Un entropico processo che ha i suoi truci padroni
Non vi è dubbio che sia in atto uno sfaldamento del pensiero identitario europeo.
Ciò che abbisogna, però, di più esaustive e coinvolgenti analisi che valgano a delineare più compiutamente il caos identitario in cui sta precipitando il continente, un entropico processo che ha i suoi truci padroni, i suoi cerberi assetati di odio e di vendetta verso se stessi, verso la nazione, anzi, verso l’idea stessa di nazione, intesa come coscienza comune di costituire una formazione storica collettiva, nella consapevolezza di nutrirsi di un passato di tragica grandezza.
Ma questa spirale ideologica auto-repellente e suicidaria, che sta minando le stesse fondamenta della civiltà europea con l’intento di scardinarla del tutto, per mezzo della rimozione di ciò che ha rappresentato lo Stato nazionale, spezzando, con ciò, la sua catena base, non è affatto acausale e, a ben vedere, viene da lontano, dalla stessa irrazionalità del pensiero post-sessantottino.
Questo affiancava alla dottrina della lotta rivoluzionaria anticapitalistica e antioccidentalista qualcosa di altrettanto virulento e destabilizzante, come processo di definitiva de-occidentalizzazione, un monstrum ideologico ora tornato più che mai in auge ad opera della repressiva dittatura del pensiero unico imperante in Europa.
Proprio l’irrazionalismo del pensiero sessantottino incominciava a trovare nella teoria filosofica del decostruzionismo, partorito da alcuni filosofi francesi – Derrida, Foucault, Deleuze, Lacan e altri minori – in quegli anni, la sua base teoretica, un lemma completamente nuovo anche nell’ambito del riformismo filosofico allora in atto, che si avvicinava parecchio alla Destruktion heidggeriana.
Insomma, un incolmabile iato all’interno di una struttura che non si limitava più a effettuare un mero cambiamento nel modello strutturante, ma che puntava a una vera e propria destabilizzazione dell’Essere, una disperata e apocalittica rimessa in discussione dello stesso senso dell’Essere.
Si trattava, quindi, di un folgorante cortocircuito che, scuotendo dalle fondamenta l’intero pensiero metafisico così come costruito e consolidatosi attraverso i secoli, trascinava nella polvere tutte le certezze identitarie della civiltà occidentale, su cui calava, dunque, una vindice scure.
A questo pensiero – riprodottosi ora metastaticamente, con l’efficiente contributo delle forze di sinistra – il Derrida aveva somministrato un’ulteriore robusta base ideologica, quella dell’uomo del domani, il quale, scardinato il rapporto con il sé, si muoveva in una realtà ideale totalmente decostruita: un “uomo nuovo”, dunque, non più alimentato dalla tradizione umanistica occidentale, ma forgiato su anti-umanesimo sfociante in un umanitarismo d’accatto, che si nutre solo di diritti umani, oggi assurti a un nuovo totalitarismo.
E qui emerge, in tutta la sua tragica effettività, il fattore identitario europeo, che il Sessantotto, sorretto dalla filosofia della decostruzione, nonché dal pensiero leninista-marxista, con cui questa si integrava, ha travolto, per mezzo di un efferato grimaldello ideologico, demolendo tutti i valori fondanti della civiltà europea, che ora rischia di diventare solo un monumentale cippo funerario in odore di muffa tra farisei eccitati.
Eppure, doveva e deve esserci una ratio alla base di siffatto processo dissolutorio, come elemento causale efficiente e necessario del processo di decomposizione strutturale endogeno di tale civiltà e del suo spirito come cardine filosofico e religioso, quello che da secoli aveva animato la centralità del continente europeo nella edificazione dell’intero Occidente.
E qui, subentra, come fattore causale, la consapevolezza della sua gravissima colpa, il senso di un’indelebile vergogna per tutte le ingiustizie che la cultura occidentale, con i suoi frutti avvelenati – capitalismo, colonialismo, imperialismo – aveva propagato nel mondo.
È qui che avviene la fusione tra la filosofia della decostruzione e l’impianto strutturale e sovrastrutturale marxiano, il cui frutto venefico deve penetrare in profondità nelle coscienze, divenendo il leitmotiv del politically correct.
