Confermato coordinatore il tedesco cardinale Reinhard Marx, leader dei progressisti
Tra conferme e nuove nomine, spiccano i nomi di due donne: Gisela Liechtenstein, di Industrie und Finanzkontor Etablissement, ed Elena Wettstein Principato, di Ubs Group.
Entrambe manager sotto i 40 anni che si sono distinte per i loro ruolo nel mondo dell’economia.
Il Papa ha invece confermato come coordinatore il cardinale Reinhard Marx e come membri Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo, Gérald Cyprien Lacroix, Joseph William Tobin, Leslie Jane Ferrar, Alberto Minali, Brian Edwin Ferme.
A spiccare tra le nuove nomine di Leone XIV ci sono due donne, manager sotto i 40 anni.
La prima è la principessa Gisela del Liechtenstein: nata a Feldkirch, in Austria, il 26 giugno 1990, si è laureata in Ingegneria ambientale presso l’Eidgenössische Technische Hochschule Zürich, in Svizzera. Attualmente è AD di Industrie und Finanzkontor Etablissement.
C’è poi Elena Wettstein Principato: nata a Roma nel 1987, ha conseguito una Laurea magistrale in Economia all’Università degli Studi Roma Tre. Ricopre il ruolo di responsabile della gestione delle vendite Europe International di UBS Group.
Tra le nuove nomine del Papa nel Consiglio per l’Economia ci sono i cardinali Grzegorz Ryś, Ladislav Nemet, Jean-Paul Vesco, Roberto Repole. Spunta poi il nome di Denis Duverne: nato a Lione, in Francia, il 31 ottobre 1953, dal 2016 è presidente del Consiglio di amministrazione di Axa e dal 2017 è anche presidente del Consiglio di sorveglianza della Fondation pour la Recherche Médicale.
Un nome italiano è quello di Paolo Nusiner: nato a Bergamo il 13 giugno 1963, si è laureato in Economia e commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Nel suo percorso professionale ha ricoperto ruoli di responsabilità in settori industriali lavorando per società multinazionali, nell’editoria cattolica, nell’università e nella sanità. Dal giugno 2015 è direttore generale della Direzione per gli Affari generali del dicastero per la Comunicazione.
Il dato più solido è che Reinhard Marx rimane coordinatore e che Leone sta contemporaneamente rafforzando gli strumenti di controllo finanziario della Santa Sede.
Nel giugno 2026 il Papa ha approvato il nuovo statuto dell’ASIF, ribadendo trasparenza, integrità, vigilanza e cooperazione internazionale; l’ASIF sottopone il proprio bilancio al Consiglio per l’Economia, che ne determina anche il contributo finanziario.
La conferma di Reinhard Marx è probabilmente la decisione politica più significativa.
Marx non è soltanto un cardinale tedesco: è una figura con una visione dell’economia fortemente legata alla Soziale Marktwirtschaft (economia sociale di mercato), alla tradizione sociale europea e al dialogo con il capitalismo organizzato.
Rinnovamento nella continuità
Quindi Leone XIV non sta smontando l’impostazione economica maturata sotto Francesco, anzi, la mantiene nel punto più sensibile: il coordinamento del Consiglio.
Il fatto che Marx sia stato ricevuto da Leone ancora il 29 luglio 2026, indicato ufficialmente come Coordinatore del Consiglio per l’Economia, conferma che non si tratta di una figura mantenuta nominalmente ma di un uomo ancora centrale nella macchina economica vaticana.
Leone però non sta semplicemente mantenendo il Marx progressista, ma sta mettendo in gioco anche grandi professionisti della finanza internazionale, manager, cardinali di aree geopolitiche diverse
Le due donne sono forse il segnale più forte.
Gisela von und zu Liechtenstein è CEO di Industrie – und Finanzkontor, società del Liechtenstein specializzata in protezione patrimoniale, strutture patrimoniali, fiscalità, trust e gestione di patrimoni.
Il Liechtenstein rappresenta un ecosistema finanziario completamente diverso dalla tradizionale finanza cattolica italiana; è wealth management, patrimoni familiari, strutture internazionali, fiscalità, protezione degli asset.
Mettere nel Consiglio per l’Economia una persona proveniente da quell’ambiente significa portare dentro il Vaticano competenze specifiche sulla gestione patrimoniale internazionale.
E questo è perfettamente coerente con la riorganizzazione finanziaria che Leone sta portando avanti.
Va però considerato che esiste un rapporto storico con i Rothschild. I rapporti risalgono almeno alla seconda metà del Novecento. Il collegamento più concreto è il principe Philipp von Liechtenstein, la cui carriera bancaria iniziò alla Hambros Bank e poi proseguì a Parigi presso la Banque Rothschild, dove lavorò nel settore dell’asset management. Successivamente entrò nel consiglio della Liechtensteinische Landesbank e, dal 1990, divenne presidente del gruppo LGT.
