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TRUMP RIMETTE IN ROTTA LA NATO DI RUTTE

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Dopo aver trasformato la Nato in un bazar medio orientale, dove si fanno trattative: a te lo sconto sul 5% (Spagna), no, a te no, però domani chissà, Mark Rutte fa il guerriero da tragedia greca: “Gli stati membri, dice, sono pronti a «combattere insieme e, se necessario, a soffrire e morire insieme».

Breve inciso. Pedro Sanchez se firma il 5% può restare senza governo. Finalmente.

Suonano le trombe, rullano i tamburi. All’armi, all’armi. Saremo vincitor. Regia inglese.

Poi arriva Trump e rimette in rotta la Nato di Rutte, il quale al presidente degli Stati Uniti stende tappeti rossi a Donald Trump e li infiora con petali di rose.

Il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato su Truth un messaggio privato inviato dal segretario generale della Nato Mark Rutte in cui gli faceva i complimenti per il “grande successo” che si profila al vertice de L’Aja. “L’Europa pagherà il suo contributo in modo consistente, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria”, si legge. “Otterrai qualcosa che nessun altro presidente americano è riuscito a fare in decenni. Non è stato facile ma siamo riusciti a far sì che tutti si impegnino a raggiungere il 5%”.

A scuola, quando il solito pierino della classe si arrufianava il professore, facevamo rumore di fondo: “Ruf, ruf, ruf).

Donald Trump ha ricordato a bordo dell’Air Force One, in volo per il vertice Nato, che aveva detto agli alleati che avrebbero dovuto alzare le spese “al 4% o al 5%. Il 5% è meglio”. “E credo che oggi voteranno su questo, ma lo aumenteranno al 5%. Va bene. Dà loro molta più forza”, ha aggiunto.

“C’è un problema con la Spagna. La Spagna non è d’accordo. Il che è molto ingiusto nei confronti degli altri (alleati, ndr) “, ha commentato Trump.

Sulla scena irrompe Zelensky, con un’intervista a Sky News; recita un copione fisso: “Un attacco della Russia a un Paese membro della Nato è possibile entro cinque anni. “A mio avviso, questo è un processo lento perché crediamo che a partire dal 2030 Putin potrà avere capacità significativamente maggiori. Oggi l’Ucraina lo sta bloccando. Non ha tempo di addestrare l’esercito, e vengono tutti annientati sul campo di battaglia”, ha detto ancora Zelensky.

Zelensky aggiunge che l’obiettivo di spesa proposto dalla Nato, pari al 5% del Pil, potrebbe essere troppo basso.

Non solo, ripetendo la filastrocca che gli ha insegnato Downing Street dice che l’ingresso di Kiev nella Nato è irreversibile. Ormai Zelenski, convinto anche a mettersi la giacca, è semplicemente grottesco.

Gli inglesi e i francesi non vogliono proprio capire che tra Trump e Putin c’è dialogo e collaborazione. Lo dimostra la tregua in atto tra Iran e Israele, avvenuta, secondo alcuni osservatori (non è necessario essere geni per capirlo) con Putin che ha convinto Teheran e Trump che ha messo sotto controllo Bibi.

Martedi Trump ha dichiarato che la Cina può continuare ad acquistare petrolio dall’Iran dopo che Israele e Iran hanno raggiunto un cessate il fuoco. «La Cina – ha scritto Trump – ora può continuare ad acquistare petrolio dall’Iran. Speriamo che acquisterà anche molto dagli Stati Uniti».

Trump ha voluto sottolineare come, finora, l’Iran non abbia tentato di chiudere lo Stretto di Hormuz al traffico delle petroliere, una chiusura che sarebbe stata problematica per la Cina, il principale importatore mondiale di petrolio iraniano, secondo quanto riferito a Reuters da un alto funzionario della Casa Bianca.

«Il presidente continua a esortare la Cina e tutti i paesi a importare il nostro petrolio all’avanguardia invece di importare petrolio iraniano in violazione delle sanzioni statunitensi».

Secondo alcuni osservatori a convincere Teheran a non chiudere lo stretto sarebbe stato Putin, con beneficio di Xi Jinping e con il solidale apporto di Trump. Se aggiungiamo al triangolo i due altri soggetti mondiali che entrano nella partita dei nuovi asserri internazionali, siamo al pentagono del quale ho scritto ieri.

