CNN evidentemente sorpresa gli chiede se stia adombrando un complotto.
Corey Mills, membro del Congresso non si sottrae: “Credo che, a questo punto, sia necessaria un’indagine all’interno del Congresso, non solo dell’FBI, non solo di altri. Mi guardo indietro e penso, come individuo, alle varie fasi di escalation a cui hanno sottoposto Trump. Prima hanno cercato di censurarlo e metterlo a tacere, poi lo vogliono incriminare e imprigionare. Ora cercano di ucciderlo e toglierlo di mezzo”.
Poi Kim Iversen arriva al punto: “Ieri mattina, vi ho detto che mi stavo orientando, che propendevo per attribuire questo fiasco alla pura e semplice negligenza. Ora, invece, propendo per il fatto che ci abbiano provato, chiunque sia il mandante nello Stato profondo. Non credo che Joe Biden sia coinvolto visto che stanno cercando di far fuori anche lui, in altro modo, semplicemente mandandolo via dalla Casa Bianca. Possono eliminarlo col venticinquesimo emendamento. Non hanno bisogno di ricorrere all’assassinio, nel suo caso. Ma chiunque sia, Deep State, o qualunque nome si voglia dargli, hanno cercato di eliminare Donald Trump. Questa è la tesi verso cui propendo adesso. Ci sono troppe prove che puntano in quella direzione. Assomiglia al caso di Epstein. Casualmente la guardia si era presa una pausa. E casualmente Epstein non aveva un compagno di cella. E casualmente le telecamere erano spente. Troppi fatti casuali che si sommano in una conferma”.
Fare paralleli con la vicenda Epstein da parte di Kim Iversen è qualcosa di più di un’indicazione.

Nella fotografia Epstein, accusato di pedofilia e morto “suicida” , e la sua isola dove accoglieva gli amici.
Se i giornalisti in America, nonostante tutto, fanno ancora il loro mestiere, così come lo fa egregiamente Roberto Mazzoni, i sentieri indicati da Corey potrebbero riservare molte sorprese.
Per chi volesse approfondire può guardarsi il video di Roberto Mazzoni all’indirizzo https://mazzoninews.com/2024/07/20/trump-ipotesi-di-complotto-mn-280/
Credo che nei prossimi giorni avremo modo di avere altri interessanti approfondimenti, sempre nell’intento di seguire i fatti, di porci domande, di non accontentarci della propaganda ed escludendo ogni acritica adesione a tesi complottiste.





