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Negli USA l’infanticidio è legale negli Stati Dem

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Il progressismo nazista dell’eugenetica nasce nell’Inghilterra socialista fabiana

La melassa antifascista, oppio dei popoli di marxiana memoria, come sempre accade nelle ipocrisie organizzate, non riesce a nascondere l’orribile faccia del nazismo che si è travestito da progressismo, per continuare a esercitare le stesse maledette pratiche che sono nate nell’Inghilterra del socialismo fabiano, prima di diventare pratica e ideologia del nazismo tedesco.

Così, i progressisti danno del fascista agli altri mentre esercitano il nazismo.

Negli Usa il Massachussets, si aggiunge ora a Colorado, Oregon, Minnesota, Michigan, Maryland, Virginia, New Mexico, Vermont, District of Columbia (Washington) nel permettere l’infanticidio, ossia l’aborto in qualsiasi momento della gravidanza, quindi anche alle soglie della nascita.

USA Dem

 

La decisione fa la pari con quella inglese di qualche mese fa, quando la Camera di Lords ha respinto il tentativo di fermare la depenalizzazione degli aborti oltre le 24 settimane già approvata alla Camera dei Comuni. Una non perseguibilità che renderebbe lecita l’interruzione di gravidanza sino al parto.

Un esito che la Chiesa cattolica definisce «spaventoso» e che le persone sane di mente possono tranquillamente definire progressismo nazista. Aborto fino alla nascita è omicidio, perché alla nascita arriva un bambino completamente formato

Che gli anglosassoni si comportino come adepti della Morte e che evidenzino la loro natura nazista non è una novità.

Margaret Sanger e il “controllo delle nascite”

Margaret Sanger (1879-1966) fu colei che diffuse per la prima volta all’interno del mondo anglosassone il termine “controllo delle nascite”, aprì la prima clinica di controllo delle nascite negli Stati Uniti d’America e istituì organizzazioni che si sono poi evolute nell’attuale Planned Parenthood.

Margaret Sanger entrò in contatto con l’ambiente eugenetico soprattutto negli anni Venti e utilizzò esplicitamente il linguaggio eugenetico. Nel 1920 scriveva che il birth control poteva contribuire a «weeding out the unfit», cioè a eliminare progressivamente la riproduzione degli individui considerati inadatti. L’eugenetica era inoltre un tema ricorrente nella sua rivista Birth Control Review.

La Sanger sosteneva che il problema fosse soprattutto la trasmissione di malattie, disabilità e condizioni sociali ritenute sfavorevoli. La sua posizione rimaneva comunque compatibile con una forma di eugenetica negativa, cioè la riduzione della riproduzione degli individui giudicati «unfit».

Il collegamento con i Fabiani è particolarmente significativo perché in Gran Bretagna, all’inizio del Novecento, eugenetica e socialismo riformista entrarono effettivamente in contatto.

La stessa Fabian Society riconosce oggi che diversi suoi esponenti storici discussero e sostennero idee eugenetiche. Tra questi vi furono Sidney Webb e George Bernard Shaw.

L’eugenetica non apparteneva esclusivamente alla destra razzista. Nella sua prima fase poteva essere interpretata anche come una forma di social engineering: la società moderna, attraverso la scienza, lo Stato e la pianificazione sociale, avrebbe potuto intervenire sui processi biologici e demografici.

È precisamente qui che il pensiero eugenetico poteva incontrare il fabianesimo.

I Fabiani erano infatti favorevoli a una trasformazione razionale, graduale e tecnocratica della società, attraverso istituzioni, welfare, educazione e amministrazione pubblica. La Fabian Society stessa riconosce che l’eugenetica costituì un elemento del dibattito interno al movimento.

Il collegamento più interessante con Sanger passa probabilmente da H. G. Wells, il quale fu un esponente importante del mondo fabiano e sostenne idee eugenetiche. La National Library of Medicine lo colloca esplicitamente, insieme a George Bernard Shaw e Margaret Sanger, tra le personalità che sostennero l’eugenetica.

La Library of Congress conserva la corrispondenza di Sanger con Wells e Shaw all’interno delle sue carte, mentre l’edizione degli Selected Papers of Margaret Sanger sottolinea proprio l’intreccio della sua attività con Wells, Shaw e altri riformatori britannici.

Ancora più significativo: esiste uno studio accademico specificamente dedicato a una conferenza tenuta da Sanger alla Fabian Society di Londra nel 1915. La Sanger entrò fisicamente nell’ambiente fabiano.

La rete transatlantica

Esiste una rete transatlantica di idee, persone, conferenze e organizzazioni. La documentazione sulle carte di Sanger mostra, per esempio, i suoi rapporti con Wells, Shaw e Marie Stopes e la Stopes era a sua volta profondamente inserita nell’ambiente britannico del birth control e dell’eugenetica.

