Alcuni giorni fa, il 2 ottobre, ho scritto: «Dunque il dado è tratto. L’opposizione non si fa nelle aule Parlamentari, ma nelle piazze».
Le avvisaglie vi erano da tempo. Ma ora il percorso ha avuto una accelerazione.
Lo sciopero generale proclamato da COBAS e poi da Landini è stato il primo più esplicito campanello di allarme. Una rivolta? Il sindacato c’è.
La denuncia penale internazionale per concorso del Governo al genocidio a Gaza è la prima concreta manifestazione al mondo dell’inizio di una “guerra di liberazione”. Anche la magistratura c’è.
Le manifestazioni in giro per l’Italia con motivazioni sempre più marginali per celare dietro le parole d’ordine una opposizione dura al Governo si moltiplicano. Anche il popolo c’è.
Mancava l’imprimatur “politico”: il grido “il Governo sta attentando alla democrazia” è arrivato. Al congresso del PSE Schlein dichiara: “Con l’estrema destra al governo la libertà è a rischio”. Ed anche: “Non batteremo l’estrema destra seguendo la loro agenda: dobbiamo ricordare chi siamo come socialisti. Dobbiamo spingerli sul nostro campo della difesa dei diritti e di giustizia sociale”. Ed il riferimento iniziale all’attentato a Ranucci ed alla “responsabilità morale” del Governo è l’occhiolino strizzato alla libera informazione.
Dunque via libera al conflitto. La giustificazione c’è: morale, politica, giuridica. C’è tutta.
Il confine, sempre labile, tra propaganda ed istigazione lo si sta percorrendo tutto. Il debordo è sempre più frequente.
Non commento, lo ritengo ormai inutile. Ma sia chiaro che per questa gentaglia l’unico modo per arrivare al Governo è mettersi sotto i piedi la democrazia.
Perché con il voto, almeno con il mio, oramai non potranno riuscirci.




