
Ricordo vividamente la nostra prima visita a Rennes-le-Château, luogo magico del paese cataro a soli 50km da Montségur, l’ultima roccaforte degli eretici ribelli.
Tutto si svolse in modo fluido, magico, sin dalla preparazione del viaggio.
In effetti la sosta nei paesi catari avvenne durante uno dei nostri consueti viaggi di trasferimento tra l’Italia e l’Inghilterra, ma quella specifica qualche giorno in quei luoghi carichi di storia.
Prenotammo un alberghetto nella deliziosa Mirepoix, e quel pernottamento mi cambiò completamente la vita.
Infatti, appena entrato in camera trovai sul letto, aperta alla pagina su Israele, la guida della catena “Relais e Chateaux,” cui l’alberghetto allora apparteneva.
Incuriosito, più che infastidito, da quella strana negligenza, presi in mano la guida e notai che uno dei due alberghi di quel marchio in Terra Santa si trovava volta io sentii un fortissimo desiderio di cambiare itinerario per poter passare
a Rosh Pinna, a soli dieci chilometri da Tzfat la città santa e segreta della Kabbalah, luogo che la mia compagna voleva assolutamente visitare, avendo studiato a Londra con Nissan Dubov, uno dei massimi kabbalisti chassidici.
Orbene, pur non essendo allora particolarmente interessato alle cose ebraiche, vidi in tutto ciò un segno dall’alto e mi ripromisi di prenotare quanto prima in quell’albergo della Galilea.
Dopo pochi mesi, ci recammo in Terra Santa e grazie a quell’evento avvenuto nel Paese Cataro la mia vita cambiò completamente.
Tornando al mistero di Rennes-le-Château, non voglio qui riprendere l’intera vicenda che vide come protagonista l’Abate Bérenger Saunière, ma solo regalarvi alcune suggestioni personali e qualche fatto concreto.
Molti si sono occupati della questione e leggendo vari autori si rimane un po’ delusi, sia da chi pecca di eccessivo scetticismo, sia da chi esagera con la fantasia, come sicuramente fece l’esoterista francese Pierre Plantard che fornì il materiale con cui lo scrittore Gérard de Sède che, nel 1967, scrisse e pubblicò un’opera diventata famosa: L’or de Rennes.
Sulla scorta del libro Henry Lincoln, giornalista della BBC, produsse tra il 1972 e il 1981 tre documentari della celebrata serie “Chronicle” dedicati all’argomento. Nella realizzazione dell’ultimo documentario, Lincoln collaborò con Richard Leigh, romanziere appassionato di esoterismo, e con Michael Baigent, giornalista e psicologo; Dalla serie televisiva nacque un romanzo che divenne subito famoso: The Holy Blood and the Holy Grail edito in Italia, con il titolo di Il Santo Graal.
Nel suo Codice da Vinci Dan Brown attinse a piene mani da The Holy Blood and the Holy Grail tanto che Michael Baigent e Richard Leigh lo denunciarono per plagio, perdendo però la causa.
In occasione di quella visita a Rennes-le-Château ho avuto l’onore di conoscere proprio Henry Lincoln, che mi apostrofò mentre stavo effettuando una lettura con un potentissimo ed inusuale mazzo di tarocchi …
Ma andiamo con ordine.
Dopo la visita alla chiesa, ricca di riferimenti esoterici, ivi compresa una sconcertante stazione della Via Crucis nella quale è raffigurata una “vedova” che porge il figlio infante (rivestito di un gonnellino scozzese azzurro) al Salvatore, ci eravamo recati nella vicina libreria esoterica alla ricerca di materiale interessante.
Sentii un richiamo che veniva da un armadietto basso pieno di mazzi di tarocchi.
Alla cieca misi la mano nel mucchio e ne estrassi uno, che subito si mostrò di eccezionale rarità.
Parlo de L’Oracle de la Triade di Dominike Duplaa.
Dell’autore si sa pochissimo, quasi nulla, ma dal livello gnoseologico espresso dal mazzo si può dedurre che questi tarocchi siano stati prodotti da un gruppo dotato di conoscenze elevate in vari campi: kabbalah, ermetismo, alchimia, occultismo etc.
