L’incidenza della AI sul flusso di denaro digitale
L’allarme è stato lanciato, ma subito taciuto: la stragrande ricchezza del mondo in termini di moneta è elettronica e, quindi, interamente disponibile attraverso sistemi telematici.
La carta di credito è obsoleta e altre forme fisiche di pagamento lo sono altrettanto, il contante preistorico.
La ricchezza, quella vera, viaggia su base informatica e si moltiplica in modo esponenziale.
Questa ricchezza è in mano alle grandi multinazionali del risparmio che sono banche, assicurazioni, società finanziarie, banche online e bitcoin.
Strumenti elettronici che, di fatto, hanno sostituito l’obsoleta forma di risparmio costituita nel deposito bancario.
Senza considerare che anche il deposito bancario è immerso nel grande mondo tecnologico e digitale.
La questione assume diversi piani di lettura e osservazione: quello puramente economico e finanziario, quello elusivo ed evasivo, quello criminale rispetto al reato più probabile costituito dal riciclaggio di ingenti somme, ma su tutti grava da un po’ il pericolo n. 1, ovvero, le potenzialità dell’AI.
La caccia al traffico di somme attraverso scambi di denaro digitale è un tema, puramente, repressivo ed investigativo che, con certezza, sarà il futuro della lotta alla criminalità organizzata che è già ben attrezzata sotto questo profilo e lo sarà sempre di più; il crimine informatico sarà il futuro.
Sarà una vera rincorsa tra “guardie” e “ladri”, per riprendere un noto film di Totò e Aldo Fabrizi degli anni 50.
Il tema, però, forse, più interessante e allo stesso tempo inquietante, è costituito dall’incidenza della AI sul flusso di denaro digitale e sulla capacità di questa di intercettare le ricchezze sparse nell’etere cibernetico.
Vi è stato l’allarme, non sappiamo quanto di maniera, di moda, o per puro marketing delle aziende dell’Intelligenza Artificiale, denominazione impropria, dei pericoli del mondo di internet rispetto all’AI.
Si è adombrato – non sappiamo con quale fondamento – che l’AI potrebbe in solo 6 mesi “fagocitare” tutte le informazioni su Internet e in possesso delle vie telematiche note.
Vie telematiche, nelle quali navigano anche le informazioni bancarie, le nostre password, i nostri segreti che teniamo gelosamente celati, in realtà, la rete li conosce.
La protezione dei dati di sicurezza bancaria, ma anche quelli sanitari, per esempio, sarebbero in grave rischio se l’AI fosse capace di acquisire tutti i dati scambiati sulla rete negli anni.
Un approccio, forse, catastrofico e fantascientifico?
Non lo sappiamo, ma siamo abituati a ragionare sulle cose e su i fatti.
Posta per vera la circostanza che è stata sbandierata della capacità di AI di assorbire tutti i dati della rete, il rischio serio e reale è che niente potrebbe essere al sicuro veramente nella rete.
Non sono al sicuro i nostri risparmi, non è al sicuro la nostra più intima essenza che è costituita dai dati sanitari, non è al sicuro la nostra privacy, nel senso di libertà individuale, non è al sicuro nulla che sia sulla rete.
Se poi il nostro ragionamento lo portiamo a un’estremizzazione naturale del ragionamento non è al sicuro nessuno in nessun luogo e non sono al sicuro i dati degli Stati e gli arsenali militari e il loro utilizzo.
Se dovessimo ragionare in modo esponenziale non sarebbe al sicuro più nulla e nessuno.
Con un’unica conseguenza che il controllo di tutto ciò passerebbe dal soggetto titolare dei diritti (individuali), dallo Stato (titolare dei diritti collettivi) alle Società che controllano l’AI.
Questo, in verità, è, a nostro parere, il reale pericolo da scongiurare: il controllo del Mondo da parte delle Società che hanno creato l’AI.
L’assioma fatto è inevitabile conseguenza di quello che oggi ci fa divertire nel modificare una foto o avere, in modo istantaneo, una ricerca per la scuola.
Vi è molto di più in tutto ciò e non bastano delle regole esterne date dagli Stati o da una molteplicità di Stati.
Occorre un risveglio etico della scienza e tecnologia che non segua necessariamente le lusinghe del denaro, ma che privilegi una moralità laica che implica il rispetto dell’altro e della collettività.
L’AI apre tematiche etiche di gran lunga superiori e preliminari al suo utilizzo che devono essere affrontate in via del tutto preliminare.
Come, però, molto spesso capita la scienza e la tecnologia hanno infranto l’assetto etico diventando operative per ragioni puramente economiche.
Ci si aspetta una regolazione dall’interno pur essendo ben consapevoli che questa non sia altro che una ulteriore prova di depotenziamento dell’umanità.
Peraltro, il concetto fatto veicolare dell’Intelligenza Artificiale è fallace.
Per intelligenza si comprende non solo il lato razionale, ma il lato sensoriale, affettivo, di empatia sociale e l’anima dell’individuo.
Essere intelligenti non è fare un ragionamento solo logico-matematico, ma è sapersi confrontare con la società, è l’essere umano l’unico che può appropriarsi del termine di essere “intelligente”; sebbene il più delle volte il contenuto concettuale di tale parola ai più sia ignoto.
L’intelligenza umana è molto di più che immagazzinare dati informatici ed informazioni complesse.
Quello che mancherà sempre all’AI è il lato umano della pietas, valore e limite, ma con certezza elevata non riproducibile.
L’AI è un ottimo elaboratore e magazzino, ma non ha alcuna intelligenza, sa solo elaborare e restituire dati ed informazioni collazionando il tutto anche in modo discutibile.





