
di Carlo Di Stanislao
“Se oggi esiste una cultura di destra è davvero ben nascosta”
Italo Nostromo
Dovevano cambiare tutto, soprattutto la cultura, ma il governo Meloni in 2 anni di mano praticamente libera data la inconsistente opposizione, non ha cambiato nulla.
Solo piccoli avvicendamenti, nomine qua e là senza delineare alcun progetto culturale alternativo o almeno una bozza. Non ci sono segni di discontinuità da nessuna parte, dall’informazione alla politica culturale, dalle istituzioni alle postazioni pubbliche. Se si osservano i nominati, salvo qualche eccezione ma per puro caso, il quadro è il seguente ed è desolante.
Come mi capita spesso sono con Marcello Veneziani che su La Verità scrive fra l”ironico e l’abbattuto: “Sentinella, a che punto è la notte? La domanda del profeta risale ogni giorno e ogni giorno resta inevasa, senza risposta. Togliete il sonoro al gran frastuono sul caso Boccia-Sangiuliano e allargate il campo visuale alla questione culturale in Italia, oltre le vicende che riguardano il ministero della cultura, i pianti, i corvi e la malafede”.
Cambi di linea manco l’ombra, semmai si perde ogni linea, tutto sembra accadere per caso, a zig zag come un ubriaco o random, senza alcuna consapevole direzione.
Nella sua ultima poesia Pier Paolo Pasolini parla di una Destra Divina per dire una destra che difende, conserva e prega. Una destra poco o per nulla politica: una destra culturale.
È esistita questa destra che, anche se non la condivido, ci ha insegnato a vivere con disciplina e nel rispetto delle tradizioni e della morale. Penso a Vico a Celine, a Tolkien e, oggi, anche se fuori dai confini nazionali, al francese Michel Houellebecq, il maggior intellettuale di destra vivente.
In Italia c’è l’eterno problema della confusione fascismo/destra, che i successi di Fratelli d’Italia sembrano acuire anziché risolvere e vi è poi la convinzione che un innovatore debba per forza essere di sinistra.
Non sono mai stato e non mi sento di destra eppure capisco che in un momento storico in cui l’Occidente e i suoi valori sono sotto attacco, spetta ai conservatori e, segnatamente, a una politica culturale di stampo conservatore riportare nell’opinione pubblica spaventata e confusa i valori condivisi che sono alla base del conservatorismo.
Recentemente abbiamo assistito a partiti che sono cresciuti rapidamente (Pd, Movimento 5 Stelle e Lega) e che altrettanto rapidamente sono ritornati a percentuali più modeste, proprio perché il loro progetto politico è finito con il collassare sul piano culturale.
Giuseppe Prezzolini (a cui l”ex ministro Sangiuliano ha dedicato una monografia), padre del conservatorismo italiano, nella sua “Intervista sulla destra” sosteneva che “in Italia esistono scrittori conservatori, non esiste una cultura conservatrice. Esistono politici conservatori, non esiste un grande partito conservatore. I conservatori – intellettuali e politici – sono dispersi fra la destra, il Centro e anche il Centrosinistra”. I fatti anche di oggi gli danno ragione.
Furio Jesi (1941-1980) è stato studioso di miti, storico delle religioni e critico letterario. Nelle sue ricerche eclettiche e originali ha elaborato modelli interpretativi innovativi sul mito e sulle sue manifestazioni moderne. Di Furio Jesi nottetempo ha pubblicato, sempre a cura di Andrea Cavalletti, anche un’edizione accresciuta di Cultura di destra (2011) e Germania segreta (2018).
Ebbene leggendo quei libri si respira aria di novità e visione ampia anche nella conservazione delle migliori tradizioni, che non debbono essere copiate, ma fungere da guida in un cammino fra ombre di ogni genere.
Mi torna alla mente (strano per uno che si considera socialista), La Pelle, romanzo di Curzio Malaparte, oscurato prima da D”Annunzio e poi dal marchio del fascista.
Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la peste – è questa l’indicibile verità – è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la «schifosa pelle».
Come è simile l’Italia di oggi a quella Napoli sconfitta e prostituta.
Come ha scritto Milan Kundera, nella Pelle Malaparte «con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta».
Ma oggi la destra atlantista e europeista ce l’ha ancora pensatori e poeti?