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/24313-la-geometria-del-mondo-e-pentagonale.html

Pentagono con cappello

L’Europa, nel frattempo gioca a tombola: E3 (Inghilterra, Francia e Germania), E5 (Inghilterra, Francia e Germania, Polonia, Italia). La von der Leyen, allineata sulla narrazione che la Russia ci attaccherà, fa tombola, nel senso di vistoso ruzzolone o caduta rovinosa. Convoca, per ieri, con vertice Nato in corso, i ministri della Difesa. A far che? Una briscola?

Torniamo alle rotte di Rutte.  

Rutte sembra già in guerra con la Russia: se Mosca «commettesse l’errore di attaccare un Paese membro della Nato», dice, la risposta dell’Alleanza sarebbe «devastante». Già oggi siamo «forti», ma, sprona Rutte, «dobbiamo assicurarci di rimanere così forti anche tra 3-7 anni», ovvero la finestra temporale entro la quale Mosca, secondo gli analisti, diventerebbe pronta per attaccare i Paesi Nato.

Il copione è scritto dagli inglesi, che non si rassegnano, assieme ai neocon, all’idea che per gli Stati Uniti di Donald Trump la Russia sia un interlocutore e non un nemico.

L’allerta sull’invasione di Putin che è alle porte giustifica l’obiettivo di fondo del vertice: far firmare a tutti i 32 Stati membri l’obiettivo del 5% di Pil in difesa entro il 2035, definito un «salto quantico» che rende l’alleanza «più letale». Secondo uno schema già noto: 3,5% in “difesa pura”, 1,5% in generica “sicurezza”, i cui termini sono autodefiniti dai governi; nessuno vincolo ad aumenti minimi annuali, infine un “check” nel 2029 per capire a che punto si è arrivati.

Non solo più munizioni e più soldati reclutati ma – dice Rutte – , vanno aumentate di cinque volte le «capacità di difesa aerea» e costruiti «migliaia» di tank e blindati.

Leggi diamo alla Germania la possibilità di riconvertire le sue fabbriche di automobili.

La minaccia principale, spiega Rutte, resta la Russia ma vengono citate anche Corea del Nord, Cina e Bielorussia.

Si è accorto Rutte, che ha inviato lodi sperticate a Trump, che Putin ormai non è più il nemico e che Zelensky, che recita su copione inglese, è fuori gioco?

Martedì pomeriggio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sul suo social network Truth quello che sembra essere un messaggio privato inviatogli dal segretario generale della NATO Mark Rutte: è un messaggio in cui quest’ultimo si congratula, e molto, per l’attacco ai siti nucleari  iraniani.

BloombergReuters e New York Times hanno scritto di aver avuto conferma da loro fonti interne alla NATO che il messaggio è vero. Non è però chiaro se lo screenshot sia stato postato con il consenso di Rutte.

Post di Mark Rutte

La Nato delle rotte di Rutte ha fatto i conti con la ripetuta affermazione di Trump che con Putin si dialoga?

A proposito del documento finale, Trump, rispondendo ai reporter sull’Air Force One che lo portava al vertice Nato, ha detto: “Dovrò dargli un’occhiata”

Alla domanda se sarebbe d’accordo nel caso nella dichiarazione finale del vertice Nato si parlasse di aggressione da parte della Russia ha risposto papale papale. “Ma, sapete, mi piacerebbe vedere un accordo con la Russia. Come sapete, Vladimir (Putin ndr) mi ha chiamato. Mi ha chiesto: ‘posso aiutarla con l’Iran?’. Gli ho detto: ‘No, non ho bisogno di aiuto con l’Iran. Ho bisogno di aiuto con lei’. E spero che riusciremo a raggiungere un accordo con la Russia. È un peccato che la settimana scorsa siano morti 6000 soldati. La settimana scorsa sono morti altri 6500 soldati”.

Più chiaro di così. Ma E3 non ne vuol sentire parlare. E5 va in crisi.

Alla cena di martedì sera Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente degli Usa Donald Trump, erano seduti l’uno a fianco all’altro alla cena dei leader della Nato presso il Palazzo Reale di L’Aja e, a quanto si apprende, hanno avuto un lungo colloquio che ha consentito di discutere dei principali dossier internazionali, a partire dai recenti sviluppi in Medio Oriente.

Cosa si siano detti lo sanno loro, ma non è difficile pensare che ci sia di mezzo il rapporto con l’Africa e con il Medio Oriente, la qual cosa significa il rapporto con Putin, a cominciare dalla Libia per proseguire nella fascia sub sahariana.  

