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L’Italia imposti un progetto di società e tutte le riforme necessarie

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Italia: società e riforme

Demagogie e strumentalizzazioni utili sono se avranno un senso di prospettiva

Mi autocito non per piaggeria ma per rendere chiaro lo sviluppo di un mio pensiero.
Il 22 giugno su Facebook scrivevo di un pericolo: «Se Meloni decide di vendere cara la pelle fino alle prossime elezioni, dobbiamo aspettarci qualche dispiacere vero».

Individuavo quest’ultimo in un accendersi di demagogie e strumentalizzazioni in Italia e in Europa e nella possibile scelta, di sapore populista, di spendere a maniche ben più larghe di quanto fatto sinora, impegnando consistenti quote di spesa pubblica anche per il futuro.

Commentavo: «Un “gruzzoletto” si è realizzato: servirebbe per dare senso e una base alle riforme. Se lo si spreca con qualche populismo, si sarebbe gettato via la parte migliore di un buon lavoro e tante possibilità che oggi ci sono. Un legame con l’Europa c’è: debole ma c’è».

Cosa successa negli ultimi mesi.

Sul versante della spesa pubblica i rinnovi contrattuali dell’impiego pubblico, del comparto istruzione e ricerca e della sanità – forse non è stato chiaro – hanno visto nell’arco degli ultimi 6 – 8 mesi la sanatoria del rinnovo del vecchio contratto fino al 2024 e il successivo rinnovo fino al 2027.

Una somma di due rinnovi che ha portato a un totale di aumenti interessanti accompagnati da arretrati consistenti per sanare i periodi di vacanza contrattuale.

Se questo sia ancora troppo poco oppure no, lo si può discutere: che sia un aumento di spesa pubblica importante invece è fuori discussione.

Su tutt’altro campo, la riduzione dell’aliquota fiscale per i redditi “medi” c’è stata ed è stata accompagnata da interventi per i redditi più bassi, che, tuttavia, in sostanza, sono stati degli “sconti” alle imprese, trasferendo surrettiziamente una parte dei loro oneri sul bilancio dello Stato. Che di gravami così ne ha avuti.

Sul piano dei rapporti con l’Europa abbiamo assistito a un’ingiusta ma non inopportuna presa di posizione su Schengen.

Sicuramente la questione Ceuta è stata strumentalizzata ma lo scossone dato a una situazione estremamente poco chiara ha visto ampie partecipazioni di altri Paesi, a riprova che qualche problema esisteva ed esiste. E va risolto al più presto.

Dunque, finora alcune strumentalizzazioni ed alcuni allargamenti dei cordoni della borsa vi sono stati. A me non dispiacciono del tutto, purché abbiano un senso di prospettiva.

Ma, nella sua recentissima intervista, Meloni ha confermato che ha come obiettivo ancora salari e tasse. E qui io vedo riproporre i pericoli che avevo paventato.

In entrambi i casi pensare a interventi incisivi su queste due materie, quella delle retribuzioni e quella della tassazione, avendo già compiuti quelli indispensabili per una boccata di ossigeno, senza affrontare le questioni che sottostanno alle loro criticità con riforme serie, mi fa sospettare interventi demagogici.

Mi spiego.

Salari finalmente in linea con quelli europei, dopo almeno 10 anni di ritardi, senza prima aver parlato di produttività e, dunque, di struttura del sistema imprese e del loro impatto con l’AI, mi sembra un azzardo.

Parlare di tassazione più favorevole senza aver prima fatto una discussione seria sulla curva delle aliquote e sulla marea di bonus e “sconti” esistenti mi sembra assolutamente fuori della logica fin qui seguita sui principali elementi del bilancio nazionale: prudenza e prospettiva.

Appaiono, entrambi gli argomenti, una accelerazione slegata da un progetto più complessivo. Elettoralistici, in qualche modo.

A mio parere, il compito delle opposizioni, anziché continuare con la solita solfa che “non è stato fatto niente”, sarebbe quello di verificare che i sacrifici ai quali sono stati chiamati gli italiani e che hanno prodotto risultati “macro” importantissimi trovino sbocco in qualcosa che questo Governo non ha fatto davvero quasi per niente: le riforme.

Compito ingrato. Ma nessuno può pensare che tutto quello che si prospetta, in politica internazionale e in bilanci economici, si possa continuare ad affrontare semplificando tutto con il trovare il “colpevole”.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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