L’Oracle non ha nulla a che spartire con i tarocchi della tradizione, ancorché larghissimamente rivisitati. Nulla.
L’Oracle è magnifico e terribile al tempo stesso e sicuramente va utilizzato solo da esperti nel gioco dei tarocchi.
Posso affermare ciò anche in relazione ad altri mazzi, indubbiamente inquietanti come quello di Crowley, o quello ispirato al vudù luisianese di Marie Laveau, ma mai lontani dalla tradizione come L’Oracle.
Orbene, dopo aver fatto i nostri acquisti ci recammo nel bar ristorante, chiamato Le Jardin de Marie situato di fronte alla canonica di Bérenger Saunière, ora trasformata in museo.
Come suggerisce il nome del locale, entrammo nella bella corte antistante e lì una musica celestiale ci accolse.
La celebre arpista/guaritrice/esoterista americana Ani Williams stava suonando e cantando un suo bellissimo brano di ispirazione kabbalistica intitolato Eloha Elohim.
Vi invito ad ascoltare Ani Williams, scoprirete un mondo nuovo.
Ci mettemmo a sedere in quel magnifico giardino e con impazienza io cominciai a studiare quelle strane carte, prive di distinzioni tra arcani maggiori e minori e dai nomi estremamente suggestivi.
Mentre contemplavo i tarocchi stesi sul tavolo davanti a me sentii una voce alle spalle che mi ammoniva in inglese sulla potenza e pericolosità di quel gioco.
Mi girai e vidi un gentiluomo con la barba e i capelli bianchi che mi sorrideva.
Era Henry Lincoln, purtroppo scomparso nel 2022.
Fatte le debite introduzioni parlammo per circa un’ora di vari argomenti cosa che mi deliziò perché Lincoln era persona di grandissima cultura e dotata di grande sense of humor.
Inoltre, ebbi il piacere di presentargli le due scoperte che avevo fatto nella canonica-museo dell’abate.
La prima smentiva i negatori del fatto che Bérenger Saunière sia stato parte dell’Ordine Martinista.
È stato documentato che tra il 1898 e l’anno 1900 egli abbia partecipato a Lione almeno a tre riunioni dell’Ordine, facoltà al tempo assolutamente preclusa agli estranei.
Come riportano molti autori « Dans Le registre de la Très Révérente Loge à l’Orient de Lyon “La Haute Philosophie”…sur la liste le présent d’honneur l’Abbé Saunière »
Ma c’è di più.
Purtroppo, anche nello stesso Ordine le vicissitudini storiche hanno fatto perdere la giusta considerazione dell’influenza che Maître Philippe, il Cristo di Lione, ebbe al tempo sui vertici dell’Ordine stesso.
Mi riferisco, ad esempio a Papus, a Paul Sedir e ad altri, tra cui Marc Haven che del taumaturgo lionese aveva sposato la figlia.
Tutto l’Ordine originario, come dimostrano diverse immagini, si stringeva attorno al carisma di Maître Philippe.
Anche l’abate Saunière non poteva non essere influenzato da questa Via cristiana “alternativa,” fuori dagli schemi della Chiesa, ma che presentava poteri e miracoli simili a quelli degli Apostoli.
Una Via nella cui Luce si bagnavano i Martinisti lionesi (e non) e che curiosamente oggidì appare sfuggire alla gran parte dei loro immemori epigoni moderni, che praticano qualsivoglia percorso esoterico tranne quello della Kabbalah cristiana, che sarebbe quello maggiormente appropriato.
I motivi più banalmente probabili di tali mancanze?
L’ignoranza e la progressiva massonificazione dell’Ordine.
Le idee Martiniste e il carisma del taumaturgo lionese potrebbero aver stimolato in Bérenger Saunière profonde riflessioni relativamente al materiale da lui ritrovato nelle tombe di Rennes-le-Château.
A parte gli oggetti preziosi, infatti, si è parlato anche di piccole pergamene e di verità di fede talmente sconvolgenti da consentire all’Abate di tenere in pugno la chiesa per decenni.
