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NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI PER I DEM, E SOROS APPOGGIA KAMALA

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NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI PER I DEM, E SOROS APPOGGIA KAMALA

La decisione di Joe Biden di non correre per la riconferma ha spinto i democratici verso l’ignoto e ha aperto la notte dei lunghi coltelli all’interno del Partito Democratico. Una notte che durerà fino al 5 novembre, quando si saprà chi è il nuovo presidente Usa. Non è detto che la notte duri anche fino all’insediamento, in quanto Joe Biden non si è dimesso da presidente e lui e il suo cerchio magico giocheranno, in questo lasso di tempo, tutte le carte possibili.

Del cerchio magico, a quanto pare, fanno parte Bill e Hillary Clinton. O, meglio, è Biden che fa parte del cerchio magico di Bill e Hillary Clinton.

Il cerchio magico si dovrà confrontare con Obama, con Nancy Pelosi, con la sinistra della Ocasio Cortez.

Bill e Hillary Clinton hanno detto che sosterranno la Harris e anche chi potrebbe essere un’alternativa o un vice, tra cui il governatore della California Gavin Newsom, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e il segretario ai trasporti Pete Buttigieg. 

Bill e Hillary Clinton hanno detto: “Siamo onorati di unirci al presidente [Biden,ndr] nell’appoggiare la vicepresidente Harris e faremo qualsiasi cosa per sostenerla”.

L’aspetto più significativo, allo stato attuale, è il sostegno immediato dei grandi donatori democratici alla Harris, tra cui, George e Alex Soros, Reid Hoffman, Brad Karp della società di consulenza legale Paul Weiss, Rogert Altman, fondatore della banca Evercore e il produttore di Broadway Mark Cortale .

Emerge evidente l’asse Soros, Clinton, Kamala Harris.

L’ex presidente Barack Obama, invece, in una dichiarazione rilasciata domenica a Medium, non ha appoggiato la candidatura della vicepresidente Kamala Harris, chiedendo una convention aperta per decidere un nuovo candidato.

“Nei prossimi giorni navigheremo in acque inesplorate – ha affermato Obama nella sua dichiarazione su Medium – ma ho una fiducia straordinaria che i leader del nostro partito saranno in grado di creare un processo da cui emergerà un candidato eccezionale”.

La ex speaker della Camera Nancy Pelosi, il leader della minoranza della Camera Hakeem Jeffries e il leader della maggioranza del Senato Chuck Schumer non hanno, per il momento, sostenuto Harris. 

Kamala Harris, 59 anni, ex senatrice della California, anche se indicata da Biden, non è una candidata scontata e potrebbe trovarsi ad affrontare la concorrenza di molti dei principali democratici al Congresso e dei 23 governatori democratici del Paese. 

Il problema è che la Harris è più impopolare di Biden e in questi ultimi 4 anni non è riuscita a emergere.

Due possibili concorrenti, Gavin Newsom e Gretchen Whitmer, fanno sapere: “Nessuno in questo momento sta lavorando dietro le quinte per sfidare la vicepresidente Kamala Harris”.

In questo momento. Poi si vedrà.

La Harris, nel frattempo, dovrà scegliere il proprio vice.

La rosa dei papabili include almeno sei nomi: Roy Cooper, Josh Shapiro, Gretchen Whitmer, Mark Kelly, Andy Beshear e Pete Buttigieg.

Roy Cooper è il governatore della North Carolina ed è un moderato.

Josh Shapiro è il governatore della Pennsylvania e da tempo è considerato possa diventare il primo presidente (in questo caso vice) ebreo d’America.

Gretchen Whitmer, governatore del Michigan, Whitmer è molto popolare nel Midwest. Durante la pandemia è salita alle cronache come una delle nemiche di Donald Trump per le sue rigide misure anti Covid.

Mark Kelly, senatore dell’Arizona, moderato, ex astronauta è il marito dell’ex deputata Gabby Gifford, promotrice dei controlli sulle armi.

Andy Beshear, governatore del Kentucky ha vinto due mandati in uno degli stati più repubblicani d’America, con una campagna basata sulla difesa dei diritti all’aborto.

Pete Buttigieg, segretario dell’amministrazione Biden per i trasporti, è considerato uno dei più abili comunicatori del governo.

Oltre alla scelta dei nomi, si è aperto anche il problema dei fondi.

Negli ultimi due anni, come scrive il New York Times, Biden e Harris hanno raccolto insieme centinaia di milioni di dollari per la loro candidatura alla rielezione.

I fondi sono divisi tra la campagna di Biden, il Democratic National Committee, quasi tutti i Democratic Party statali e vari comitati di raccolta fondi congiunti.

Al 30 giugno, tutti quei gruppi avevano circa 240 milioni di dollari in contanti a disposizione. La maggior parte di quel denaro, ad esempio la riserva del Democratic National Committee, non sarebbe stata influenzata da un cambio di candidato, ma la fetta più importante è nei conti intestati al comitato della campagna Biden-Harris: 91 milioni di dollari al 30 maggio. (Mancano i dati di fine giugno).

Quel denaro è stato raccolto dal ticket Biden-Harris e appartiene al ticket Biden-Harris. Le uniche persone che hanno accesso a quel denaro sono Biden e Harris. Quindi, se Harris dovesse essere ufficialmente nominata (con un nuovo numero 2), il suo nuovo ticket non avrebbe quasi nessuna interruzione finanziaria.

La vicenda si complica anche per il fatto che Joe Biden rimane presidente in carica fino a gennaio, quando ci sarà il passaggio delle consegne.

Scontata la richiesta di dimissioni dei repubblicani.

Il leader repubblicano e speaker della Camera Usa Mike Johnson ha subito detto che Joe Biden deve dimettersi “immediatamente”. “Se Joe Biden non è adatto a candidarsi alla presidenza – ha detto Mike Johnson-, non è adatto a fare il presidente. Dovrebbe dimettersi immediatamente”.

J.D.Vance, repubblicano dell’Ohio e nominato da Trump suo vice presidente nella corsa alla Casa Bianca, ha chiesto le dimissioni di Biden, ponendo il problema di come possa “giustificare” la sua permanenza come presidente.

I repubblicani si sono subito uniti a Mike Johnson e al candidato repubblicano alla vicepresidenza, il senatore J.D. Vance, nell’appello al presidente Joe Biden di dimettersi immediatamente, affermando che se non sarà in grado di cercare la rielezione, non sarà idoneo a rimanere in carica come presidente.

Meno scontata la lotta intestina che si aprirà tra lo stesso Biden con il suo cerchio magico e le altre componenti del partito.

Biden deve difendere se stesso e la sua famiglia e non è escluso che eserciti il perdono presidenziale prima di concludere il mandato.

Il fatto è che ci sono aspetti della sua presidenza e dei suoi rapporti con Cina, Russia, Ucraina che potrebbero sollevare molti problemi che vanno governati in questi sei mesi.

Gli scheletri negli armadi tintinnano.

Nel frattempo i sondaggi dicono che Trump è in vantaggio.

Secondo The Hill, l’ex presidente Donald Trump avrebbe un vantaggio di sei punti sulla vicepresidente Kamala Harris.

A partire da domenica, l’ultima media dei di The Hill pone Harris al 36,9% e Trump al 42,6%.

Il candidato indipendente Robert F. Kennedy, che è stato anche nominato nel sondaggio, è attualmente al 5,8%.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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