
L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistere i rifugiati palestinesi, “deve cessare le sue operazioni a Gerusalemme ed evacuare tutti i locali in cui opera nella città” entro il 30 gennaio.
Lo ha scritto l’ambasciatore israeliano al Palazzo di vetro al segretario generale delle Nazioni Unite, il socialista Antonio Guterres in una lettera.
ll 30 gennaio entra in vigore una legge che vieta all’Unrwa di operare sul territorio israeliano e di avere contatti con le autorità israeliane.
E’ da tempo che tra Israele e l’Onu non corre buon sangue, ma a far precipitare le cose c’è anche la notizia, pubblicata dal Foglio del 23 gennaio che i primi tre ostaggi israeliani liberati erano tenuti in un edificio dell’Unrwa. Un vero e proprio scandalo al quale ormai l’Onu non può sottrarsi.
Anche il secondo scambio è andato bene: le quattro soldatesse rilasciate da Hamas sono in Israele.
Karina Ariev, Daniella Gilboa, Naama Levy e Liri Albag sono tornate nel loro Paese dopo 477 giorni di prigionia a Gaza. Le quattro hanno abbracciato i loro genitori nella base militare di Reem.
La Croce Rossa ha informato l’Idf che le condizioni delle quattro sono buone.
In questo quadro di tenuta della tregua, la notizia preoccupante, come riferisce The Times of Israel, è che secondo due fonti del Congresso Usa, informate sui dati di intelligence degli Stati Uniti, il gruppo terroristico palestinese Hamas ha reclutato tra 10.000 e 15.000 membri dall’inizio della guerra con Israele, il che suggerisce che i combattenti sostenuti dall’Iran potrebbero continuare a rappresentare una minaccia persistente per Israele.
Le fonti informate sulle informazioni di intelligence, incluse in una serie di aggiornamenti delle agenzie di intelligence statunitensi nelle ultime settimane dell’amministrazione Biden, hanno affermato che, sebbene Hamas abbia reclutato con successo nuovi membri, molti di loro sono giovani e non addestrati e vengono utilizzati per semplici scopi di sicurezza.
Il 14 gennaio, il segretario di Stato dell’allora presidente Joe Biden, Antony Blinken aveva dichiarato che gli Stati Uniti ritenevano che Hamas avesse reclutato quasi tanti combattenti quanti ne aveva persi nell’enclave palestinese, avvertendo che questa era una “ricetta per un’insurrezione duratura e una guerra perpetua”.
Non ha fornito ulteriori dettagli sulla valutazione, ma le cifre israeliane stimano che il numero totale delle vittime dei terroristi a Gaza sia di circa 20.000. “Ogni volta che Israele completa le sue operazioni militari e si ritira, i militanti di Hamas si riorganizzano e riemergono perché non c’è nient’altro che possa colmare il vuoto”, ha detto Blinken.
Il portavoce dell’ala armata di Hamas, Abu Obeida, ha detto a luglio che l’organizzazione terroristica era stata in grado di reclutare migliaia di nuovi combattenti.
Raccogliere dati esatti su Hamas è notoriamente difficile a causa della mancanza di intelligence verificabile dall’interno di Gaza e perché gli sforzi di reclutamento e addestramento del gruppo terroristico sono fluidi. Ma le cifre ufficiali degli Stati Uniti mostrano che prima del 7 ottobre 2023, Hamas aveva tra 20.000 e 25.000 combattenti.
L’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha riconosciuto gli sforzi di reclutamento di Hamas, ma ha minimizzato la minaccia.
“Sappiamo che Hamas recluta giovani”, ha detto Danon. “Ma anche se reclutano giovani, non hanno le armi o le strutture di addestramento. Quindi, in pratica, sì, puoi incitare quei giovani contro Israele, ma non possono diventare terroristi, perché non puoi equipaggiarli con armi o razzi”.
La questione, pertanto, si sposta su chi finanzia e arma Hamas e, pertanto, diventa una delle questioni sul tappeto di una trattativa globale appena iniziata.