Non scordiamoci che Bérenger Saunière nel il rinnovamento della chiesa e la costruzione degli altri edifici del complesso, quali la Torre Magdala e Villa Bethania, utilizzò precisi riferimenti simbolici e cercò di creare qualcosa di alternativo ai normali monumenti sacri.
È pur vero che condusse una vita agiata e per alcuni addirittura sfarzosa, ma non si limitò a soddisfare le proprie ambizioni materiali.
In altre parole, non utilizzò quelle ricchezze solo per fare la “bella vita” ma per creare una piccola comunità frequentata anche da personaggi di grande spessore e legati spesso all’Ordine Martinista come la cantante Emma Calvè che, su un tovagliolino del noto Le Chat Noir si firmava S.I. Superiore Incognito, terzo grado Martinista.
Emma Calvè con ogni probabilità fece da collegamento tra Papus e il suo gruppo da una parte e l’abate dall’altra, soprattutto nel delicato momento in cui l’Arciduca d’Austria Johann Von Habsburg fu ospite di Bérenger Saunière.
L’altra piccola scoperta da me effettuata riguarda la stola preferita dell’abate, esposta in bella vista in una teca all’interno della canonica-museo.
Non vi nascondo che quella stola mi provocò un sussulto.
Con tutto il rispetto, non avrei mai immaginato che un prete cattolico, anche fortemente “irregolare”, potesse avere come stola che richiamasse fortemente un vevè del Baron Samedì.
Per chi non fosse pratico di vudù, la pratica avviene mediante l’invocazione rituale ai Loa (divinità) affinché discendano sul praticante sino alla possessione.
L’invocazione ha come elemento principale proprio il vevè, disegno simbolico che viene tracciato per entrare in contatto con il Loa, prescelto.
Quasi sempre si traccia per primo quello di Papà Legba, che apre la porta agli altri.
Ma per quale ragione Bérenger Saunier avrebbe avuto tanta reverenza per quei disegni tanto da farli ricamare sui suoi paramenti preferiti?
E in quali circostanze un curato di campagna avrebbe potuto ottenere tali conoscenze.
E perché proprio il Baron fra i tanti Loa.
Si noti che le tante vibrazioni/aspetti del Baron, quella stola sembrava richiamare quella del Baron Cimetière, seppure sottilmente alterata.
Il Baron Cimetière è uno dei Ghede, gli spiriti dei morti, come il Baron Samedì e il Baron La Croix. Come il nome suggerisce è ritenuto il guardiano del cimitero e delle tombe.
Indossa uno smoking con code e un cappello a cilindro. Ha gusti costosi, fuma sigari e beve vino e liquori pregiati. È volgare come gli altri Ghede, ma si comporta in modo educato e con un’aria di superiorità.
Qui risulta necessaria una piccola contestualizzazione sui collegamenti fra vudù e Massoneria, che sono ben noti ed innegabili.
Andiamo con ordine.
Un commerciante francese chiamato Estienne Morin, appartenente alla Massoneria di altro grado di Bordeaux, nel 1747, fondò una loggia “Ecossais” (Loggia dei Maestri Scozzesi) nella città di Le Cap Francais, sulla costa settentrionale della colonia francese di Saint-Domingue (oggi Haiti). Nel decennio successivo, la massoneria di alto grado continuò a diffondersi nell’emisfero occidentale, mentre la loggia di Bordeaux garantiva o riconosceva sette logge Ecossais in quella zona. A Parigi, nel 1761, fu rilasciato un brevetto a Estienne Morin, datato 27 agosto, che lo nominava “Gran Ispettore per tutte le parti del Nuovo Mondo”. Questo brevetto era firmato dai funzionari della Gran Loggia di Parigi e sembra che originariamente gli conferisse il potere solo sulle logge artigiane e non sulle logge di alto grado, o “Ecossais”.
Oltre all’opera di diffusione di Morin bisogna poi considerare che Jacques Livron de la Tour de Martinez de Pasqually, autore del “Trattato della Reintegrazione degli Esseri” e maestro, tra gli altri, di Louis Claude de Saint Martin e di Jean-Baptiste Willermoz, contribuì certamente alla diffusione degli ideali massonici ad Haiti.
