E il mondo comincia ad accorgersene
Energia, territorio, infrastrutture e intelligenza artificiale, dietro investimenti apparentemente diversi potrebbe stare emergendo una nuova geografia della sicurezza e della potenza.
A volte è sufficiente mettere insieme due notizie, senza volerle forzare dentro una stessa storia, per capire che qualcosa sta cambiando.
Paolo Benanti ha raccontato in questi giorni una vicenda sorprendente, ai piedi delle Ande argentine, in provincia di Mendoza, un gruppo di imprenditori tecnologici ha costruito Wamani, una proprietà di circa 32.000 ettari concepita come rifugio autosufficiente per scenari estremi, dalla guerra nucleare al collasso delle infrastrutture globali.
Quasi 10 milioni di dollari investiti, abitazioni alimentate dal solare, terreni, acqua, pista d’atterraggio e infrastrutture autonome.
Ma soprattutto un’idea che porta il progetto su un piano completamente diverso, conservare localmente modelli linguistici su computer alimentati dall’energia solare, per poter disporre, in caso di collasso dei server globali, di una propria capacità computazionale e di una forma limitata di rete.
È proprio questo il punto colto da Benanti, non si tratta più soltanto di costruire un rifugio fisico, ma si tratta di provare a mettere in salvo anche una parte della capacità cognitiva del mondo digitale.
Ma c’è un’altra notizia, che avevamo analizzato pochi giorni fa e che diventa interessante se la si guarda insieme a questa.
Thiel, fondatore di Palantir e uno degli uomini più importanti della tecnologia americana, ha investito circa 76 milioni di dollari per acquisire l’1% di Vista Energy, uno dei principali operatori di Vaca Muerta, il gigantesco giacimento di shale oil e gas della Patagonia argentina.
L’operazione rappresenta la prima grande esposizione diretta di Thiel all’energia argentina.
Due vicende diverse, due soggetti diversi con finalità che non possiamo considerare parte di un unico progetto. Eppure, è difficile non osservare ciò che sta accadendo nello stesso emisfero nello stesso momento.
Perché la Patagonia sta concentrando una combinazione di elementi che nel XXI secolo valgono molto più della semplice disponibilità di territorio: energia, gas e petrolio, acqua, terre, spazio, condizioni climatiche, possibilità di produrre elettricità, infrastrutture e, potenzialmente, capacità di calcolo: Vaca Muerta significa energia.
L’energia può diventare elettricità. L’elettricità può alimentare data center. I data center possono alimentare l’intelligenza artificiale.
E l’intelligenza artificiale, ormai, non è più soltanto tecnologia ma è infrastruttura strategica. Ed è questo che rende interessante la convergenza.
Non posso sapere se esista una strategia comune dietro questi movimenti. La geopolitica non nasce necessariamente da un piano unico, spesso nasce dalla convergenza di interessi diversi che, nel tempo, finiscono per ridisegnare lo stesso spazio.
La domanda, allora, non è soltanto che cosa ci sia oggi in Patagonia ma quale valore potrebbe assumere domani la combinazione di ciò che già esiste.
Energia abbondante, grandi riserve, territori disponibili, acqua, capacità industriale, infrastrutture e possibilità di sviluppare nuova capacità computazionale.
Forse, in un mondo nel quale energia e calcolo stanno diventando sempre più inseparabili, un territorio capace di produrre entrambe potrebbe assumere un peso che oggi è ancora difficile misurare?
Chi sarà in grado di collegare quelle risorse ai mercati?
Chi finanzierà le infrastrutture necessarie?
Chi controllerà i corridoi attraverso i quali energia, dati e capitali potranno muoversi?
E soprattutto: quali attori internazionali saranno interessati a costruire lì una parte della propria profondità strategica?
Mentre osserviamo le crisi nei luoghi in cui la competizione geopolitica è più evidente, potrebbe essere altrettanto importante osservare i luoghi nei quali, silenziosamente, si stanno accumulando le condizioni materiali del prossimo equilibrio.
È proprio la distanza tra questi due punti a rendere interessante ciò che sta accadendo.
Perché quando fenomeni differenti cominciano a comparire nello stesso grande spazio geografico, uno legato alla sicurezza e all’autosufficienza, l’altro all’energia e al calcolo, forse non bisogna cercare immediatamente un disegno comune.
Bisogna piuttosto chiedersi quale nuova funzione stia assumendo quel territorio.
E, soprattutto, chi potrebbe essere nelle condizioni di interpretarla prima degli altri.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