Nel primo Novecento l’eugenetica non era ancora sinonimo di nazismo e poteva assumere almeno due configurazioni: preservare la «razza», impedire la riproduzione degli «inferiori», segregazione e sterilizzazione; oppure, come nel caso del fabianesimo: società scientificamente organizzata, pianificazione della popolazione, riduzione della povertà e delle «devianze», controllo razionale della riproduzione, miglioramento del «capitale umano».

La Fabian Society stessa riconosce oggi questa ambivalenza: alcuni Fabiani aderivano a pregiudizi razziali, mentre altri vedevano l’eugenetica soprattutto come uno strumento di riforma sociale e di gestione del «capitale umano».  Ed è proprio in questa seconda area che Sanger e alcuni Fabiani si incontrano.

Il problema storico nasce dal fatto che questa “emancipazione individuale” della donna venne fatta convergere con un progetto di ingegneria sociale sulla popolazione.

Ed è qui che il rapporto con il fabianesimo diventa davvero interessante.

Sanger - Fabiani

 

Sanger frequentò direttamente la Fabian Society, parlò alla Fabian Society nel 1915 e sviluppò rapporti con figure fabiane come H. G. Wells e George Bernard Shaw, mentre, sia il movimento fabiano, sia Sanger condividevano, in forme diverse, l’interesse per l’eugenetica e il controllo della riproduzione.

Il passaggio successivo davvero interessante è la relazione tra Sanger, H. G. Wells, Sidney Webb, George Bernard Shaw e Marie Stopes con il movimento neo-malthusiano, perché lì emerge una vera e propria rete anglo-americana del controllo demografico e dell’eugenetica tra il 1900 e il 1930.

Rete transatlantica

 

Tra il 1900 e il 1930 nasce, infatti, una rete internazionale eugenetica e neo-malthusiana nella quale gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno un peso enorme. Il nazismo non nasce da questa rete, ma eredita e radicalizza un patrimonio eugenetico che era già transnazionale.

La Germania aveva una propria tradizione di Rassenhygiene precedente a Hitler. La connessione con il nazismo, tuttavia, è storicamente molto concreta.

All’inizio del Novecento si sviluppa una vera comunità internazionale di eugenisti. Il passaggio decisivo è il Primo Congresso Internazionale di Eugenetica di Londra del 1912. Vi partecipano britannici, americani, tedeschi e altri studiosi europei.

Tra i protagonisti tedeschi c’è Alfred Ploetz, fondatore della Rassenhygiene tedesca. Ploetz considerava gli Stati Uniti, già allora, un paese particolarmente avanzato nel campo dell’eugenetica. Lo storico Stefan Kühl documenta proprio come il congresso di Londra contribuisse alla formazione di una comunità scientifica internazionale orientata al concetto di «miglioramento della razza».

Quindi: Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania non sono tre storie separate, ma sono già ambienti comunicanti.

Stati Uniti, laboratorio eugenetico

La cosa sorprendente è che la Germania nazista non inventa la sterilizzazione eugenetica. La prima legge americana di sterilizzazione eugenetica viene approvata in Indiana nel 1907; seguiranno numerosi altri Stati. La California diventa uno dei principali laboratori mondiali.

Gli eugenisti americani elaborano anche modelli legislativi, statistiche sulla trasmissione dei caratteri ereditari e criteri per identificare i cosiddetti unfit. Uno dei personaggi centrali è Harry H. Laughlin, direttore dell’Eugenics Record Office. Il suo modello di legge sulla sterilizzazione diventerà particolarmente importante anche per gli studiosi tedeschi.

Il Second International Eugenics Congress si svolse a New York nel 1921, presso l’American Museum of Natural History, presieduto da Henry Fairfield Osborn.

La partecipazione americana fu dominante: secondo la documentazione storica, 41 dei 53 contributi scientifici provenivano da studiosi americani.

Siamo quindi davanti a qualcosa di molto più strutturato di un insieme di eccentrici teorici: università, fondazioni, musei, medici, biologi, statistici, legislatori, organizzazioni internazionali.

Ed è dentro questo stesso mondo che circolano idee sulla fertilità, sull’immigrazione, sulla razza e sulla selezione riproduttiva.

Margaret Sanger non è semplicemente un’eugenista americana. Il suo movimento nasce dal birth control, ma Sanger entra in contatto con ambienti eugenetici e neo-malthusiani.

Nel frattempo, in Gran Bretagna, Marie Stopes fa da ponte fra: birth control, neo-malthusianesimo ed eugenetica e la Sanger frequenta gli ambienti fabiani e nel 1915 tiene una conferenza alla Fabian Society.