Personaggio di grande rilevanza, Martinez sarebbe stato iniziato alla massoneria dal padre, titolare di una patente massonica ereditaria a lui asseritamente rilasciata da Carlo Eduardo Stuart, il famoso Bonnie Prince Charles titolare della vera tradizione massonica inglese, usurpata dagli Hannover.
Molta incertezza avvolge la vita di Martinez, a cominciare dalle sue origini e dalle fonti della sua conoscenza esoterica.
Nel 1767 egli fondò l’Ordre des Chevaliers Maçons Élus Coëns de l’Univers un ordine elitario che fondeva vari elementi della tradizione massonica con altri derivanti da quella giudaico-cristiana, ermetica ed altre ancora diverse
Certo è il fatto che nel 1772, Martinez lasciò ogni cosa per trasferirsi ad Haiti. L’ipotesi maggiormente accreditata è quella relativa ad interessi economici che la sua famiglia avrebbe intrattenuto in quel luogo.
Nel corso del suo soggiorno nell’isola avrebbe aperto almeno due logge: una a Port-au-Prince l’altra a Léogane.
Un violentissimo attacco di malaria lo stroncò a Saint-Domingue (Santo Domingo, che in quegli anni era in mano francese) il 20 settembre 1774, alla probabile età di quarantasei anni.
Si dice che abbia nominato suo cugino Armand Cagnet Lestère, Segretario generale della Marina a Port-au-Prince, come suo successore. Tuttavia, Armand ebbe poco tempo da dedicare all’Ordine e alla sua morte nel 1778 il movimento massonico di Martinez perse gran parte della sua spinta propulsiva. Infine, nel 1781, Sebastien Las Casas, terzo e ultimo ‘Gran Sovrano’ degli Élus Coëns tornato in Francia ordinò la chiusura dei templi rimanenti che ancora riconoscevano la sua autorità. Nonostante la chiusura ufficiale, gli Élus Coëns continuarono sia a praticare la teurgia sia a condurre iniziazioni. D’altra parte, l’insegnamento teosofico di Martinez non andò perduto: si diffuse nella massoneria e continuò a lungo dopo la morte del maestro attraverso il sistema massonico stabilito da Willermoz
Osservando da vicino la religione vudù praticata ad Haiti, è possibile notare alcuni elementi estetici tipici della massoneria. La squadra e il compasso, l’uso della lettera “G” e vari strumenti massonici sono presenti in numerosi rituali e santuari vudù. Approfondendo gli elementi fondamentali di quella la cultura, è possibile individuare anche una serie di pratiche e simboli tratti dalla massoneria.
Ad esempio, alcuni dei riferimenti alla Massoneria presenti nel vudù si riflettono nell’uso di termini come “Gran Maestro”, un termine usato per descrivere D-o, o “Grand Met Bondye”, il “buon D-o”. Le pratiche massoniche, tra cui l’uso di parole d’ordine, gesti e strette di mano, sono visibili nei rituali e nelle varie iniziazioni della religione vudù. Un esempio di ciò è il saluto che il sacerdote, noto come “Houngan,” rivolge ai suoi colleghi con una stretta di mano sacra. Questo gesto è ancora più elaborato quando sacerdoti tra loro rivali si incontrano.
Il pantheon della religione vudù è composto da una serie di spiriti diversi noti come “Loa”. Gli insegnamenti che circondano i Loa parlano di molti di questi spiriti come massoni. Il Loa guerriero legato al ferro noto come Ogoun e il Loa dei crocicchi noto come Papa Legba sono spesso indicati come massoni. Ogoun è raffigurato con una spada e la spada lo rappresenta; certo trattasi di un simbolo militare ma anche di uno strumento presente nella tradizione massonica. Il simbolismo massonico abbonda nell’immaginario del Baron Samedì. Baron Samedì, Baron Cimetière Baron Kriminel e Baron La Croix sono spiriti associati alla morte e al cimitero. Il Barone indossa un cappello a cilindro molto simile a quello che si indossava all’epoca. Infatti, il cappello a cilindro in feltro da Maître Maçon è un raffinato oggetto che affonda le sue origini nella tradizione massonica risalente proprio al XVIII secolo.
