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AUTONOMIA DIFFERENZIATA SI AUTONOMIA DIFFERENZIATA NO

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di Massimo Coccia

Il dibattito politico questi giorni verte sul tema del premierato e dell’autonomia differenziata ed è su quest’ultimo che mi vorrei soffermare.

L’origine dei mali economici della nostra Repubblica a mio avviso non arriva dall’ ingresso in euro ma dalla riforma degli enti locali in senso federale del 7 Ottobre 2001, confermata da referendum popolare, che costituisce parte essenziale del nostro ordinamento statuale. Il 64% dei cittadini approvò questa riforma in senso federale. Credo che nessuno di questi 16 milioni di cittadini al momento del voto si immaginasse quello che sarebbe accaduto 19 anni dopo con la pandemia e i problemi sorti nella sanità gestita dalle Regioni. Nessun cittadino si immaginava in quel momento che il debito pubblico sarebbe esploso per un aumento della spesa corrente nonostante la riduzione drastica dei tassi degli interessi sui titoli pubblici originato dall’ingresso in euro. La riforma entrò in vigore l’8 novembre 2001.   

Il Governo di centro sinistra (1996-2001) desiderava riformare lo Stato in senso federale e autonomistico forse immaginando che con questa riforma si poteva superare l’eccesso di burocrazia portando una ventata di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica della nazione avvicinando le istituzioni al paese reale più rispondente ad un moderno assetto istituzionale in senso solidale e cooperativo introducendo il principio di sussidiarietà.

Il Disegno di legge del Governo Berlusconi del 13 Dicembre 2001 con la modifica dell’ Art. 117  inserisce  il principio che “ nel rispetto dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione e dalle leggi Costituzionali ciascuna Regione può attivare, con propria legge, la propria competenza legislativa esclusiva per le seguenti materie: a) assistenza sanitaria; b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione; c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d) polizia locale”.

Da li a poco si sarebbero duplicati i centri di spesa come ampiamente immaginato portando la spesa corrente fuori controllo. Una Riforma quella approvata per andare incontro ai capricci della Lega con il chiaro fine di mettere in discussione l’unità d’Italia. La ciliegina sulla torta è arrivata con la riforma Calderoli di questi giorni in cui si attribuiscono alle Regioni che ne fanno richieste più competenze. Un Italia arlecchino in cui ognuno viaggia come vuole lasciando indietro le Regioni più svantaggiate. Come fa FDI ad approvare questa riforma che dell’unità del Paese ne fa un suo vessillo solo per avere come contropartita il Premierato?  

Ma come si fa a non notare che questa riforma oltre che ad essere divisiva porta al disastro il bilancio pubblico. Io spero a questo punto in un podestà straniero che tramite lo spread riporti tutti i politici a più miti consigli e a ritornare sui loro passi per cambiare questo provvedimento, del resto è notizia di oggi che la UE ha bocciato già questa riforma asserendo che crea diseguaglianze. Quello che mi dispiace è il fatto che i giovani non sono interessati a queste riforme come se non li riguardasse, come se non potessero cambiare il proprio destino di inevitabile discesa nel baratro della povertà con minori garanzie, minori diritti minor welfare, e purtroppo nei loro occhi vedo solo rassegnazione.

La generazione che dovrebbe cambiare il proprio destino si gira dall’altra parte preferisce non votare, non decidere, preferisce delegare altri alla gestione del proprio futuro. Assurdo veramente assurdo, hanno prima assistito ad una riforma del mercato del lavoro promossa dal centro sinistra che li ha resi sempre più precari e marginalizzati e oggi guardano impotenti senza un minimo di interesse per le cose che veramente contano.

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