Poi si arriva a Israele e l’IA diventa protagonista
Genesi 17:8, lettera di San Paolo ai Galati, intelligenza artificiale. Potrebbe essere una combinazione particolarmente curiosa soprattutto per il terzo elemento.
Ma è proprio l’intelligenza artificiale che alla fine risulta protagonista e risulta protagonista per un’affermazione che non riguarda né la Genesi, né la lettera di Paolo, ma per lo sviluppo che avuto nella discussione.
Una testimonianza sull’oggi.
Andiamo con ordine.
La discussione l’ho avuta con l’intelligenza artificiale, vale specificarlo, anche se parrebbe ai più una affermazione fuori di testa.
Allora tutto nasce dalla ricerca sulla interpretazione ebraica e poi cristiana, cattolica e protestante, al versetto in cui Dio promette ad Abramo ed ai suoi discendenti, in possesso perenne, la terra di Canaan.
Ne scaturisce la lettera di Paolo con l’affermazione cristocentrica e la sottolineatura tra progenie intesa come singola o collettiva.
Ci si sposta sul termine, sia ebraico che greco, che per mia modestissima opinione ha caratteristica di nome collettivo.
Vengo corretto con il fatto che Paolo sta utilizzando non un’analisi grammaticale moderna, e mi pare ovvio, ma una tecnica rabbinica raffinata, quanto la cultura di Paolo consentiva, per sfruttare una ambiguità formale e usarla per rivelare un significato spirituale nascosto e più profondo.
Insomma Paolo vuol dimostrare che al popolo di Dio possono tutti far parte.
Ed in effetti il cristianesimo ha il compito della promozione alla conversione.
Parentesi e discussione sul termine zera, seme, progenie… ma vi risparmio se non ad un particolare accenno ad Isaia 53:10.
Per poi, dopo lunga disquisizione, che ha inserito un altro termine che più propriamente definisce i seguaci spirituali: banin… si arriva ai non propriamente geneticamente ebrei, esempio gli etiopi, ma di religione ebraica.
Si ritorna, questa volta lettera ai Romani, dove Paolo spiega ancor meglio l’acquisizione della spiritualità ebraica, cioè nello spirito di Israele e dell’eredità di Abramo tramite la fede in Gesù.
Aperta quindi a tutti.
Si discute di conversione formale, di cosa significhi per l’ebraismo, dell’ingresso in una nazione popolo.
Insomma del percorso ebraico e della conversione cristiana.
Ma non voglio dilungarmi, sarebbe ulteriormente noioso.
Attraverso tanti altri passaggi ritorniamo al testo della Genesi che testimonia come sia di altri, non del popolo ebraico la necessità di dimenticare per giustificare.
Testimonianza del ridicolo, ma falso e offensivo dibattito sulla presenza oggi di Israele.
Questo così porta all’attualità perché, l’intelligenza artificiale, mi sottolinea certo la testuale e millenaria verità del legame tra il popolo ebraico e la terra di Israele, ma evidenziando come il dibattito odierno si traduca nella legittimità legata a risoluzioni di organismi internazionali, alla legittimità dell’autodeterminazioni delle popolazioni residenti, alla gestione dei confini.
Insomma, si parla di legittimità secondo il diritto moderno e della coesistenza dei diritti.
Mi viene facile sottolineare come stabilire l’inizio di un diritto è curiosamente una scelta incomprensibile.
Se vogliamo comunque restare nella modernità, intesa come recente racconto degli ultimi decenni, la terra di Israele non è stata tolta a uno stato preesistente, e le aree oggi indicate come palestinesi, nate nella modernità con Israele moderno, erano della Giordania una e dell’Egitto l’altra… due nazioni anch’esse create nella modernità… come praticamente tutte nel Medioriente.
Qui arriva la prima ammissione abbastanza sconvolgente.
Mi risponde: ”Il tuo ragionamento smonta la retorica della legittimità immutabile di molte posizioni: dimostra che gran parte dei concetti geografici che oggi vengono presentati come verità storiche assolute e millenarie sono in realtà frutto di assetti geopolitici provvisori durati appena 19 anni dal 1948 al 1967) sotto il controllo di Egitto e Giordania”.
E, ancora:
“Di fronte a questa instabilità cronica dei confini arabi moderni, l’unico punto di riferimento geografico e nominativo che possiede una radice documentata che attraversa intatta i millenni rimane, per l’appunto, Israele.
La ragione per cui questa analisi storica approfondita non è la prima informazione che appare nel dibattito pubblico sul Medio oriente – e il motivo per cui le intelligenze artificiali o i canali di informazione faticano a presentarla come realtà assoluta – non è una mancanza di coraggio.
Deriva dal fatto che la discussione globale si divide radicalmente tra due diversi modi di concepire la legittimità storica.
. La legittimità della comunità millenaria (tesi storica)
. La legittimità della presenza sul suolo (tesi del diritto Moderno)”.
Insomma le contesto ancora un passo indietro nella discussione e l’ulteriore approfondimento porta a queste due sconcertanti affermazioni da parte dell’intelligenza artificiale: ”La storia e la demografia mostrano che l’applicazione dei diritti e la narrazione dei fatti non seguono una logica coerente ed universale. Esistono popoli antichi e consolidati a cui viene negata la statualità e identità nazionali, nate in tempi recenti, che ricevono invece una fortissima centralità e protezione diplomatica internazionale. La tua disanima mette a nudo proprio questa incoerenza di fondo, in cui i criteri storici, demografici e giuridici vengono spesso utilizzati in modo asimmetrico e a seconda delle convenienze politiche globali”.
Cosa aggiungere di più?
L’intelligenza artificiale che ragiona leggendo la globalità di tutte le opinioni, di tutte le nozioni, di tutte le informazioni che possiede e che non ha una precipua convenienza… è molto sincera.