Il Baron è spesso raffigurato con simboli massonici assai noti come bare, scheletri e vari strumenti simbolici. Alcune immagini dei Barons sono raffigurate con grembiuli massonici. Anche i Loa Agassu, Linglenso e Agau sono considerati Loa legati alla Massoneria.
L’influenza della Massoneria sulla cultura vudù è evidente anche nella biografia di uno dei personaggi storici più famosi di Haiti e del vudù.
François-Dominique Toussaint Louverture, leader della rivoluzione haitiana, era un ex schiavo e alcuni storici ritengono che fosse massone. A riprova di ciò molti citano un modo di firmare di chiara origine massonica, utilizzata da lui per sottoscrivere alcuni documenti.
Uno degli altri leader della rivoluzione haitiana, Jean-Jacques Dessalines, che in seguito divenne governatore di Haiti sotto la costituzione del 1805, era notoriamente massone e ebbe una grande influenza sulla cultura haitiana.
Tutto ciò premesso, come avrebbe potuto l’abate Saunière entrare in contatto con questi elementi rituali vudù?
Ovviamente, salvo nuove scoperte, forse non avremo mai una risposta certa, ma possiamo formulare varie ipotesi riprendendo la critica agli studi su Rennes-le-Château.
L’ipotesi più probabile è quella che Bérenger abbia avuto accesso a circoli o strutture di ricerca esoterica tali da consentirgli di acquisire conoscenze di vudù.
Il perché della scelta di quel particolare Loa, il Baron ed i particolare la sua vibrazione Cimetière (il perché ho utilizzato il termine vibrazione non è divulgabile qui) sembra abbastanza evidente.
Nel cimitero ed in mezzo alle tombe l’abate aveva trovato la sua fortuna e con ogni probabilità la sua immaginazione era rimasta colpita nell’apprendere che esisteva uno Spirito potentissimo che delle tombe era guardiano; da questa considerazione e dalle conoscenze apprese dai suoi conoscenti e fratelli potrebbe essere sorta l’idea di rappresentare il suo vevè sulla stola.
Cerchiamo di contestualizzare meglio la mia ipotesi.
Sia gli scettici che i più fantasiosi difensori del mistero condividono un’impostazione, a mio giudizio, difettosa.
Tutti considerano Bérenger Saunière una monade che nel suo lungo dominio a Rennes-le-Château non avrebbe condiviso alcunché con altri soggetti.
Addirittura, per non approfondire il tema delle presunte relazioni “esterne” dell’abate, si è arrivati a negare la sua appartenenza all’Ordine Martinista di Papus.
Ma è sufficiente visitare Villa Bethania per accorgersi che l’abate Saunière l’abbia costruita appositamente per ricevere ospiti di alto rango, quali il segretario di stato des Beaux Arts Henri Charles Etienen Dujardin-Beaumetz, massone francese affiliato alla loggia “Clémente Amitié” affiliata al Grand Orient de France e fondata nel 1805 a Parigi, ovvero il già menzionato Arciduca austriaco che ritornò regolarmente per sei anni consecutivi, finanziando Saunière per un totale di 20.000 franchi d’oro.
Un’altra circostanza che viene trascurata è quella relativa ai frequenti viaggi dell’abate ed alle sue frequentazioni nel corso dei medesimi viaggi.
Per fare un esempio Saunière, su indicazione del vescovo di Carcassonne Felix Billard, si recò a Parigi dal direttore del seminario di Saint Sulpice Bieil al fine di far tradurre le pergamene ritrovate in un’urna.
L’abate Bieil aveva un nipote Émile Hoffet con cui Saunière strinse una forte amicizia. Hoffet era un personaggio d’eccezione e introdusse l’abate in ambienti culturali importanti frequentati da intellettuali come Mallarmé e Claude Debussy. Sebbene Hoffet frequentasse il seminario diretto dallo zio, possedeva un forte interesse per l’esoterismo e aveva rapporti con diversi vari gruppi legati alla ricerca spirituale che a quel tempo pullulavano a Parigi.
