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SCHIAFFO A MACRON. IL NIGER RITIRA IL PERMESSO DI SFRUTTAMENTO DELL’ URANIO ALLA FRANCESE ORANO

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La giunta militare del Niger ha ritirato il permesso di sfruttamento del giacimento di uranio di Imouraren, nel nord del Paese, alla società francese Orano.

“Orano prende atto della decisione delle autorità del Niger di ritirare alla sua controllata Imouraren il permesso di sfruttamento del giacimento, nonostante la ripresa delle attività sul posto secondo le aspettative espresse”, ha affermato il gruppo francese in un comunicato.

Imouraren, nel nord del Niger, è uno dei più grandi giacimenti di uranio del mondo, con riserve stimate in 200 mila tonnellate.

Il suo sfruttamento sarebbe dovuto iniziare nel 2015, ma il crollo dei prezzi dell’uranio sul mercato mondiale, dopo il disastro nucleare di Fukushima nel 2011, aveva congelato le attività di Orano (ex Areva).

In una nota pubblicata lo scorso 11 giugno, il ministero delle Miniere di Niamey aveva annunciato che il permesso di esercizio nel sito di Imouraren sarebbe stato ritirato ad Orano e restituito al demanio pubblico, se i lavori in esercizio non fossero stati iniziato entro un periodo di tre mesi successivo al 19 marzo.

Nella stessa nota il ministero aveva ricordato di aver emesso una prima formale diffida ad Orano nel febbraio 2022.

Giovedì scorso la società francese ha precisato che le infrastrutture del deposito sono state riaperte dal 4 giugno per accogliere le squadre di costruzione e portare avanti i lavori. Da parte sua, Orano si è detta “disposta a mantenere aperti tutti i canali di comunicazione con le autorità del Niger sull’argomento, riservandosi il diritto di contestare la decisione di revocare il permesso di esercizio davanti alle autorità giudiziarie competenti, nazionali o internazionali” .

La giunta militare di Niamey, salita al potere con il colpo di Stato del luglio 2023, che ha fatto della sovranità uno dei suoi mantra, annunciando la rottura degli accordi di cooperazione militare con la Francia e con l’Ue e il ritiro del contingente militare Usa dal Paese e ripetendo in più occasioni di voler rivedere a fondo il sistema di sfruttamento delle materie prime sul suo territorio da parte di imprese straniere.

Orano, specialista di combustibili nucleari, sfrutta l’uranio nel nord del Niger dal 1971.

Se il sito della Akokan Mines Company (Cominak) è chiuso dal 2021, quello di Somair, nella regione di Arlit, è ancora attivo nonostante le difficoltà riscontrate nella catena logistica. La chiusura della frontiera con il Benin e del suo sbocco al mare – giustificata da Niamey con ragioni di sicurezza – resta un ostacolo alla vendita delle materie prime del Niger per l’esportazione. Secondo i dati forniti dall’Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom (Esa), relativi al 2021, il Niger è il settimo produttore mondiale di uranio, fornendo il 4,7 per cento della produzione globale (il Kazakhstan guida la classifica con il 45,2 per cento). Circa un quarto della fornitura di uranio naturale alle centrali nucleari europee, nel 2022, proveniva dal Niger, facendo di quest’ultimo il secondo fornitore del continente dopo il Kazakhstan e davanti al Canada.

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  • Redazione

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