Quindi nel periodo 1910-1930 si sovrappongono diverse reti: Fabiani, Neo-malthusiani, Eugenisti, Birth-control movement, Demografi. Non sono la stessa organizzazione, ma le persone si incontrano e collaborano.

La Germania non aspetta Hitler per diventare eugenetica

La Rassenhygiene tedesca esiste già nell’Impero e nella Repubblica di Weimar.

Tra gli esponenti più importanti abbiamo Alfred Ploetz, Ernst Rüdin, Fritz Lenz, Eugen Fischer, tutti aderenti al nazionalsocialismo.

Dopo la Prima guerra mondiale il movimento tedesco diventa progressivamente più radicale.

La crisi economica e il costo dell’assistenza ai malati e agli istituzionalizzati alimentano l’idea che lo Stato debba intervenire sulla riproduzione.

Qui avviene una convergenza particolare: eugenetica biologica, calcolo economico dello Stato, nazionalismo razziale convergono nella Rassenhygiene radicalizzata.

Quando Hitler arriva al potere nel 1933, non inventa il programma eugenetico, ma lo Stato nazista lo trasforma in politica di Stato.

Il 14 luglio 1933 viene approvata la Gesetz zur Verhütung erbkranken Nachwuchses, la legge per la prevenzione della progenie affetta da malattie ereditarie. Vengono istituiti tribunali sanitari ereditari e si arriva alla sterilizzazione obbligatoria di circa 400.000 persone.

E qui emerge il rapporto transatlantico

Gli specialisti tedeschi conoscevano molto bene le legislazioni americane sulla sterilizzazione, soprattutto quelle della California e della Virginia.

Il rapporto è però ancora più interessante dopo il 1933, perché diventa di reciprocità.

Alcuni eugenisti americani guardano infatti con interesse alle politiche naziste.

Il caso di Charles M. Goethe è significativo: eugenista californiano e sostenitore delle restrizioni all’immigrazione latino-americana, visitò la Germania e studiò le politiche naziste.

Nel 1934 scrisse con entusiasmo della rapidità con cui i tedeschi stavano applicando politiche che gli americani avevano sostenuto da tempo. Ancora più significativo è il commento attribuito a un eugenista americano:

«The Germans are beating us at our own game», ossia: «I tedeschi ci stanno battendo al nostro stesso gioco».

La frase è diventata emblematica perché mostra che almeno una parte del movimento eugenetico americano riconobbe una continuità fra le proprie aspirazioni e la legislazione tedesca.

Il nazismo porta l’eugenetica oltre ciò che avevano fatto Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il nazismo eugenetico non fu un fenomeno isolatamente tedesco: emerse all’interno di un movimento eugenetico internazionale nel quale Gran Bretagna e soprattutto Stati Uniti avevano avuto un ruolo pionieristico. La Germania possedeva tuttavia una propria tradizione di Rassenhygiene e il nazismo la radicalizzò trasformandola in una politica razziale e genocidaria.

L’influenza dei malthusiani

Thomas Robert Malthus aveva sostenuto che la popolazione tende a crescere più rapidamente dei mezzi di sussistenza. Il problema fondamentale era quindi il rapporto popolazione risorse.

Il malthusianesimo classico, però, non era ancora una teoria del controllo artificiale della riproduzione.

La svolta arriva nell’Ottocento, quando alcuni malthusiani cominciano a sostenere apertamente la contraccezione.

Nel 1877 nasce a Londra la Malthusian League, derivata dall’ambiente radicale e secolarista britannico. La sua tesi fondamentale era che la sovrappopolazione producesse povertà e che fosse quindi necessario diffondere la conoscenza dei metodi anticoncezionali.

Qui nasce il neo-malthusianesimo

La Malthusian League britannica è fondamentale perché non rimane un’organizzazione nazionale.

Nel 1900 Paul Robin, francese, organizza a Parigi un congresso internazionale e costituisce la:

Fédération universelle de la régénération humaine che diventa il nucleo della rete internazionale neo-malthusiana.

Seguono congressi a Liegi, 1905; l’Aia, 1910; Dresda, 1911; Londra, 1922; New York, 1925; Ginevra, 1927.

Questa rete collegava attivisti britannici, francesi, olandesi, tedeschi, americani e successivamente altri paesi. Quindi il fenomeno è transnazionale già prima di Sanger.

Il neo-malthusianesimo diceva: troppi figli uguale povertà, quindi bisogna ridurre la fertilità.

L’eugenetica afferma invece: non tutti i gruppi riproduttivi sono equivalenti e bisogna modificare la composizione biologica della popolazione.

Le due concezioni potevano quindi incontrarsi, ma non coincidevano.

Il neo-malthusianesimo tendeva a dire: meno nascite in generale, mentre l’eugenetica tendeva a dire: meno nascite degli “inadatti”, più nascite dei “migliori”.

