
di Angelo Ciccarella
Dio volle amare e così generò gli esseri e la casa dove abitare. Dalla Sua mente scaturirono luce e potenze plasmatrici che emisero un canto congiunto, dal quale crearono le forme che diedero sostanza alla nascita del mondo sensibile e l’irruzione in esso del divino. Dal silenzio del Creatore alla manifestazione della potenza o musica o canto. Dalla quiete il movimento. Così ebbe origine tutto quanto.
In un antico racconto apocrifo del Genesi, Mosè incontrò sul Sinai il Signore Iddio indaffarato ad inanellare corone di lettere, le 22 dell’alfabeto, il Verbo originario, con fonemi, voci, suoni, archetipi oscillanti. Oggi il Verbo è digitalizzato, è social, viene diffuso da preti isteriliti dall’abitudine e dallo scetticismo; ma l’anima abita l’orecchio più che l’occhio. Là si forma il pensiero. Ogni uomo attaccato a un filo, si arrampica sulla torre del tempo e tesse nell’aria una tela piena di messaggi, piccola o grande che sia, attraverso gli impulsi più forti. Ognuno ripete le frasi a cui crede. La ripetizione è fede se viene espressa con speranza nel cemento delle sillabe, che sono i mattoni dei pensieri sacri. La fede va e viene, dal cuore al cielo. Templi e biblioteche, scuole e chiese, tentano di incanalare, ordinare tutto ciò. Se ci riescono per poco tempo nasce una setta, se resistono a lungo, formano una religione e una civiltà (Pietro Tacchi Venturi: “Storia delle Religioni”, Utet 1954). E cresce la storia con le 22 lettere. Ma bisogna sentirle cantare, come fece Orfeo, i bardi medievali e i pastori delle nostre valli che solfeggiavano i versi a memoria della “Gerusalemme liberata”. Se succede, avviene il miracolo. Così mette le radici la fede. Il tono giusto accade provando e riprovando. L’armonia è quando tutto funziona. E con l’armonia, tra tribù e popoli, si sviluppa la sinfonia. Oggi sembra avvenire l’inverso e tutto si rompe perché si è dimenticato il canto.
I cosmologi odierni credono che tutto sia iniziato col gran botto cosmico. C’è più aderenza alla realtà nei Veda indù e nella letteratura che si rifà al mito come nel romanzo “Il Silmarillion” di Tolkien, che nelle congetture di padre Lemaître (“In principio, la scissione dell’atomo primordiale creò lo spazio e il tempo”, Nature 1931). La sapienza perenne ci dice invece che un suono-luce creò gli universi, pescando la materia prima necessaria dal pozzo-senza-fondo.
Il Verbo, figlio della Madre celeste, è il gran direttore d’orchestra che muove matematiche danze e produce suoni di flauto come in seguito fece Krishna. Lo spirito riempie gli spazi fra elettroni, un microcosmo dove regnano ordine e memoria. Il Verbo è la trama nel tessuto dello spazio-tempo e del pensiero. È là che lo spirito si veste del Verbo. Là è il capolinea dove tutto è Uno. E c’è uno spartito per ogni suonatore delle molteplici dimore, a cui viene data la propria parte ben trascritta. Se stoniamo, tutti l’avvertono e ne risentono, ma il Direttore sa come ricostruire la melodia iniziale.





