
“A Nonna e Nonno, che mi hanno fatto diventare un vero hillbilly”.
E’ in questa dedica il senso di un libro che è stato in testa alle classifiche americane di vendita, scritto da J.D.Vance, oggi candidato vice presidente degli Stati Uniti a fianco di Donald Trump.
Hillbilly sta per buzzurro, montanaro, bifolco.
Stando ai paradigmi del mondo snob, borotalcato e supponente, pleonastico, nonché in via di rapida obsolescenza dei fighetti woke, dediti alle tautologie evanescenti, l’hillbilly rientrerebbe nella categoria dei deplorable, così definiti da Hillary Clinton, con irraggiungibile raffinatezza: miserabili e in quanto tali deplorevoli.
Per J.D.Vance essere un hillbilly non è deplorevole, se ne farà una ragione la signora Clinton, ma è un elemento di orgoglio, di appartenenza ad un mondo dove non c’è la cipria, ma la realtà dura di chi si conquista da vivere ogni giorno e non si vergogna delle sue radici.
J.D. Vance è cresciuto tra Middletown, in Ohio, e Jackson, in Kentucky. Arruolatosi nei Marines dopo il diploma, ha prestato servizio in Iraq. Laureatosi in legge a Yale, ha attivato un’azienda di successo nella Silicon Valley.
Come si evince da quanto scrive Atlantico quotidiano, la carriera di Vance nel settore tecnologico è impressionante. Nel 2020 ha fondato Narya Capital, un fondo di venture capital con sede in Ohio, attirando investitori del calibro di Peter Thiel, Marc Andreessen ed Eric Schmidt. Per chi non li conoscesse: Thiel è stato co-fondatore di PayPal con Elon Musk, nonché il primo investitore in Facebook. Andreessen ha semplicemente inventato il browser, lo strumento che ha sostanzialmente rivoluzionato la nostra società. E Schmidt è stato per molti anni ceo di Google”.
“La visione di Vance per il settore tecnologico – scrive in proposito Nicola Porro – si discosta significativamente dall’approccio dominante nella Silicon Valley. Durante la sua campagna, ha ad esempio proposto una riforma della Sezione 230, la legge che protegge le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti. La sua proposta mira a mantenere questa protezione per le piattaforme alternative più piccole, mentre cerca di limitare il potere dei giganti tech”.
Per diplomarsi e laurearsi J.D.Vance ha scaricato piastrelle, poi è andato a combattere in Iraq nel corpo dei marines.
Elegia americana, libro di testimonianza, è stato scritto quando Vance aveva 31 anni e non era ancora noto se non a se stesso.
Il libro è stato a lungo al primo posto delle classifiche di vendita americane ed è tradotto in varie lingue.
In Italia lo ha editato Garzanti.
Vance descrive il mondo degli agricoltori e della classe operaia degli Appalachi e di quelle che sono state le città industriali d’America senza veli, con un’adesione alla realtà che impressiona soprattutto per il destino riservato alla struttura produttiva del Paese dalla logica folle della globalizzazione.
“Sono nato – scrive Vance – in una famiglia povera della Rust Belt, in una cittadina dell’Ohio che era cresciuta intorno a un’acciaieria e che non ha fatto altro che perdere posti di lavoro e speranze. […]. Dalla bassa mobilità sociale alla povertà, dalla diffusione dei divorzi alla droga endemica, la mia patria è un luogo di infelicità”.
In queste poche righe c’è il dramma della finanziarizzazione dell’economia e della globalizzazione, che hanno gettato nella miseria i bianchi d’America, i quali, ora, grazie ai fighetti woke, dovrebbero anche genuflettersi in un lavacro penitenziale per essere quello che sono: lavoratori bianchi, figli di immigrati (come tutti gli Americani, ad eccezione dei Nativi).
Bianchi, ma non appartenenti alle classi alte, quelle che si sono immedesimate nella logica finanziaria e all’ideologia woke, green, lgbtqa+, quelli dell’asteric*, perché maschi e femmine sono categorie razziste.
“Sì, sono bianco – scrive il cattolico Vance – , ma non mi identifico di sicuro nei WASP, i bianchi anglosassoni e protestanti del Nordest. Mi identifico invece con i milioni di proletari bianchi di origine irlandese e scozzese che non sono andati all’università. Per questa gente, la povertà è una tradizione di famiglia: i loro antenati erano braccianti nell’economia schiavista del Sud, poi mezzadri, minatori e infine, in tempi più recenti, meccanici e operai. Gli americani li chiamano hillbilly (buzzurri, montanari), redneck (colli rossi) o white trash (spazzatura bianca). Io li chiamo vicini di casa, amici e familiari”.
Il libro è da leggere, non solo perché è scritto bene e ci consegna une tranche de vie dell’America profonda, ma perchè ci permette di capire l’operazione politica compiuta da Donald Trump nella scelta di Vance come vicepresidente.
Scegliere Vance significa trasformare definitivamente il Gop nel partito dei lavoratori, delle classi produttive, di chi intraprende e mettendo fine alla logica delle porte girevoli, dove i Rino (Republicans in name only) erano intercambiabili con i Dem.
In America è in atto una trasformazione profondissima incomprensibile a chi, respirando cipria, è prigioniero di vecchie classificazioni: destra, sinistra, ad esempio.
Chi sta con il popolo, con i suoi interessi, con il suo future è di destra o di sinistra?
Una volta era la sinistra che si occupava dei deboli, dei poveri, della classe operaia, del ceto medio, di chi lavora. Ora la sinistra è diventata il luogo utopico di ideologie demenziali che nulla hanno a che fare con la realtà.
Lo scambio tra realtà e denominazione è avvenuto anche in Europa, cosicché nell’intero Occidente oggi la destra è la sinistra e la sinistra è la destra.
C’è una categoria pleonastica, in questo mondo in trasformazione, che aspira a stare in una zona neutra, nell’illusione di poter essere la mosca cocchiera in quanto dotata di superiore intelligenza. Esprime gli ottimati, i quali, in questa metamorfosi epocale, sono diventati solo dei camerieri di lusso.
In Italia c’è questa congerie di pseudo intellettuali e pseudo politici che, ad ogni occasione si offrono come elementi intelligenti per coalizioni politiche regolarmente sconfitte.
E’ la tribù dei pleonastici, produttori di cipria, che si avvolgono nel borotalco mentre a livello mondiale ruggisce l’orgoglio degli hillbilly.