La Malthusian League originariamente era più universalista: sosteneva famiglie più piccole in tutte le classi sociali. Ma negli anni successivi alcuni suoi dirigenti entrarono anche nelle organizzazioni eugenetiche.

Ed è proprio questa zona di sovrapposizione che diventa fondamentale.

Alcuni Fabiani condivisero con i neo-malthusiani l’idea che la società potesse essere razionalmente organizzata attraverso la conoscenza scientifica e l’intervento delle istituzioni.

In questo ambiente troviamo: George Bernard Shaw, H. G. Wells, Sidney Webb, Beatrice Webb

e altri intellettuali che partecipavano al dibattito sulla popolazione, la povertà, l’eredità biologica e la riforma sociale.

La cosa importante è che Sanger entra proprio in questo circuito britannico.

Nel 1914-15 frequenta l’Inghilterra, entra in contatto con gli ambienti del birth control e parla alla Fabian Society. È durante questo soggiorno che entra in relazione anche con Marie Stopes. La documentazione storica sul movimento conferma il ruolo di Sanger nella successiva internazionalizzazione del birth control.

John D. Rockefeller III fonda il Population Council

All’inizio birth control significa soprattutto: la donna deve poter decidere quanti figli avere.

Poi compare sempre più frequentemente: population control, che significa la società deve intervenire sui tassi di fertilità perché la crescita della popolazione costituisce un problema economico, sociale e geopolitico.

E qui arriviamo a un altro passaggio fondamentale, ma la rete non rimane più costituita soltanto da attivisti, intellettuali e associazioni; entrano fondazioni private, università, demografi, istituti di ricerca, organizzazioni internazionali, governi.

Nel 1952 John D. Rockefeller III fonda il Population Council. L’obiettivo dichiarato è studiare la crescita demografica, la fertilità, la pianificazione familiare e sviluppare contraccettivi efficaci ed economicamente accessibili.

Ma la storia della transizione è ancora più interessante.

La Rockefeller Foundation aveva inizialmente sostenuto la demografia indirettamente; negli anni Trenta, secondo la ricostruzione storica di John Merchant, Frederick Osborn contribuì a convincere Rockefeller dello stretto rapporto tra: birth control, eugenetica e demografia.

Nel 1944 la Rockefeller Foundation iniziò a finanziare direttamente la ricerca demografica.

Il controllo della fertilità poteva avere due significati completamente diversi.

Per una donna della classe media bianca: «Ti aiutiamo ad avere il numero di figli che desideri».

Per una popolazione considerata povera, arretrata o «troppo fertile»: «Dobbiamo ridurre il tasso di natalità di questa popolazione».

C’è un secondo salto storico, ancora più importante che va da Sanger a Rockefeller al Population Councila Planned Parenthood/IPPF, all’Onu e ai programmi di population control nei Paesi in via di sviluppo.

Ed è qui che possiamo verificare concretamente se e come il vecchio paradigma neo-malthusiano/eugenetico sia stato trasformato in una politica globale di controllo demografico, compresi i casi di sterilizzazioni in India, Porto Rico, America Latina e campagne contraccettive in Africa e Asia.

La convergenza con l’Ecologismo “Green”

Negli anni ’60 e ’70 del Novecento, il neomalthusianesimo si è tradotto in politiche concrete di controllo demografico, sostenute da governi, Ong e istituzioni internazionali (come la Fondazione Rockefeller o la Ford Foundation). La tesi centrale era che la “bomba demografica” nel Terzo Mondo (Asia, Africa, America Latina) avrebbe portato a carestie massive, guerre e instabilità politica.

In diversi casi, queste politiche hanno portato a interventi coercitivi (come le campagne di sterilizzazione di massa in India negli anni ’70 o la politica del figlio unico in Cina).

L’ecologismo moderno, nato tra gli anni ’60 e ’70, ha assimilato fortemente la matrice neomalthusiana: il legame tra demografia e ambiente è stato formalizzato nell’equazione (dove l’Impatto ambientale è il prodotto di Popolazione , Affluenza/Consumi e Tecnologia).

Nel discorso ambientalista, la Terra viene descritta come una nave con una “capacità di carico” limitata. Ridurre la popolazione o rallentarne la crescita è stato a lungo visto come la via più rapida per diminuire le emissioni di carbonio, la deforestazione e il consumo d’acqua.

Conclusione

Il progressismo, nelle sue varie componenti, nonostante l’ipocrita travestimento è figlio delle logiche malthusiane, del socialismo fabiano, della culla eugenetica inglese e della rete che ha convolto Inghilterra. Stati Uniti e Germania nazista.

Una rete di adoratori della Morte.

 

 

Adoratori della morte

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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