
Forse siamo alla svolta finale, perché Trump si è davvero incazzato questa volta. Nella Babele di articoli e trasmissioni dove, invece di esaminare i fatti, ogni singolo interlocutore nostrano sparava il proprio assenso a Netanyahu o a Khamenei è arrivato Trump che ha detto basta e, con qualche ultimo sobbalzo tra Tel Aviv e Teheran, alle 4,30 pm del 24 giugno di Roma pare che sia stata accettata la tregua da parte di entrambi. Come dicevamo all’inizio esaminiamo i fatti.
Premessa: il regime iraniano è stato una minaccia all’ordine mondiale dal lontano 1979. Le sue mire hanno da allora allarmato tutto il medio Oriente, a partire da tutti i Paesi arabi sunniti. Ha ridotto all’impotenza la società iraniana nello schiavizzare le donne prive di avere un ciuffo di capelli scoperto ed opprimendo qualsiasi libertà di idee, hanno continuato torturando ed uccidendo un numero imprecisato di oppositori o presunti tali.
Per 45 anni ha foraggiato il terrorismo internazionale con un ancora poco noto numero di cellule dormienti sparse in ogni continente e su cui bisognerà fare molta attenzione. Ha finanziato ed armato molto Hamas nella Striscia di Gaza, ha armato la milizia sciita degli Hezbollah in Libano distruggendo l’integrità nazionale del Paese del Cedro, inoltre, ha armato ed aiutato i ribelli Houthi nello Yemen che stavano per bloccare la libera di navigazione nel Mar Rosso.
Ma l’errore più grosso l’Iran l’ha compiuto il 7 ottobre quando all’attacco di Hamas Israele ha reagito con molta forza. Per prima cosa ha decapitato totalmente Hamas distruggendone buona parte della sua infrastruttura terroristica costruita in 16 anni di completo e totale dominio a Gaza. Successivamente lo Stato ebraico ha aperto un secondo ed inaspettato fronte devastante contro Hezbollah, arrivando persino a eliminare il leader storico di quella organizzazione, Hassan Nasrallah. Agli Houthi ci ha pensato prima una coalizione internazionale e poi con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna bombardandoli ininterrottamente per giorni fino a ottenerne un totale cessate il fuoco. Il colpo più importate e, forse, inatteso a Teheran è stato quello di attaccare al cuore gli Ayatollah. Da quel lontano 1979 gli ayatollah avevano tessuto la loro trama tesa a inseguire il sogno di un dominio sciita regionale nel Medio Oriente. Per il lavoro sporco si servivano degli Houthi, degli Hezbollah e di Hamas e loro cercavano di costruirsi l’arma atomica che li avrebbe proiettati nel loro sogno di controllo della regione.
Mentre accadeva tutto ciò nessuno degli italici tifosi prima citati riportava che nessuno dei Paesi arabi dell’area ovvero Egitto, Arabia, Giordania, Siria, Iraq, Emirati, Oman e Doha diffondevano comunicati a favore dell’Iran e contro Israele. Ad affiancare questo assoluto silenzio aderiva la Cina che, al di là, di dichiarazioni non andava anche perché c’era, in questa crisi, il problema di approvvigionarsi del petrolio iraniano di cui Pechino ha un bisogno vitale altrimenti si ferma. Al contrario gli Stati Uniti dal 2020 sono autosufficienti energeticamente e addirittura ne hanno ripreso ad esportare in gran quantità. Soprattutto per questo motivo la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz si capiva che era solo una mossa propagandistica. Lo stesso dicasi dello Stretto di Malacca nel sud est asiatico dove, in una delle più antiche e importanti vie marittime al mondo, c’è la principale via di comunicazione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico da cui passano i rifornimenti petroliferi per la Cina e dove le molte basi americane ne controllano l’intera area. Inizialmente Trump era contrario a un conflitto diretto con l’Iran, poi il presidente ha cambiato strategia dopo aver visto la precisione con cui Israele colpiva le installazioni nucleari e eliminato i massimi dirigenti della Repubblica Islamica. In poche ore ha deciso di mettere all’angolo l’Iran facendo alzare in volo i B2 con le superbombe anti-bunker che hanno distrutto i sogni nucleari dei mullah.
Come la Cina la stessa Russia di Putin non è andata oltre qualche diplomatica dichiarazione a favore di Teheran. Infatti Mosca, con la Siria di Bashar el-Assad ha perso un potente sostenitore nell’area e ora si trova anche impegnata in una guerra con l’Ucraina che non le consente altro. Dopo il finto e largamente preannunciato attacco missilistico alla base di Doha Trump ha capito che poteva e doveva intervenire quasi imponendo il cessate il fuoco a Teheran ed Israele. Così facendo gli Usa hanno offerto una via di uscita al regime iraniano che ora lo può utilizzare come propaganda ad uso interno. Quella iraniana è in sostanza una resa militare. La Repubblica islamica ne esce fortemente indebolita e senza più le sue diramazioni terroristiche ormai distrutte in Medio Oriente è stata costretta al “cessate il fuoco” perché non avrebbe retto molto più a lungo ai bombardamenti di Tel Aviv. Gli effetti in Iran potrebbero essere di due tipi: il primo è che lascia molto insoddisfatti alcune correnti sciite della Repubblica islamica che vorrebbero sostituire Khamenei e la seconda potrebbe aprire un ulteriore e più duro inasprimento contro ogni forma di opposizione interna per cui dovranno pensare ad organizzarsi unitariamente se vorranno uscire da questa dittatura teocratica.
Anche Benjamin Netanyahu sarà costretto da ora in avanti a chiudere la piaga di Gaza.