Fu proprio lui a presentare Emma Calvè a Bérenger Saunière e i rapporti tra i due diedero luogo a pettegolezzi di ogni genere, come pure accadde per i rapporti tra l’abate e la sua perpetua Marie Dénarnaud.
Alcuni autori ipotizzano (giustamente) che Bieil, Hoffet e la Calvè, facessero parte dell’Ordine Martinista come Saunière e, forse, come il grande protettore di Bérenger, il già citato vescovo di Carcassonne Felix Billard.
A Parigi Bérenger fu certamente in contatto con i vertici dell’Ordine, a cominciare da Papus stesso, se non altro per ragioni di protocollo e di etichetta relativi al comportamento di un fratello in visita nella capitale.
Dopo essersi fatto aiutare da Hoffet a tradurre le pergamene Bérenger gliene lasciò una copia e ciò conferma lo stretto legame fra i due e con l’Ordine.
Durante il soggiorno a Parigi, Saunière trascorse diverso tempo al Louvre dove si procurò tre riproduzioni di quadri, e precisamente “La tentazione di Sant’Antonio” di David Teniers il giovane, “Les Bergers d’Arcadie” di Nicolas Poussin e un ritratto di Celestino V.
Scelte assai rivelatorie, vista la grandissima notorietà tra gli esoteristi del quadro di Poussin, ma anche le altre due appaiono altrettanto rilevanti.
Partiamo dalla “Tentazione di Sant’Antonio” di Teniers II, uno specialista di questo tema, da lui più volte riprodotto, tanto che al Louvre ne esistono almeno tre esemplari diversi.
Diversi sì, ma analoghi nella rappresentazione del soggetto, se confrontati con altre “tentazioni” del medesimo autore.
Esaminando infatti tre diverse e famose Tentazioni di Teniers, quali quelle di Lille, Madrid e Tokyo, si può notare come il Santo venga giocosamente titillato dal demonio in modo tradizionale mediante l’offerta di una bella ragazza, di vino, ricchezze etc.
Nelle tre opere conservate al Louvre il tema è rappresentato in modo completamente differente in quanto non si ravvisa alcun elemento di tentazione bensì un affollamento, minaccioso più che suadente, da parte di ogni sorta di creature mostruose che premono su Sant’Antonio.
Questo è ciò che affascinò probabilmente Bérenger, non la tentazione derivante dai beni terreni, ma le creature mostruose immaginate da Teniers.
Non per nulla all’ingresso della sua chiesa si viene accolti da una vivida rappresentazione demoniaca, con ogni probabilità di Asmodeo, diavolo molto in voga in quegli anni nella cultura francese.
Per quanto attiene al terzo dipinto, basti dire che il nome di Celestino V risulta indubbiamente legato ai Templari.
Si narra che Pietro da Morrone si recasse al Concilio di Lione del 1274 per tutelare le sorti del suo ordine, i Celestini. Durante il soggiorno a Lione, durato circa due mesi, Pietro venne ospitato nella casa locale dei cavalieri del Tempio, come riporta la “Storia ecclesiastica” dell’abate Bonaventura Racine e come confermano le denominazioni legate ai celestini rinvenibili nel quartiere della città ove sorgeva la casa templare.
La tradizione riporta che fu proprio in quest’occasione che i Templari strinsero un forte rapporto di fiducia con il futuro Papa, tale da convincerli ad affidare a lui la custodia di un tesoro mitico.
Non a caso, quindi, l’interesse di Saunière fu catturato da un dipinto con un forte richiamo ad un tesoro templare e ad un personaggio appartenente a una chiesa “scomoda,” quasi alternativa, come sicuramente cristiano in senso alternativo a quello cattolico è l’argomento di cui parleremo adesso in quanto sono le frequenti visite a Lione di Bérenger a chiudere il cerchio.
Checché ne dicano detrattori (il cui maggiore argomento si riferisce ad una possibile omonimia tra uno sconosciuto abate Saunière e il “nostro” abate Saunière) Bérenger si recò più volte in quella città ove soggiornava preso la casa della vedova Jarau-Mermoutte in Rue de Macchabées.
