L’UE autocelebra fasti mai esistiti
Come sempre accade sotto gli occhi della Storia, parafrasando il titolo dell’ultima opera post mortem di Roberto Calasso, coloro che appaiono qui e ora politicamente “perdenti” tendono a magnificare il passato trascorso, quasi fosse stata una nuova età dell’oro, perfino ampliandone gli orizzonti temporali e spaziali.
È anche questo il caso della teoria, piano o idea dell’Unione europea che appare ora declinare dopo la durata complessiva di circa un trentennio o poco più.
L’idea, che inizia a essere costruita dopo il fatidico crollo del Muro di Berlino (1989), si è avvalsa di tappe progressive, dapprima finalizzate alla creazione di una politica monetaria, poi fiscale e, infine, con l’obiettivo del definitivo trasferimento dell’esercizio della sovranità politica dalle diverse forme di governo degli Stati nazionali a un’unica forma di governo centralizzato dell’Unione.
Ricapitolando brevemente attraverso gli avvenimenti accaduti e rivelatisi decisivi per l’intera esperienza, codesto processo unitario inizia nel 1993 con il Trattato di Maastricht, prosegue con l’istituzione della Banca Centrale Europea (1998), l’adozione dell’euro (2002), la crisi del debito pubblico dei PIIGS (2008), il referendum sulla Brexit (2016), il Covid (2019) e la guerra in Ucraina (2022).
E cioè trent’anni di fasi alterne, nel corso delle quali l’assetto politico dell’UE è stato mantenuto in via esclusiva dall’accordo di potere, sotteso a quello economico-commerciale dei Paesi membri dell’Unione, tra USA, Cina e Russia.
Così che riguardo agli stessi Paesi membri: gli USA hanno garantito l’indispensabile sicurezza militare, la Cina l’ampliamento degli scambi commerciali, la Russia il fabbisogno energetico necessario.
Codesto sistema, entrato in crisi già nel 2008, è ora quasi definitivamente crollato dopo poco più di un decennio, un decennio di tentativi iniziati – secondo una mia personale opinione – a seguito della destituzione militare di Gheddafi in Libia (2011).
E, quindi, direi una storia piuttosto breve, molto breve, che non ha niente a che fare con la storia della CECA iniziata nel 1951. E che, nonostante l’esperienza più o meno lunga, possiamo catalogare oggi come un esperimento senz’altro fallito.
E tuttavia, come spesso accaduto nel corso della Storia, ogni fallimento politico viene prima ostacolato, com’è peraltro corretto che sia (anche se se ne intravede già l’orizzonte), poi mascherato con l’inganno sotto gli occhi dei cittadini o sudditi e, infine, quasi sempre negato al fine di non dire che “c’eravamo sbagliati”.
Oggi, il fallimento dell’Unione Europea è evidente a tutti: dopo il No alle politiche europee espresso dalla maggior parte dei cittadini al voto nei singoli Stati membri e nel corso dell’ultimo quinquennio e il No ora di famiglie e imprese alle politiche europee di libero scambio in materia di prodotti energetici.
E ora con chi se la prenderanno i “perdenti” della Storia attualmente in corso?
Con loro stessi, l’Unione Europea o piuttosto gli “eterni nemici” di sempre?
Facile a dirsi ma difficile a farsi.
La Storia, come sempre, continua…


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


