La nobiltà di rango troppo spesso poco augusta
Andrea Mountbatten-Windsor è stato arrestato dalla polizia. Un fatto unico nella storia delle teste coronate.
Ma Andrea non è un caso isolato: come vedremo, la nobiltà europea custodisce una galleria di onori e orrori che nessun araldo di corte oserebbe mai raccontare.
Ciò che resta dell’ex principe, dell’ex duca e del figlio prediletto di Elisabetta II, è stato prelevato dalla sua residenza il giorno del sessantaseiesimo compleanno. In custodia cautelare.
È accusato di cattiva condotta in pubblico ufficio: documenti governativi riservati trasmessi a Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali su minori, negli anni in cui Andrea rappresentava gli interessi commerciali britannici nel mondo.
Nove forze di polizia al lavoro. Sullo sfondo, accuse di traffico di esseri umani e aggressioni sessuali ancora al vaglio degli inquirenti.
“Nessuno è al di sopra della legge”.
Lo ha ripetuto il premier Starmer poche ore prima dell’arresto. Lo ha dimostrato Re Carlo in persona, aprendo alla cooperazione con le forze dell’ordine contro il proprio fratello.
Quando uno slogan diventa manette, qualcosa si è rotto. O forse, per una volta, si è aggiustato.
Ma chi si stupisce non ha studiato abbastanza.
1936. Edoardo VIII, Re del Regno Unito, abdica per sposare la divorziata americana Wallis Simpson. Il capo della Chiesa anglicana che rinuncia alla Corona per una donna che la Chiesa stessa non avrebbe mai accettato. L’anno dopo visita Adolf Hitler nella sua residenza bavarese. Le simpatie naziste dell’ex sovrano sono documentate negli archivi britannici. Churchill in persona lavorò per tenere quei documenti nascosti.
1978. Vittorio Emanuele di Savoia, erede al trono d’Italia, ha iscritto due volte il suo nome nelle pagine di cronaca per fatti poco compatibili con un lignaggio reale.
La prima, all’isola di Cavallo in Corsica. Irritato per il presunto furto di un gommone, si presenta con una carabina militare e spara. Un proiettile colpisce Dirk Hamer, diciannove anni, che dormiva su un’imbarcazione vicina. Morirà dopo centoundici giorni di agonia, diciannove operazioni e tre amputazioni. La giustizia francese lo assolve dall’omicidio volontario nel 1991.
La seconda, nel 2006: l’erede al trono d’Italia è detenuto nel carcere di Potenza nell’ambito dell’inchiesta su Vallettopoli. Intercettato, si vanta con i compagni di cella della dinamica di quella notte a Cavallo. La Cassazione, nel 2017, ha scritto che il proscoglimento “non significa che sia esclusa ogni sua responsabilità nel tragico evento”.
1998. Ernst August di Hannover, principe e marito di Carolina di Monaco, viene sorpreso a urinare sulla facciata del padiglione turco all’Expo. Aggressioni, risse, denunce per violenza. L’aristocrazia ridotta a cronaca da codice penale.
2010. Carl XVI Gustaf, Re di Svezia, finisce al centro di un libro inchiesta che documenta le sue frequentazioni notturne. Strip club e compagnie imbarazzanti. La Casa Reale non ha mai smentito in modo convincente. Il Re che conferisce il Nobel sorpreso a frequentare l’esatto contrario di Stoccolma.
2012. Juan Carlos I, Re di Spagna – l’uomo che nel 1981 aveva salvato la democrazia dal golpe del colonnello Tejero – vola in Botswana con l’amante per una battuta di caccia all’elefante. Si frattura l’anca. La Spagna in quel momento affonda nella crisi. Seguono inchieste su tangenti da cento milioni di dollari dall’Arabia Saudita, conti offshore, società nei paradisi fiscali. Abdicazione forzata nel 2014. Nel 2020 il figlio Felipe gli taglia eredità e pensione. Juan Carlos parte per Abu Dhabi. Esilio volontario, lo chiama lui. Fuga, la chiama il resto del mondo.
2013. Alberto II, Re del Belgio, viene trascinato in tribunale da Delphine Boël per il riconoscimento di paternità. Il sovrano nega per anni. Nel 2020 il DNA lo inchioda. Vent’anni di menzogne per non riconoscere il proprio sangue.
2017. Iñaki Urdangarin, Duca di Palma di Maiorca e genero di Juan Carlos, condannato a cinque anni e dieci mesi per frode fiscale, appropriazione indebita e traffico di influenze. La figlia del re alla sbarra accanto al marito.
E poi c’è Harry. Il Principe che non vuole più esserlo. Nessun reato, ma la demolizione sistematica della monarchia dall’interno. Il memoir, le interviste, le accuse pubbliche alla famiglia. Il principe che si ribella al sistema finendo per dimostrare ciò che il sistema temeva: che senza il protocollo, sotto la corona, spesso non c’è nulla.