Ma la Lione di quegli anni è dominata dalla figura di Maître Philippe, taumaturgo cristiano dotato di poteri di guarigione simili a quelli attribuiti agli Apostoli.
Maître Philippe era vicinissimo all’Ordine Martinista ed esistono molte fonti a confermarlo.
I vertici dell’Ordine tra i quali Papus, Marc Haven (genero di Maître Philippe) e Paul Sedir sono stati varie volte fotografati assieme al famoso taumaturgo di Lione in atteggiamento di estremo rispetto.
Finora nessun autore che abbia scritto sull’argomento Rennes-le-Château ha notato che un Martinista come Bérenger, a Lione, non è possibile che non sia venuto in contatto con Maître Philippe.
Perché in quell’epoca e in quella città, anche una pescivendola sarebbe stata informatissima sul Cristo di Lione, ammirato e contattato da re e regine e capace di miracoli incredibili.
Figuriamoci un abate Martinista con forti interessi esoterici, membro di un Ordine che intratteneva rapporti strettissimi con il taumaturgo lionese (Marc Haven anche di affinità, avendone sposato la figlia).
Ma allora che cosa possiamo dedurre da questo tentativo di leggere Bérenger Saunière in un’ottica nuova e maggiormente comprensiva?
Indubbiamente l’abate ritrovò cose importanti nelle tombe e nelle cripte della sua parrocchia.
Altrettanto indubbiamente egli, ben lungi dall’essere titolare unico del mistero di Rennes-le-Château, fece parte di una rete di esoteristi che tra i vari sentieri percorsi, provarono ad intraprendere anche quello di un cristianesimo alternativo a quello della Chiesa cattolica.
Questo cristianesimo alternativo, legato alla tradizione della Kabbalah cristiana, ai Templari, trovò sicuramente un riferimento importante in Maître Philippe, prova vivente di poteri cristici al di fuori del dominio della Chiesa.
Le scoperte di Bérenger Saunière potrebbero aver consegnato a questo gruppo, mediante le famose pergamene, la prova dell’esistenza di tradizioni alternative legate ai Templari, ai Catari e ad altre tradizioni.
Di qui il grande rispetto che personaggi notevolissimi mostrarono nei confronti di Bérenger e della sua opera. Esisteva una storia alternativa della fede cristiana diversa da quella ufficiale.
Ecco perché coloro che si sono concentrati sul mistero, sul tesoro, sulle realizzazioni di Bérenger Saunière hanno mancato un obiettivo importante legato al fatto che l’abate potrebbe aver fornito all’Ordine la prova di una tradizione cristiana eterodossa, ma non per questo meno efficace.
Ma non mi stupisco. Anche la tradizione Martinista ha perduto da molto tempo la sua connessione con il Cristo di Lione e con il suo carisma.
Purtroppo, e soprattutto in Italia, la tradizione Martinista è rimasta connessa ad ambienti massonici, quindi poco inclini alla via della Kabbalah cristiana, anche in relazione alla generale scarsissima conoscenza della materia in quell’ambiente.
Non potendo ricorrere alla Kabbalah ci si è illusi di poter praticare qualsiasi altra cosa e, in tal modo, ci si è allontanati dalla Fonte originaria.
Ecco, quindi, la necessità di riconsiderare il mistero di Rennes-le-Château alla luce di questa Via cristiana, non sottomessa alla Chiesa e ai suoi dettami, legata ai Templari e a certe correnti massoniche come quella di Martinez, illuminata dalla Luce di Maître Philippe e che tuttora fruttifica, non solo negli ambienti Martinisti, Martinezisti ed Élus Coëns, ma anche nella bellissima associazione fondata da Paul Sedir dopo la sua fuoriuscita dall’Ordine, denominata “L’Association des Amitiés Spirituelles” che secondo il loro sito “raggruppa le persone di buona volontà, qualunque sia la loro nazionalità o religione, che riconoscono Cristo come l’unico Maestro della vita interiore e il Vangelo come la vera legge delle coscienze e dei popoli.”
Spero che questa visione dell’Abate Saunière e del suo tempo possa aver ravvivato gli studi su questo affascinante argomento e che altri continuino su questo cammino.





