Nel film della Multisala Campo Largo Giorgia Meloni si dimette per permettere a Mattarella di nominare un Governo Pinco Palla che gestisca il fine legislatura – A destra c’è chi ci crede – Ogni giorno nasce un cucco, beato chi lo cucca
Ormai, quando ci si accosta alle narrazioni della sinistra progressista è necessario stabilire quale film si va a vedere nel Multisala Campo Largo.

In questo caso il film ha per titolo: “Elly e il gioco delle tre carte sulla piazza del Quirinale”
La domanda che continuamente fa Elly Schlein a Giorgia Meloni non è il frutto di un loop pavloviano, ma del gioco delle tre carte in atto sulla piazza del Quirinale.
Elly Schlein dovrebbe sapere che la logica costituzionale che presiede alle istituzioni della Repubblica Italiana è quella della continuità della legislatura, finché esiste una soluzione parlamentare praticabile.
Anzi: diciamo che lo sa benissimo.
Che senso ha allora chiedere a Giorgia Meloni quando si va a votare?
La risposta normale è quella del Presidente del Consiglio: a fine legislatura.
E allora, perché insistere?
Diamo per scontato che le opposizioni vorrebbero le dimissioni del Governo subito, per aprire una crisi e portare Sergio Mattarella a incaricare un esponente del Campo Largo o Santo che sia o, a sua discrezione, un simil Draghi o un simil Monti.
Ma il gioco delle tre carte non è questo. Questa è briscola scoperta.
Il gioco delle tre carte si svolge prendendo per il naso chi nell’area di Governo pensa che votare a maggio potrebbe avvantaggiare il centrodestra. Il ragionamento è il seguente: diciamo all’ultimo momento quando si va a votare, così gli attuali oppositori sono impreparati e noi vinciamo.
Qui è necessario tornare all’Asilo Mariuccia della politica.
Prima silo. Insegnamento fondamentale: chi scioglie le Camere è il presidente della Repubblica, non il Presidente del Consiglio.
E qui sta il trucco che le maestre dell’Asilo Mariuccia dovrebbero insegnare ai poveri politici pescati a strascico dalla cosiddetta società civile.
Prima spieghiamo il trucco, poi vediamo come potrebbe essere sostenuto dalle regole in vigore.
Giorgia Meloni si dimette per accorciare il tempo delle elezioni, così da impedire al Campo Largo di avere i tempi di prepararsi. Una furbata da grande prestigiatore. Il motivo per il quale si dimette non importa. Si dimette a basta.
Sergio Mattarella la riceve, sente le sue motivazioni e scioglie le Camere? No.
Sergio Mattarella la ringrazia e ottemperando alla logica costituzionale che presiede alle istituzioni della Repubblica Italiana, che è quella della continuità della legislatura, finché esiste una soluzione parlamentare praticabile, consulta e poi incarica Pico Palla di sondare se esiste una maggioranza alternativa.
Pinco Palla sonda e riferisce che è possibile avere una maggioranza e forma un Governo, che giura e viene rinviato alle Camere dove si scopre che la maggioranza presunta non è reale.
Il Presidente della Repubblica scioglie le Camere e incarica il Governo Pinco Palla di gestire gli affari correnti fino a quando ci sarà il nuovo Parlamento che creerà le condizioni di una nuova maggioranza di governo.
Portiamo avanti il film. Giorgia Meloni si dimette ad aprile. Mattarella sonda e incarica Pico Palla, il quale dice di avere una possibile maggioranza e forma il suo esecutivo, secondo le regole.
Va in Parlamento. Il Parlamento lo boccia. Si sciolgono le Camere e si indicono nuove elezioni, che devono essere tenute entro 70 giorni dalla fine delle precedenti Camere.
Tra consultazioni, formazione del Governo di Pinco Palla, sua mancanza di fiducia, passano maggio e giugno. Il Presidente della Repubblica scioglie le Camera e luglio e, considerati i 70 giorni, si arriva a settembre. Bingo.
Nel frattempo Giorgia Meloni è a casa con tutto il centrodestra e deve spiegare agli italiani per quale motivo si è dimessa consentendo il gioco delle tre carte.
In pratica Giorgia Meloni dovrebbe dichiarare: “Sono scema, mi sono fatta turlupinare dal gioco delle tre carte e per questo votatemi”.
Francamente non vedo proprio Giorgia Meloni, che stimo per la sua coerenza, fare una parte del genere.
Ma proseguiamo nel film.
Il Governo Pinco Palla gestisce di fatto oltre quattro mesi il Paese e gestisce, cosa più significativa, la fase elettorale.
Gioco fatto. Centro destra gabbato.
Francamente non vedo Giorgia Meloni davanti al banchetto delle tre carte intenta a puntare sul trucchetto.
