Fanno più notizia il…profumo di Fassino o il famigerato ticket a Venezia, che l’interrogativo, riferito al 25 aprile, di cosa fare della liberta’. Questi sono i tempi. Eppure nel valore della liberta’ c’è sempre uno stimolo inestinguibile, quello alla ribellione. Ribellione contro le ingiustizie, ribellione contro ogni forma di oppressione, ribellione contro i veleni dell’odio e della occupazione del potere.
Probabilmente i semi di queste ribellioni li potremmo trovare facilmente proprio nella Resistenza al nazi fascismo. O nelle testimonianze di Matteotti e Buozzi. Perché’ non danno seguito? In parte per colpa della nostalgia, in parte della retorica.
La nostalgia a dx e’ ormai grottesca perché lega ad un periodo della storia che non si e’ vissuto ma che e’ finito in macerie in tutti i sensi. La retorica a sx e’ quella di chi non ha mai fatto i conti con la realta’ di ciò’ che significa realmente sempre una egemonia che puo’ risolversi ancora in una dittatura o comunque in limiti alla liberta’, o sottrazione di partecipazione democratica, e che comunque permette di aspirare senza uso di troppi scomodi ideali a raggiungere il potere.
C’è’ in generale molto cinismo, poche tracce di umanesimo. Vivere ogni una discordia e’ ridicolo. Basta pensare a quei giovani che hanno vissuto da fascisti perché vi sono nati, ma hanno non solo abbandonato quella riva della loro vita, bensì hanno cooperato per cambiare e poi per ricostruire un Paese libero. Hanno guardato avanti.
Certo ci sarà stato anche dell’opportunismo, una speranza di vita personale migliore o comunque capace di soddisfazioni, di sopravvivenza, ma quel passo difficile l’hanno compiuto. Ecco, io vorrei ricordare oggi, anche dopo la ricorrenza della Liberazione, quanti non solo sono riusciti a liberarsi di convinzioni da …regime dittatoriale ma che poi hanno abbracciato definitivamente un percorso di liberta’ per se stessi e per tutti gli altri.
Li’ era il germe di una riconciliazione. Poi certo penso con adesione ideale ed affettiva anche a chi non ha mai piegato la testa. E lo faccio con un po’ di malinconia: chi e’ in grado ora di ereditare quel coraggio e ad esempio in politica e’ capace non a chiacchere ma con progetti di tenere la schiena dritta? Claudio Marcello dopo una sconfitta con Annibale raduno’ i suoi legionari e disse: vedo delle armature, dei corpi ma non dei Romani…Ecco oggi io vedo i clan, le elite, gruppi di potere, diseguaglianze fossilizzate nel quotidiano, ma non vedo molti oppositori a questo stato di cose. E senza moralismo, mi dispiace, non si va da nessuna parte.
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