
di Vito Schepisi
Sono da apprezzare le parole del campione tedesco di tennis Alexander Zverev sulla grande forza di Jannik Sinner, e sul merito della vittoria del tennista italiano agli Open d’Australia.
Non è da apprezzare, invece, quanto scritto dal quotidiano tedesco Bild: “E’ sconcertante che il caso Clostebol non sia stato trattato molto tempo fa e che Sinner riesca ancora a vincere in Australia come se nulla fosse accaduto”.
(Come oramai è stato documentato, il tennista italiano non ha mai assunto sostanze dopanti e le tracce riscontrate dalle analisi, in quantità infinitesimali e del tutto insufficienti a stabilirne un vantaggio sportivo, rivenivano dalle tracce, rimaste sulle mani del suo massaggiatore, d’un prodotto liberamete acquistabile in farmacia, per curare una sua ferita).
Bild è un altro giornale tedesco a cui l’Italia che vince contro un tedesco non sta simpatica!
I teutonici, quando lo stivale d’Europa già lasciava impronte di genio e civiltà, erano barbari.
Come mentalità, e senza generalizzare (bene precisarlo!), i teutoni sono rimasti sempre gli stessi: sono testardi, non sanno perdere e rosicano quando accade.
Insultare e rappresentare il Belpaese e gli italiani in modo offensivo per loro è un’abitudine.
In Italia si ricorda ancora la copertina del settimanale tedesco Der Spiegel che nel 2014 rappresentava l’Italia con un piatto di spaghetti su cui si poggiava una pistola.
Rappresentavano l’Italia come un Paese di “spaghettari” e mafiosi.
Il messaggio di Der Spiegel tendeva a limitare l’afflusso turistico dalla Germania verso l’Italia.
Un messaggio che, creando timore e diffidenza, mirava a dissuadere i cittadini tedeschi dal trascorrere le loro vacanze nei luoghi di mare e d’arte d’Italia.
Raffigurati come un popolo senza valori (“spaghettari”), dominato da mafiosi e delinquenti.
Come se la prepotenza criminale fosse retaggio della nostra cultura e non, invece, dell’orrore di cui, i tedeschi, hanno lasciato ampie tracce in Europa.
Gli italiani hanno, però, l’intelligenza di farsene una ragione e si sorride con semplicità anche sui crucchi “rosiconi”.
L’importante per gli italiani è che un ragazzo giovane, alto e coi capelli rossi, numero uno al mondo nel rating del tennis maschile: si batta per il tricolore; che lo faccia con la giusta determinazione; che abbia vinto per la seconda volta (dopo il 2024), con lealtà e con merito, circostanza riconosciutagli in modo unanime, l’Australian Open 2025, il primo dei 4 gradi Slam di tennis dell’anno.
I tempi sono cambiati!
Si sa che nello sport si vince e si perde, senza che ci sia quel bisogno di rosicare così tanto e da reagire in modo così stupido, insultando gli avversari.
Se Zverev avesse vinto, avrebbe sì spento la gioia degli sportivi italiani, ma non scalfito in alcun modo l’apprezzamento per la legittimità della sua eventuale vittoria e per l’impegno e lo spessore della sua prestazione.
Zverev è stato apprezzato dagli italiani e dallo stesso Sinner.
Si è battuto come un leone su ogni punto, costringendo Sinner ad un impegno superlativo per poterlo battere.
In Italia non c’è chi non ne abbia apprezzato l’impegno, il valore e la coraggiosa prestazione, e che sei sia battuto con grande dignità e bravura.
Sinner e Zverev si sono rivelati come due veri fenomeni: hanno offerto una prestazione d’altissimo livello.
I tedeschi e gli italiani dovrebbero esultare insieme per la prestazione di due tennisti di grande livello.
Non si può, invece, pensare che ci sia ancora chi usa lo sport per lanciare una eco di dominio, come nel ‘36 ai giochi olimpici di Berlino.
In Italia si ha anche il buonsenso di sorriderci su, soffermandosi sulla stupidità di chi in Germania rosica e non sa perdere.
Ed in Italia di “rosiconi” c’è buona conoscenza: s’individuano a fiuto, solo che in Italia s’annidano, soprattutto, nelle lotte di campanile ed in politica.
In quest’ultimo ambito chi perde (si parla di elezioni), oltre a non capire la debolezza della propria proposta politica, non riesce ad avere l’umiltà di capire le ragioni della sconfitta.
E’ un po’ come chi va a sbattere contro un muro e che, per non farsi mancare niente, si dà anche la zappa sui piedi.