E allora arriviamo alle regole da proporre agli alunni dell’Asilo Mariuccia della politica.
In Italia lo scioglimento anticipato delle Camere è disciplinato soprattutto dagli articoli 88, 61, 87 e 94 della Costituzione. Il punto fondamentale è che non basta che cada il Governo: la caduta dell’esecutivo e lo scioglimento del Parlamento sono due procedimenti distinti.
Chi può sciogliere le Camere?
L’articolo 88 stabilisce: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». Quindi il potere formale di scioglimento appartiene al Presidente della Repubblica. Prima deve sentire il Presidente della Camera e il Presidente del Senato.
Non è invece il Presidente del Consiglio a poter sciogliere autonomamente il Parlamento. Capito!!!
Il decreto di scioglimento, come gli atti presidenziali, rientra inoltre nel sistema della controfirma ministeriale previsto dall’art. 89.
La caduta del Governo non significa automaticamente elezioni
Questo è il punto più importante. L’articolo 94 stabilisce che: «Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere».
Se un Governo perde la maggioranza, il Presidente della Repubblica non è obbligato automaticamente a sciogliere le Camere e può verificare se esiste ancora una maggioranza parlamentare alternativa.
Quando il Presidente può arrivare allo scioglimento?
La Costituzione non stabilisce una formula automatica del tipo: se il Governo cade si va a nuove elezioni.
Il Presidente valuta invece se il Parlamento è ancora in grado di esprimere una maggioranza e quindi un Governo. La logica costituzionale è dunque quella della continuità della legislatura, finché esiste una soluzione parlamentare praticabile.
Solo quando questa strada non è concretamente percorribile può diventare necessario lo scioglimento.
Questo spiega anche perché il Presidente della Repubblica svolga le consultazioni con i gruppi parlamentari e con i Presidenti delle Camere prima di arrivare alla decisione.
Cosa succede dopo lo scioglimento?
Una volta sciolte le Camere, si va alle elezioni.
L’articolo 61 stabilisce che: le nuove elezioni devono avere luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti Camere; la prima riunione delle nuove Camere deve avvenire non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni; fino alla riunione delle nuove Camere, i poteri delle precedenti sono prorogati.
Il Presidente può sciogliere anche se il Governo non è formalmente caduto
L’articolo 88 non dice che lo scioglimento può avvenire soltanto dopo una crisi di Governo. Il potere presidenziale di scioglimento è formulato autonomamente.
Quindi, sul piano costituzionale, esistono due situazioni concettualmente diverse: crisi di Governo (il Governo perde la fiducia-dimissioni, consultazioni, eventuale nuovo Governo, se impossibile, scioglimento); Parlamento non più in grado di produrre una maggioranza politica stabile (valutazione presidenziale, scioglimento anticipato).
Naturalmente, nella pratica italiana la crisi di Governo è normalmente il passaggio politico che porta alla verifica della possibilità di sciogliere le Camere.
I motivi per i quali il Governo deve dimettersi
In Italia la Costituzione non contiene un elenco tassativo dei motivi per cui un Governo deve dimettersi. La disciplina deriva soprattutto dagli artt. 92, 94 e dalla prassi costituzionale.
I principali casi sono questi:

Il punto costituzionale fondamentale è nell’articolo 94 il quale stabilisce che: «Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere» e stabilisce anche che: «Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni».
Questa seconda frase è importantissima, in quanto significa che non ogni sconfitta parlamentare fa cadere il Governo. Diverso è il caso in cui venga meno esplicitamente la fiducia.
L’art. 94 prevede che la mozione di sfiducia debba essere: firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera interessata; discussa non prima di tre giorni dalla presentazione.
Se viene approvata, il Governo non dispone più della fiducia parlamentare e si apre la crisi.
Il Presidente del Consiglio può dimettersi volontariamente, anche senza essere stato formalmente sfiduciato.
È ciò che può accadere quando il Presidente del Consiglio ritiene che: la maggioranza politica non sia più sostenibile; una componente fondamentale della coalizione si sia ritirata; non riesca più a garantire l’attuazione del programma; una votazione parlamentare abbia dimostrato politicamente la perdita della maggioranza; oppure ritenga necessario verificare direttamente se esista ancora una maggioranza.
In questo caso si parla di crisi extraparlamentare, quando la crisi nasce politicamente al di fuori di un voto formale di sfiducia.
Il Presidente della Repubblica riceve le dimissioni e apre le consultazioni.
La vedete Giorgia Meloni dimettersi senza motivo per favorire il gioco delle tre carte di Elly Schlein? Se la vedete siete nel Metaverso dalla sala del Multisala dove si proietta il film: Elly e il gioco delle tre carte sulla piazza del Quirinale”.





