
“Sabotatori ucraini dietro l’attacco al Nord Stream? L’inchiesta tedesca che rischia di spaccare l’Europa”.
L’inchiesta federale tedesca sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, avvenuto nel settembre 2022, sta arrivando a conclusioni che potrebbero rimettere in discussione l’unità europea sul sostegno all’Ucraina.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, gli investigatori avrebbero raccolto prove che collegano l’attacco a un’unità d’élite ucraina, agita secondo l’indagine sotto la supervisione dell’allora comandante in capo Valerii Zaluzhnyi, oggi ambasciatore a Londra.
Dopo anni di indagini, la Germania ha emesso sette mandati di arresto: tre militari e quattro sommozzatori accusati di aver collocato gli esplosivi che fecero saltare i gasdotti Nord Stream 1 e 2, simbolo della dipendenza energetica europea dal gas russo.
Un dettaglio chiave dell’inchiesta sarebbe una foto scattata da un autovelox che, grazie al riconoscimento facciale, avrebbe permesso di identificare uno dei sub coinvolti.
La vicenda sta generando forti attriti diplomatici. La Polonia, ad esempio, si è rifiutata di consegnare uno dei sospettati, definendolo un “eroe” per aver colpito una delle principali fonti di finanziamento del Cremlino. Varsavia ha persino permesso il suo rimpatrio in Ucraina a bordo di un’auto diplomatica.
Il premier Tusk ha liquidato ironicamente la questione dicendo che “il problema non è che il gasdotto sia stato distrutto, ma che sia stato costruito”. In Germania, invece, l’affaire sta alimentando tensioni interne: l’AfD e altre forze euroscettiche sfruttano il caso per criticare l’appoggio militare a Kiev e per collegare l’esplosione del Nord Stream alla crisi energetica che ha colpito famiglie e imprese tedesche.
Un altro capitolo delicato riguarda l’Italia: il presunto capo dell’operazione, Serhii Kuznietsov, ex ufficiale dei servizi ucraini, è stato arrestato in Emilia-Romagna dopo una lunga operazione di tracciamento internazionale. Berlino ha chiesto la sua estradizione, ma la decisione rischia di trasformarsi in un caso politico, con pressioni incrociate tra Germania, Italia e Ucraina.
Se le prove tedesche verranno confermate, ci troveremmo di fronte a una verità scomoda: un Paese alleato avrebbe colpito infrastrutture europee senza coordinamento con i partner. Le conseguenze potrebbero essere gravi: diplomaticamente, si rischia una frattura tra i Paesi dell’Europa orientale più filo-ucraini e quelli occidentali, più sensibili alle regole e alle relazioni con la NATO.
Politicamente, l’inchiesta può rafforzare i partiti populisti e anti-Ucraina, soprattutto in Germania e in Italia, riducendo il consenso per gli aiuti a Kiev.
Strategicamente, l’episodio rischia di minare la fiducia reciproca tra alleati e di dare spazio alla narrativa russa, che da tempo accusa Kiev di terrorismo internazionale.
L’indagine tedesca non è solo una questione giudiziaria, ma un test cruciale per la coesione europea e per la credibilità dell’Occidente nella guerra in Ucraina.





