
Tecnologia, disarmonia e nostalgia dell’armonia cosmica.
J.R.R. Tolkien si distingueva per una visione critica della tecnologia moderna. In opere come Il Signore degli Anelli, la macchina e l’industrialismo non sono mere ambientazioni, ma simboli di disarmonia e corruzione: Saruman possiede una “mente di metallo e ruote” e Isengard si trasforma in un inferno industriale, popolato da ingranaggi e distruzione, lontano dalla bellezza e dalla quiete della natura. Per Tolkien, la tecnologia disincantata rompe il legame tra l’uomo e la melodia ancestrale del Cosmo, evocata dal mito della musica degli Ainur.
Socialità digitale: un nuovo abisso tra realtà e irrealtà
Sebbene Tolkien non abbia potuto conoscere i social media, la sua critica al potere della tecnologia può essere facilmente estesa a questo fenomeno. I social creano infatti un paradosso: promettono comunità, ma spesso generano isolamento; moltiplicano le voci, ma trasformano il dialogo in rumore; mostrano il mondo, ma lo filtrano fino a svuotarlo.
La socialità digitale produce un “oltre-mondo” fatto di immagini curate e identità frammentate, che tende a sostituire la realtà vissuta. L’illusione di presenza maschera in realtà una distanza crescente: la natura viene fotografata e condivisa, più che contemplata; le relazioni diventano schermi, più che incontri. È il medesimo rischio che Tolkien aveva già intravisto nel rapporto tra tecnica e potere: ciò che nasce per connettere e servire, finisce per alienare e dominare.
Tecnica “eterna” vs tecnica “tragica”
Tolkien non demonizza la tecnica in sé, bensì il suo uso divorante, manipolativo, e disancorato da un principio morale ed estetico. L’arte elfica, ad esempio, mostra una tecnologia armonica, che riflette la bellezza del creato e non la distorce. Saruman, invece, incarna la “tecnica tragica”: manipolazione, volontà di potere, riduzione della realtà a ingranaggio.
Così anche i social possono essere visti come strumenti ambivalenti: nella misura in cui favoriscono incontro autentico e bellezza, essi partecipano alla musica del mondo; quando invece si riducono a macchina di controllo, distrazione e apparenza, diventano anti-musica, rumore che soffoca l’armonia.
La socialità smaterializzata come altra forma di potere
La rete digitale, più che unire, rischia allora di separare: crea un “spazio parallelo” che diventa più importante del reale. È la nuova forma di dominio tecnologico: non più solo industriale o meccanico, ma psicologico, sociale e persino spirituale. Un potere che non abbatte alberi o montagne, ma che recide silenziosamente il legame tra l’uomo e la realtà, tra l’uomo e la sua interiorità, tra l’uomo e il canto delle sfere.





