È tempo di tornare potenza degna del G7, tra USA, Russia, Libia e Mediterraneo
Roma deve uscire dalla cultura del comprimario e costruire una politica estera autonoma: atlantica, mediterranea e capace di parlare anche con Mosca.
C’è qualcosa di profondamente distorto nella narrazione europea sull’Italia.
Roma viene frequentemente descritta come il Paese che deve essere richiamato alle proprie responsabilità, mentre comportamenti assai più spregiudicati degli altri grandi Stati vengono derubricati a normale tutela dell’interesse nazionale.
Prendiamo la Spagna. Nella crisi di Ceuta dell’estate 2026 Madrid ha mobilitato anche le forze armate dopo un afflusso di decine di migliaia di persone; circa 69.500 migranti risultavano già rientrati in Marocco nei primi giorni di agosto.
Nella tragedia di questi giorni sono morte oltre 80 persone tra annegamenti e calca. E non è la prima volta: a Melilla, il 24 giugno 2022, morirono almeno 23 migranti e decine risultarono dispersi.
Per decenni Parigi ha esercitato un’influenza politica, militare ed economica enorme nell’Africa occidentale. Il sistema del franco CFA, pur profondamente modificato rispetto alle origini coloniali, continua ad alimentare un dibattito sulla sovranità monetaria africana.
Nel frattempo, il progressivo arretramento francese dal Sahel ha aperto spazi a Russia, Cina, Turchia e altri attori.
E la Germania?
Prima della guerra in Ucraina aveva costruito una parte importante della propria macchina industriale sulla disponibilità di energia russa. Nel 2021 addirittura il 52% del gas importato dalla Germania proveniva dalla Russia.
Anche sui conti pubblici la narrazione della Germania irreprensibile merita una revisione. Il ricorso ai fondi speciali e alle poste fuori dal bilancio ordinario ha consentito per anni di conciliare formalmente il “freno al debito” con enormi capacità di spesa.
L’Italia deve quindi tornare a pensarsi come potenza di collegamento. Atlantica, alleata degli Stati Uniti, ma geograficamente proiettata nel Mediterraneo e capace, quando le condizioni politiche lo consentiranno, di riaprire canali pragmatici con Mosca.
Parlare con Washington dei dossier che riguardano direttamente la sicurezza italiana: Libia, Sahel, Mediterraneo allargato ed energia.
La Libia. ENI vi produce circa 5,8 miliardi di metri cubi di gas l’anno e nel marzo 2026 ha annunciato due nuove scoperte offshore superiori complessivamente a 1 trilione di piedi cubi di gas, oltre 28 miliardi di metri cubi.
Il nuovo progetto di compressione di Sabratha dovrebbe inoltre aggiungere circa 800 milioni di metri cubi l’anno. Serve altro?
Per troppo tempo agli italiani è stato raccontato che il massimo destino possibile fosse essere buoni comprimari: rispettati quando obbediscono, criticati se difendono i propri interessi.
Spagna, Francia e Germania non ragionano così. Non c’è nessuna ragione perché debba continuare a farlo l’Italia.





