
di Raffaele Romano
La Siria confina con la Turchia a nord, con l’Iraq a est e a sud-est, con la Giordania a sud e con Libano e Israele a sud-ovest.
Così dopo Gaza ci fu il Libano ed ora la Siria.
Il Medio Oriente è in subbuglio e crea molte problematiche ma, allo stesso tempo, rivela tuto quello e tutti quelli che finora si nascondevano. La sconfitta e la fuga di Bashar al-Assad succeduto al padre Hafiz al-Assad segna, allo stesso tempo, la sconfitta della Russia di Putin e dell’ayatollah Ali Khamenei e, dall’altro, la presenza sempre più crescente della Turchia di Erdogan ed il ruolo sempre più forte di Israele in tutta la regione che, confinando con la Siria, ha già rafforzato i confini delle alture del Golan.
La prima conseguenza è stata il ritiro delle navi russe dalla base di Tartus concessa alla Russia nel 1971 la qual cosa apre un vulnus per Mosca in quanto non avrà più basi navali di appoggio in tutto il Mediterraneo e ciò gioca a favore della NATO.
Non va dimenticato e né sottovalutato che Erdogan ha cercato di contenere i curdi da tempo, mantenendo il controllo su vaste aree nel nord della Siria, mentre l’Iran è impegnato a rafforzare il regime, continuando a sostenere e finanziare le milizie sciite in secolare guerra coi sunniti.
L’altro elemento da tenere sempre presente è la questione energetica ed il ruolo strategico del Mediterraneo per le rotte del gas e del petrolio da cui, oltre all’Europa Italia compresa, dipende moltissimo anche Pechino.
Stando così le cose la partita siriana, per quanto ancora indecifrabile sotto tanti aspetti, in questo momento potrebbe essere quella che effettivamente deciderà l’evoluzione su una serie di rapporti di forza ed equilibri in tutto il Medio Oriente.
Qualsiasi cosa ne pensino i dimostranti occidentali in gare di “solidarietà” a tanto al chilo saranno gli occhi attenti e funzionali di Israele come osservatori attentissimi di ciò che è accaduto ed accade in Siria per salvaguardare, in primis, gli effetti sul proprio territorio nazionale. Va detto, ad onor del vero, che se Israele non avesse contribuito a quello che sta accadendo in queste ore martellando le postazioni militari, finanziate da Teheran, di Hezbollah e dei Pasdaran più altre cellule minori chissà quale quadro si avrebbe oggi.
Barak Ravid, giornalista israeliano informatissimo, ha rivelato alla rivista Formiche che “nelle ultime ore si sono tenute diverse consultazioni urgenti all’interno delle Forze armate israeliane alla luce dei rapidi sviluppi in Siria. Israele vuole capire cosa accadrà e chi prenderà il controllo del territorio siriano appena oltre le Alture del Golan; vuole capire che effetto questo avrà sulla guerra che lo circonda da ormai quattordici mesi; vuole valutare se le realtà contro cui combatte, Hezbollah e Iran, aumenteranno il loro coinvolgimento per salvare nuovamente Assad e dunque Tel Aviv potrà ottenere vantaggio dalla distrazione per le guerre che sta combattendo.”.
Il fronte aperto da Israele contro gli Hezbollah ha avuto riflessi molto negativi su quelli che appoggiavano Assad, in primis, l’Iran che si trova ora di fronte alla gestione di un coinvolgimento militare su molti più fronti. In seconda battuta, e simile a Teheran, si trova Mosca che impegnata molto sul fronte ucraino per uomini, mezzi e risorse economiche non ha molto da mettere in campo.
Nel frattempo Israele ha provveduto a bombardare depositi di armi chimiche di Damasco onde evitare che ne prendessero possesso i nuovi padroni della Siria. Per ora il nuovo quadro siriano nel contesto medio orientale è tutto da decifrare e solo le prossime settimane disveleranno qualcosa.
Nel frattempo in Italia siamo tutti presi dallo scontro titanico fra Conte e Grillo.