Cosicché, l’uomo europeo deve farsi perdonare peccati inauditi – le Crociate, Poitiers, Lepanto, Vienna – ma questo perdono, che non può essere un’assoluzione tout court atta a una purificazione che abbia solo una valenza assiologica, deve passare, per forza, per qualcosa che abbia a che fare con la propria cancellazione identitaria, con la completa negazione del sé, sostituito da un sé del tutto nuovo che diventa, per una sorta di positiva e folgorante pseudomorfosi, “l’altro”, un “sé/l’altro” destinato a rinvigorirsi in un “campo” totalmente destrutturato, liberato dalle brutture precedenti.
Ma se tutto questo si risolvesse soltanto su un piano meramente filosofico, vale a dire quello del decostruzionismo derridiano, sarebbe ben poca cosa e lascerebbe il “pianto” dell’uomo occidentale a prosciugarsi in un’inane realtà.
Occorre, pertanto, un vero e proprio “boia” materiale che “decapiti” definitivamente ogni possibile rigurgito del “sé”, non più “l’altro”, come orgogliosa riconferma della propria identità; quindi, un decostruttore in carne ed ossa.
Questi è oggi l’immigrato mussulmano, l’esecutore materiale del “delitto” e il protagonista della sottomissione, al quale fornisce le armi ideologiche una noumenica sinistra nel suo complesso, ancora racchiusa in una macabra identità irrisolta.
Una ripugnante sudditanza, questa, a cui la civiltà europea soggiace dopo la sua ripulitura, in attesa di essere sradicata, una volta per tutte, al fine di emendarsi dai suoi passati crimini. Cosicché, l’accoglienza si erge a imperativo assoluto – il “Verbo” – e a strumento cardine della sottomissione e dell’espiazione, lo “spazzino” della sua torbida coscienza.
Ed, ecco, dunque irrompere sulla scena del gran teatro d’Europa un nuovo sinistro “personaggio”, metafisico e concreto allo stesso tempo, il sostituzionismo, una rivoluzionaria teologia della sostituzione dopo quella cristica, come ineluttabile processo di avvicendamento di una civiltà a un’altra, che ora si presenta con tutti i suoi spettri dissolutori in un’Europa asfittica, che, giunta alla sua ripugnante decomposizione, si presenta come un continente sfibrato e impotente e che si vergogna persino delle proprie radici cristiane, chiamandosi alla funzione di becchino di se stessa!
Un’Europa in cui il cosidetto multiculturalismo, così come già operante, rappresenta soltanto una stramba mescolanza, un “affollamento” culturale, produttivo non di processi di integrazione e di assimilazione, bensì di un sentimento di “odio di sé”, pronubo della propria de-identificazione.
Né varrebbe opporsi al “nuovo” che inesorabilmente avanza, in quanto ciò verrebbe bollato sic et simpliciter come razzismo tout court: insomma, sarebbe questa solo una battaglia di retroguardia, anti-progressista, antiliberale, retrograda, oscurantista e in modo intrinseco sadicamente razzista.
Ma un contributo non trascurabile in siffatta attività di demolizione viene dalla “Teologia della Liberazione”, con la sua anima d’impronta peronista: insomma, una conturbante affinità con la deriva decompositiva delle strutture portanti della civiltà europea e l’innesto di un processo esterno di sostituzione di essa avvalendosi di un decostruttore materiale, ben identificato, ben motivato e sommamente incoraggiato nell’attuazione della sua missione: un “boia” della Storia e nella Storia.
Cosicché, l’accoglienza, non già come mero atto di carità, è incaricata della suprema e vindice missione di sovvertirne l’impianto culturale dell’Europa, quindi la sua stessa identità e tradizione: il migrante islamico, portatore di una religione e di cultura assorbenti, diventa, dunque, l’Eletto, il predestinato a un immane compito di definitivo sradicamento di vecchie radici religiose, storiche e culturali, in una parola identitarie.
E tutto ciò con la più piena accondiscendenza del decadente “uomo europeo”, votato così a un nuovo, “radioso”, destino. Ma un destino di morte verso cui s’inoltra, non inconsciamente e incoscientemente, a passo di danza!