La Industrie – und Finanzkontor, che oggi è guidata dalla famiglia Liechtenstein e della quale Gisela è CEO, nasce nel 1948 da membri della Casa principesca. La società si è specializzata proprio nella conservazione intergenerazionale dei patrimoni, nelle strutture fiduciarie, nelle fondazioni e nei trust.
Quindi il suo modello appartiene allo stesso grande ecosistema nel quale operano storicamente anche le banche private dinastiche come Rothschild. Ovviamente appartenere allo stesso ecosistema non significa appartenere alla stessa rete proprietaria.
Nel settembre 2025 abbiamo un accordo ufficiale molto concreto: la Liechtensteinische Landesbank (LLB) ha deciso di ritirarsi da Dubai e Abu Dhabi e di trasferire i propri clienti di private banking della regione a Rothschild & Co Bank AG. Il potenziale del portafoglio trasferito è stato stimato in circa 1 miliardo di franchi svizzeri.
Bisogna distinguere LLB da LGT e da Industrie- und Finanzkontor. Abbiamo almeno tre entità diverse:
Casa di Liechtenstein (La famiglia principesca), LGT (il grande gruppo finanziario controllato dalla famiglia principesca), Industrie- und Finanzkontor (la società fiduciaria/family-office nata dalla Casa principesca e oggi controllata dalla famiglia di Michael von und zu Liechtenstein, padre di Gisela.
LLB, la banca nazionale del Liechtenstein, a maggioranza pubblica, quindi non è semplicemente “la banca della famiglia” ed è proprio LLB ha oggi il rapporto commerciale con Rothschild & Co..
Riguardo al Vaticano, la questione diventa interessante, in quanto è possibile relazionare Gisela, le Industrie- und Finanzkontor, la Casa di Liechtenstein con Rothschild e il private banking europeo.
Troviamo:
Philipp von Liechtenstein → Banque Rothschild
LLB → Rothschild & Co
Liechtenstein → grande ecosistema europeo del wealth management
Gisela → Consiglio per l’Economia del Vaticano
Questo non dimostra un collegamento Rothschild–Vaticano attraverso Gisela, ma dimostra qualcosa di più preciso: la persona scelta da Leone XIV proviene da un ambiente patrimoniale che ha avuto, storicamente e contemporaneamente, rapporti professionali e commerciali documentabili con il mondo Rothschild.
E questo è un dato che vale la pena tenere nella mappa.
Elena Wettstein Principato porta invece il mondo della grande banca internazionale.
Quindi abbiamo: UBS, investment banking, wealth management, finanza globale.
In questo caso Rothschild & Co e UBS sono due gruppi distinti e concorrenti nel private banking, non risultano appartenere allo stesso gruppo né esiste una partecipazione Rothschild significativa in UBS.
Denis Duverne è un altro pezzo fondamentale. La sua provenienza da AXA porta nel Consiglio un’altra competenza: assicurazioni, gestione istituzionale del rischio, grandi capitali, governance multinazionale.
Quindi, se mettiamo insieme i tre nomi: Liechtenstein, UBS e AXA abbiamo tre componenti del capitalismo finanziario europeo contemporaneo: wealth management, banca globale, assicurazione globale.
Se Leone avesse voluto una svolta puramente tecnocratica/liberista, avrebbe potuto sostituire Marx con un altro economista o finanziere. Non lo ha fatto. Quindi il messaggio sembra essere: “il Vaticano diventa neoliberale”, ma “mantiene la propria dottrina sociale e contemporaneamente incorpora le competenze della finanza globale”.
L’equilibrio potrebbe essere così schematizzato:

Leone, secondo alcuni osservatori, starebbe costruendo un “firewall” finanziario, basato su controllo, compliance e trasparenza.
In sintesi, Leone XIV sta cercando di trasformare il governo economico della Santa Sede in una struttura più internazionale e tecnicamente competente, mantenendo Marx come garante della continuità con la dottrina sociale cattolica.
Dove sta l’Italia?
Il bergamasco Paolo Nusiner è dentro la macchina vaticana da molto tempo. Francesco lo aveva nominato nel 2015 Direttore generale della Segreteria per la Comunicazione, proveniente dalla direzione generale di Avvenire.
Nel 2023 Francesco lo aveva inoltre inserito nel Consiglio Superiore di Coordinamento della Pontificia Università Lateranense, insieme a figure della gestione, del controllo finanziario e dell’APSA.
Oggi il Vaticano lo indica ancora come Direttore della Direzione per gli Affari Generali del Dicastero per la comunicazione.
Quindi Nusiner è diverso dagli altri e porta continuità amministrativa, industria italiana, mondo cattolico, comunicazione, governance interna della Santa Sede. È una figura di infrastruttura, non tanto di finanza.





