Khamenei minaccia gli USA: “Non avrete più alcun punto sicuro per le vostre attività ostili nella regione”
A cura di Agenzia Nova
Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno ampliato le operazioni di terra oltre la zona già occupata nel sud del Libano, negli ultimi giorni, nell’ambito di uno sforzo per neutralizzare la minaccia dei droni esplosivi del movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah.
Lo hanno riferito funzionari militari israeliani, citati dal quotidiano “Haaretz”, precisando che sono state dispiegate truppe a nord della “linea gialla”(così denominata da Israele), vale a dire la fascia di territorio libanese profonda circa 10 chilometri, situata lungo il confine con lo Stato ebraico, all’interno della quale operano le IDF.
Questa fascia di territorio ingloba anche la Linea blu, la linea di demarcazione stabilita dalle Nazioni Unite dopo il ritiro israeliano dal Libano nel 2000.
Le IDF avrebbero ampliato le operazioni con l’obiettivo di spingere più a nord i miliziani di Hezbollah e ridurre la minaccia di attacchi con droni esplosivi contro le comunità di confine nel nord di Israele.
Secondo quanto riportato dal quotidiano “Times of Israel”, i militari israeliani stanno conducendo incursioni “mirate”, concentrandosi sulle zone in cui Hezbollah mantiene infrastrutture e posizioni operative.
Le operazioni di terra delle IDF si affiancano a un’intensificazione dei bombardamenti aerei dell’Aeronautica nel sud del Libano: le forze israeliane hanno riferito di aver colpito oltre 100 obiettivi di Hezbollah solo la notte scorsa.
Khamenei minaccia gli USA: “Non avrete più alcun punto sicuro per le vostre attività ostili nella regione”
La Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che gli Stati Uniti “non avranno più alcun rifugio sicuro per diffondere il male e stabilire basi militari nella regione”, sostenendo che il Medio Oriente stia entrando in una nuova fase geopolitica destinata a ridurre progressivamente l’influenza americana e israeliana nell’area.
Le dichiarazioni sono contenute nel messaggio diffuso in occasione del pellegrinaggio dell’Hajj e pubblicato dai canali ufficiali della leadership iraniana. Il testo è stato rilanciato anche dai media arabi, tra cui le emittenti satellitari “Al Jazeera” e “Al Arabiya”, che ha evidenziato i passaggi relativi alla presenza militare statunitense nella regione e alla costruzione di un “nuovo ordine regionale”.
Secondo Khamenei, “l’Umma islamica e i popoli della regione possiedono capacità e interessi comuni che plasmeranno il nuovo ordine regionale e mondiale”. La Guida suprema ha invitato i Paesi islamici a “rafforzare amicizia e cooperazione” per promuovere “il progresso della nazione islamica e la soluzione dei problemi del mondo musulmano”.
Nel messaggio, la leadership iraniana sostiene che “la lancetta del tempo non tornerà indietro” e che “i popoli e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane”.
Secondo Khamenei, Washington “non avrà più alcun punto sicuro per le proprie attività ostili e per il dispiegamento di basi militari nella regione”, mentre gli Stati Uniti si starebbero “allontanando giorno dopo giorno dalla loro condizione precedente”.
Ampio spazio viene dedicato anche al cosiddetto “asse della resistenza”.
Khamenei afferma che il sostegno iraniano avrebbe rafforzato i legami tra Iran, Libano, Palestina, Iraq, Siria, Yemen e altri attori regionali contro Israele e Stati Uniti. Nel testo si sostiene che “con l’arma di Allah Akbar (“Dio è Grande”)” la resistenza abbia contribuito a “far vacillare il regime sionista” (Israele) e a rafforzare le capacità militari dei gruppi alleati dell’Iran nella regione.
La Guida suprema ha inoltre affermato che “il regime sionista instabile e il ‘tumore cancerogeno’ israeliano si avvicinano alla fase finale della loro esistenza”, aggiungendo che Israele “non vedrà i prossimi 25 anni”, in riferimento a precedenti dichiarazioni attribuite alla leadership iraniana.
Nel messaggio si elogiano anche le capacità militari iraniane, inclusi missili e droni utilizzati “contro il grande Satana, cioè l’America, e il suo alleato sionista”, sostenendo che l’Iran e i gruppi della resistenza abbiano ottenuto “significative vittorie” contro Stati Uniti e Israele.
Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono a Doha i colloqui indiretti tra Washington e Teheran sul dossier nucleare iraniano, sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e su una possibile de-escalation regionale.
Il contesto resta segnato da nuove operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani nel Golfo e dall’intensificazione delle tensioni tra Israele e Hezbollah lungo il fronte libanese.
Durante un incontro con i comandanti e i dirigenti del ministero della Difesa, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha detto: “I Paesi della regione del Medio Oriente sono giunti alla conclusione che il ricorso agli Stati Uniti per garantire la sicurezza è stato un approccio irrealistico e inefficace”. Pezeshkian ha poi elogiato il ruolo delle forze di difesa nella difesa nazionale e la loro potenza offensiva, la capacità operativa e la prontezza strategica.
“La coesione interna è l’elemento più importante per mantenere la superiorità sul campo di battaglia”, ha continuato il presidente iraniano. Secondo Pezeshkian, la forza dell’autorità di difesa del Paese “deriva dalla prontezza delle forze armate”.
“Il nemico – ha continuato – non avrebbe mai immaginato che le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran avrebbero avuto una tale potenza offensiva, capacità operativa e prontezza strategica. Tuttavia, se il fronte interno si indebolisce e la popolazione non viene presa in considerazione nel processo decisionale, sarà difficile raggiungere gli obiettivi nazionali”.
Attacco USA all’Iran
Nelle scorse ore le forze armate statunitensi hanno condotto “attacchi di autodifesa” contro siti iraniani di lancio di missili e imbarcazioni nei pressi dello Stretto di Hormuz, nel contesto del cessate il fuoco tra i due Paesi e dei negoziati in corso per porre fine alla guerra.
Gli attacchi nel sud dell’Iran sono stati effettuati “per proteggere i nostri militari dalle minacce poste dalle forze iraniane”, ha dichiarato il portavoce del Centcom, Timothy Hawkin.
“Gli obiettivi includevano siti di lancio di missili e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine. Il Comando Centrale degli Stati Uniti continua a difendere le proprie forze, mantenendo al contempo moderazione durante il cessate il fuoco in corso”, ha aggiunto.
Non si è fatto attendere il messaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Truth ha scritto: “L’uranio arricchito sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato a casa e distrutto. Preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con la Repubblica islamica dell’Iran, distrutto sul posto o, in un’altra località accettabile, con la commissione per l’Energia Atomica, o il suo equivalente, che assisterà a questo processo ed evento”.
Il segretario di Stato usa Marco Rubio ha dichiarato che i negoziati con l’Iran proseguono in Qatar nonostante gli attacchi. Parlando ai giornalisti a Jaipur, in India, Rubio ha spiegato che le discussioni si concentrano ora sulla definizione del “linguaggio specifico” del documento iniziale dell’accordo e che potrebbero essere necessari “alcuni giorni” per arrivare a una formulazione condivisa.
Secondo Rubio, il presidente Trump resta determinato a raggiungere un’intesa, ma “accetterà solo un buon accordo oppure nessun accordo”. Il segretario di Stato ha inoltre ribadito che la riapertura dello Stretto di Hormuz è considerata essenziale dagli Stati Uniti, aggiungendo che il passaggio marittimo “sarà riaperto in un modo o nell’altro”.
Il Qatar ha smentito le indiscrezioni secondo cui Doha avrebbe offerto all’Iran 12 miliardi di dollari per favorire un accordo con gli Stati Uniti sul dossier nucleare e sulla de-escalation regionale.
Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majid Al Ansari, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X e rilanciato dall’emittente “Al Qahera News”. Secondo Al Ansari, le notizie diffuse nelle ultime ore sono “completamente infondate” e sarebbero state diffuse da soggetti che cercano di “sabotare l’accordo e minare gli sforzi diplomatici volti alla de-escalation e alla promozione della stabilità nella regione”.
Il portavoce ha aggiunto che gli sforzi diplomatici del Qatar, coordinati con partner regionali, sono “noti e trasparenti”, sostenendo che tali ricostruzioni rappresentino “tentativi disperati di danneggiare la reputazione dello Stato del Qatar come attore internazionale credibile nel processo di pace”.
Le dichiarazioni arrivano mentre Doha ospita colloqui indiretti tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano, sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e su una possibile intesa per ridurre le tensioni regionali. Nelle ultime ore il Qatar aveva già respinto altre indiscrezioni riguardanti presunti incentivi economici offerti all’Iran nel quadro dei negoziati in corso.





