
Dunque Schlein smentisce di essere su posizioni diverse da Conte sul riarmo. Voto congiunto di Pd e M5s contro “l’impegno di aumentare la spesa militare al 5% con cui Meloni sta ipotecando il futuro delle prossime generazioni italiane”. Interessante. Per la stessa identica motivazione dunque un no anche al riarmo europeo, o no? Anche quello costa tanto e “ipoteca futuri”. Insomma, l’Italia fuori della NATO – come la Spagna? – e fuori della decisione europea sulle armi. A meno che l’Italia faccia cambiare idea all’intera NATO, Francia, Inghilterra e Germania per prime. Oppure basta dire qualche no per salvarsi l’anima e poi chinare la testa? Ai posteri la sentenza.
Questo significa che, politicamente, il “campo semilargo” chiede di andare sino in fondo. A me sta pure bene: differenziamoci. Ovviamente al primo ritornello che noi siamo “esclusi ed isolati” dall’Europa e da ogni consesso internazionale, mi sento autorizzato a fare sonore pernacchie. E, ovviamente, altrettanto ad ogni accenno a “sovranismi”. La via pacifista porta a questo? Se lo domanda, e lo domanda a tutti, uno che al pacifismo crede davvero. Ma non sopporta la demagogia.
Ma se per caso ci si dovesse riarmare, ovviamente non si può essere succubi di Trump. La prima cosa da fare è rifiutarsi di comprare armi e munizioni dagli USA. Bello, non c’è che dire. Diamo invece un impulso all’ industria bellica e dintorni…. Quale industria? E poi, quella europea?
Prendi i listini delle principali armi di cui dotarsi e leggi come l’Europa sia in un angolo. Rivalità tra Paesi UE, mancato coordinamento della produzione, ambizioni nazionali e invidie politiche rallentano un piano coordinato, crea doppioni, la non gestibilità – manutenzione, ricambi, tecnologie – delle armi se non da parte dei soli Paesi produttori. E fanno esplodere – l’ ironia è involontaria – i prezzi. Un carro armato tedesco Leopard costa 22 milioni (15 milioni di base), quelli francesi ed inglesi più o meno lo stesso prezzo; un analogo USA 8-9 milioni, uno russo 4,1 ed uno cinese 2,3. (Fonti: Infodifesa- Money- La Stampa). Noi paghiamo un carro armato “casareccio” e Putin, quello dal quale bisogna difendersi, ne fa 7 con la stessa cifra. Se ci si sposta sul settore spaziale, o su quello navale, o su quello antimissilistico il ritornello non cambia di molto.
Dice: ma il problema non è risparmiare. L’imperativo è essere autonomi dal tycoon. Si spende di più, ma vuoi mettere la soddisfazione di dire un no a Trump. Non si può perdere la faccia… e poi…. Confesso. Ho nostalgia per la scuola delle Frattocchie e per gli incidenti tipo “Contrordine compagni, l’Unità non lo dice”. Persino in quei casi il livello era più alto.
Non sarebbe il caso invece di fare una vera rivoluzione e pretendere che l’Europa, almeno sul versante difesa, esista? Come esercito e come industria, e ovviamente come sistema finanziario per gli investimenti necessari? E noi decidere di far parte davvero dell’Europa?