La rotta inglese di Rutte, che non capisce o fa orecchie da mercante, è bellicista. il segretario generale della Nato intervenendo al Public Forum, ha detto: “La Russia è la minaccia diretta e di lungo termine principale della Nato ma non è l’unica. Il fianco sud è cruciale per noi, perché Mosca e Pechino stanno rapidamente guadagnando influenza, principalmente nel Sahel ma non solo e non dobbiamo essere ingenui”.

Va sottolineato che Giorgia Meloni ha messo, nel suo intervento alla Camera, una pietra tombale sull’esercito europeo.  “Sulla difesa europea lei diceva, senatore Delrio, che serve una difesa europea e non dei singoli Stati, solo che il sistema di difesa occidentale è basato sulla Nato e non c’è un esercito Nato ma eserciti nazionali” che collaborano e “io voglio una colonna europea della Nato, ma penso che sarebbe un errore una difesa europea parallela alla Nato, sarebbe una inutile duplicazione. Poi bisogna collaborare di più a livello europeo e su questo sono d’accordo”.

Ieri Rutte ha affossato i tromboni che chiedono un esercito europeo per supplire all’abbandono degli Usa che sarebbe voluto da Trump. “È assolutamente chiaro – ha detto Rutte – che gli Stati Uniti sono totalmente impegnati nei confronti della Nato e dell’articolo 5”. Amen. Per Starmer e Macron schiaffi a raffica.

C’è però una postilla fondamentale. Interrogato a bordo dell’Air Force One, il presidente Trump ha risposto in modo evasivo: “Dipende dalla definizione di articolo 5”.

E qui arrivano gli schiaffi ai guerrafondai che interpretano l’articolo 5 in chiave automatica.

L’articolo 5 del Patto Atlantico non stabilisce l’automaticità, ma la discrezionalità degli Stati.

La decisione è dei singoli Stati ed è politica.

Il testo dell’art. 5 recita: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o in America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza esse convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’Articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza dell’area dell’Atlantico settentrionale”. L’uso della forza armata è un’opzione, un’opportunità, non un obbligo.

Al vertice sono mancati i leader dell’Indopacifico. In particolare, hanno comunicato l’assenza il primo ministro giapponese Ishiba e il sudcoreano Lee. La loro assenza parrebbe la prova dell’annullamento del previsto vertice tra Nato, Usa e Paesi dell’Indopacifico.

A summit concluso, Donald Trum ha commentato che il vertice Nato è stato “fantastico”, “un grande successo”.

Il presidente degli Stati Uniti, in effetti, ha ottenuto tutto ciò che voleva, con gli alleati che si sono piegati alla sua volontà e hanno deciso di accettare di raggiungere il 5% del Pil in spese militari.

Le conclusioni del vertice Nato ribadiscono il “ferreo impegno per la difesa collettiva”, gli investimenti al 5% del Pil per la difesa e la sicurezza entro il 2035 e il pieno sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia, definita “una minaccia a lungo termine”.

Nessuna condanna però all’aggressione di Mosca e nessuna ipotesi di ingresso di Kiev nell’alleanza.

Il punto principale è del 5% del Pil di investimenti nella difesa entro il 2035. Questo impegno includerà due categorie: da una parte investimenti per la difesa di almeno il 3,5% del Pil all’anno, con l’impegno a presentare piani annuali per indicare un percorso “credibile e progressivo” per raggiungere questo obiettivo. Dall’altra le spese fino all’1,5% del Pil all’anno per “proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e resilienza civile”.

L’equilibrio della spesa verrà rivisto nel 2029 sulla base del nuovo contesto globale.

Su Kiev gli alleati hanno ceduto a Trump, non inserendo nella dichiarazione conclusiva il riferimento alla condanna alla Russia per l’aggressione ucraina e non inserendo l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Ps.

Sanchez prende per i fondelli l’intero vertice. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha confermato che la Spagna spenderà per la difesa il 2,1% del Pil. “È un investimento sufficiente, realistico e compatibile con il nostro modello di welfare”, ha detto il leader socialista in conferenza stampa al termine del vertice della Nato a L’Aia. Sanchez, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha sostenuto che questo 2,1% include sia il 3,5% per le spese strettamente militari che il restante 1,5% per spese più generali relative alla difesa.

E’ la nuova matematica socialista iberica, con Pedro che però aha firmato il documento del 5%.

Starmer, invece, prende per i fondelli sé stesso: “Sull’Ucraina posizione della Nato non cambia”

L’assenza di una condanna della Russia nel documento finale odierno del vertice Nato, non significa che la posizione di sostegno dell’Alleanza all’Ucraina “sia cambiata“, ha detto Keir Starmer.

Il fatto è che gli inglesi sono messi all’angolo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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