
La Comunità del Carbone e dell’ Acciaio, costituita con il Trattato di Parigi del 18/04/1951, è stata la Prima Istituzione Europea. I Padri Fondatori come Jean Monet, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, diedero vita ad una organizzazione avente come obiettivo porre in comune la produzione di Carbone ed Acciaio accomunando 6 Paesi Europei come Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi.
La seconda Guerra Mondiale era da poco finita e la Politica Europea, quella vera, ebbe il coraggio e la visione di unificare la produzione della materia strategica per antonomasia, l'” acciaio”.
La CECA vedrà il suo termine il 23/07/2002 quando altre Istituzioni Europee, dal Trattato di Roma in poi, governeranno come Unione Europea l’ Antico Continente.
Bene. Oggi la produzione dell’ acciaio non ha perso la sua importanza.
Su una produzione mondiale di circa 12,5 miliardi di tonnellate di acciaio i primi 10 Paesi produttori sono:
– Cina
– India
– Giappone
– USA
– Russia
– Sud Corea
– Germania
– Turchia
– Brasile
– Iran
L’ Italia si posiziona all’ 11° posto di poco dopo l’ Iran, ma il dato è che nelle prime 10 l’ unico paese europeo è la Germania.
Sempre le stesse fonti identificano, per milioni di tonnellate di acciaio, per area geografica quella di Asia ed Oceania con una produzione a fine 2022 di 108,8 MT, Europa con 10,6 MT, USA con 9,3 MT.
Solo nel mese di ottobre 2023 la Cina ha prodotto 79,1 MT, l’ India 12,1 MT, il Giappone 7,5 MT.
In Italia, dove I dati non sono assolutamente comparabili, le prime 3 società produttrici sono la Marcegaglia spa, la Riva Forni spa, la Chimet spa. Discorso dolorosissimo per la ex Ilva di Taranto oggi gestita da Arcelor Mittal meritoria di una commissione parlamentare di inchiesta.
Andrebbe aggiunto un ulteriore capitolo per le Acciaierie di Terni ma forse un tomo universitario per la produzione dell’ acciaio in Italia non sarebbe esaustivo.
Stiamo scrivendo di fatti e non di opinioni di cui l’Italietta barzellettiera si alimenta quotidianamente. Stiamo scrivendo di aspetti primari e strategici (il lettore scusera’ per la ripetizione del termine ma è il più idoneo) interessi nazionali, laddove vi sia ancora qualcuno che comprenda il valore del termine.
Nel dopoguerra, quindi, l’ indipendenza nazionale non era solo quella voluta da Enrico Mattei per gli idrocarburi, ma anche e soprattutto la produzione di Acciaio e Carbone in seno alla CECA.
Oggi abbiamo la Cina, che con la sua “lunga marcia” è il primo produttore al mondo, dopo una politica di acquisizioni spregiudicate in tutti i continenti. La Cina è un Impero a conduzione comunista che ha mezzi, risorse, capacità per operare sul lungo periodo a differenza dei “nostri”, abituati a passare le giornate in attesa del 27 del mese, e questo vale per tutti nessun escluso.
E l’ Europa? Ha dimenticato personalità come Adenauer od il nostro Alcide De Gasperi, che di Europa ne sapeva più dei radical chic nostrani.
È necessario ripartire da ciò che di “buono” era stato fatto. Per l’ Italia sarebbe necessario un piano nazionale per l’ acciaio utilizzando una parte dei fondi del PNRR.
Trattasi di rendere più forte la nostra economia incrementando anche l’ occupazione, visto che ormai i nostri migliori giovani dopo la laurea vanno a lavorare all’ estero e sarebbe una buona occasione per farne rimanete qualcuno da noi.
Basta con le polemiche da lavandaie o da trivio. Basta “chiacchiere e distintivo “. Misuriamoci su fatti e proposte concrete.





