Home Opinioni ITALIANI BRAVA GENTE, MA LA MORTE DEL BRACCIANTE INDIANO DOVE LA METTIAMO

ITALIANI BRAVA GENTE, MA LA MORTE DEL BRACCIANTE INDIANO DOVE LA METTIAMO

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di Bruno Chiavazzo

A guardare i telegiornali, la stampa, il web, sembra che l’Italia sia assetata di notizie sul premierato, l’autonomia differenziata ( ma chi li inventa questi nomi? Sembra riferirsi alla spazzatura), i posti in palio alla Commissione Europea, per quanto riguarda la politica, e poi dei Ferragnez, dei divi televisivi, di dove svacanzano le starlette e il caldo infernale con i consigli che ci ammorbano tutti gli anni: bevete molto, gli anziani vadano nei supermercati dove c’è l’aria condizionata ed altre amenità del genere.

Come un tuono d’estate arriva la notizia della morte di Satnam Singh (nella foto qui sotto), un bracciante indiano di 31 anni che faticava dodici ore al giorno per 4 euro l’ora, nelle campagne dell’Agro Pontino per far arrivare sulle nostre tavole i cocomeri freschi, le prugne e le albicocche che fanno tanto bene ai nostri pargoletti.

Ma, appunto come un tuono d’estate, a cui non segue il temporale, la notizia passa tra i cenni di cronaca, qualche servizietto ai Tg con la solita intervista alla vicina di casa che dice “erano brava gente, educati, salutavano sempre…”, ma niente approfondimenti, inchieste, dichiarazioni di politici e sociologi sempre pronti ad intervenire sulla rava e la fava, niente d’altra parte era solo un altro di quei poveracci che vediamo passare per le strade senza mai incrociare lo sguardo, quasi fossero fatti d’aria.

Sitman era rimasto vittima di un macchinario che gli aveva amputato il braccio. Il padrone della serra dove lavorava, invece di accompagnarlo all’ospedale più vicino a meno di due chilometri, neanche fosse un cane, l’ha caricato su un furgone, ha preso il braccio amputato l’ha buttato in una cassetta della frutta e l’ha scaricato davanti al cancello dove il bracciante abitava.

La sua unica preoccupazione era quella di evitare che l’ambulanza e i carabinieri arrivassero al suo podere. Non voleva casini. Sitman è morto dopo 48 ore dal ricovero in ospedale per dissanguamento, dopo che la moglie, caricata anch’essa nel furgone, è riuscita a chiamare il 112. Ovviamente la verità è venuta fuori e il “padrone” per giustificarsi è riuscito solo a dire che “se l’era cercata”, lui lo aveva avvisato che il macchinario era pericoloso.

“Italiani brava gente” era il titolo di un film del 1962, ambientato nella seconda guerra mondiale, che ha in qualche modo fatto breccia, creando il mito (del tutto infondato) che gli italiani hanno un grande cuore e che sono sempre pronti ad aiutare il prossimo. Evidentemente quel film nell’Agro Pontino non è mai stato proiettato.

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  • Redazione

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