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IL TRIONFO DI TRUMP

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di Lucio Leante

Donald Trump ha avuto finalmente sulla guerra in Iran una chiara vittoria che non gli era stato possibile ottenere né in Ucraina né a Gaza. La sua vittoria è totale. È anzi un trionfo che è apparso chiaro e totale ieri pomeriggio quando il presidente iraniano Masud Pezeshkian si è detto pronto a rispettare la tregua e a tornare “al tavolo delle trattative”. Pezeshkian sembra avere sostituito la “guida spirituale” Ali Khamenei che invece appare come inghiottito dal bunker sotterraneo dove poco onorevolmente si è auto-sepolto per sfuggire a quel martirio che pure più volte egli aveva esaltato (per gli altri) come “caro ad Allah”. 

Il trionfo di Trump si era è apparso chiaro e totale quando sempre ieri si è permesso di redarguire aspramente sia gli iraniani, sia (e soprattutto) gli israeliani per le violazioni del cessate il fuoco da lui imposto la notte precedente. “Non sapete che cazzo state facendo” ha twittato. Subito dopo con una telefonata ha in sostanza ordinato a Netaniahu di richiamare immediatamente indietro in Israele i piloti dei caccia-bombardieri israeliani che erano già in volo per “vendicare” due missili lanciati al mattino da Teheran, violando la tregua. Netaniahu ha obbedito e i caccia israeliani sono tornati all’ovile dopo avere effettuato un giro dimostrativo sui cieli iraniani senza sparare un colpo. Chi per giorni aveva raccontato che Trump era “al rimorchio di Netaniahu” è ammutolito (e forse arrossito). 

La vittoria di Trump era ancora incerta domenica quando aveva avuto il coraggio (mancato a tutti i suoi predecessori) di mettere praticamente fine al progetto degli ayatollah di costruire ordigni nucleari. Ma già il giorno successivo, dopo avere tirato un sospiro di sollievo per la blada, simbolica (e preannunciata) rappresaglia iraniana contro una base USA in Qatar si era concesso il lusso principesco di ringraziare gli iraniani.

E subito dopo con piglio imperiale aveva imposto sia agli iraniani, sia agli israeliani, una tregua di 12 ore – “destinata a diventare durevole” diceva. Era già allora salito su un trono regale super-partes, imponendo dall’alto un processo che,a quanto è ragionevole prevedere oggi, dovrebbe portare presto alla fine della guerra in Iran.

La posizione di Teheran degli ultimi due giorni appare come una richiesta di tregua, se non anche una resa. I proxy iraniani, Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano ed i gruppi armati sciiti filoiraniani che operano in Iraq e in Siria sembrano paralizzati forse per ordine ricevuto da Teheran di non compiere attacchi anti-americani. Lo stesso Netanyahu ha afffermato che Israele “considera raggiunti i suoi obbiettivi militari”. La guerra tra israeliani ed iraniani quindi, nonostante la continuazione oggi delle ostilità, dovrebbe essere agli sgoccioli. L’intera area sembra avviata ad una generale riduzione delle tensioni se non ancora ad una difficile pacificazione-

Trump appare oggi più che mai vicino a quell’immagine di “pacificatore e unificatore che fa l’America davvero grande” come ambisce ad essere ricordato.

 I parolai che da mesi lo accusano di tutto e di più e che, dopo le super-bombe ai siti nucleari iraniani, lo avevano dipinto come un dottor Stranamore che “stava scatenando la terza guerra mondiale”, sono ammutoliti.  

Tacciono quasi tutti (ma qualcuno continua a farneticare) i cavillosi parolai italiani che da quando si è insediato alla Casa Bianca non fanno che accusarlo di stare distruggendo la democrazia e lo stato di diritto in America, di essere un tiranno e da ultimo un guerrafondaio. Restano con un palmo di naso e delusi quei parolai italiani che con scritti e con geremiadi televisive nei giorni scorsi, in funzione anti-israeliana e anti-Trump (e anti-Meloni), avevano messo sullo stesso piano lo stato democratico e liberale di Israele ed un regime teocratico e totalitario fomentatore e sponsor di gruppi terroristi come l’Iran; cioé, per intendersi, un Paese che, unico al mondo ha inscritto nella sua Carta fondativa l’impegno alla distruzione di un altro Paese; Israele e la sua popolazione. E che a tal fine stava per dotarsi di armi nucleari, come dimostra senza dubbi il fatto di essere l’unico paese non nucleare al mondo a volere l’arricchimento dell’uranio oltre il 60%. 

Politici e giornalisti italiani hanno invece per giorni dipinto l’Iran quasi come un paese normale, vittima di un’aggressione illegale e immotivata israelo-americana nonché titolare del “diritto” di dotarsi di ordigni nucleari “come – dicevano- ce li ha anche da tempo Israele”. C’è stato chi diceva “non ci sono le prove delle cattive intenzioni iraniane” e chiedeva di vedere un’impossibile – o tragicamente tardiva? – “pistola fumante” della bomba già bell’e fatta. C’è stato insomma in Italia chi, pur di attaccare Netaniahu, Trump (e Giorgia Meloni sua presunta “vassalla”) chiudeva cinicamente gli occhi su un possibile nuovo olocausto ebraico in versione nucleare. Un cinismo quest’ultimo davvero imperdonabile, specie se motivato da ragioni di bottega politica.

 C’è stato chi (come Cecilia Sala) ha scritto che “sì è vero in Iran si impiccano tre persone al giorno”, si mettono in prigione i dissidenti,  (omettendo di dire che si bastonano le donne a morte), ma vi si svolgono “più rave party che a Roma”. Magnifico paese l’Iran! C’è stato anche chi ha chiesto l’impeachment per Trump per avere agito fuori della legalità internazionale (Massimo Gaggi sul Corriere della Sera di martedì).

La semplice verità che molti vogliono negare è che Trump e Netanyahu hanno fatto il “lavoro sporco” (come ha scritto il cancelliere tedesco Merz) anche per conto di arabi sunniti, turchi, europei (italiani inclusi) e per il mondo intero. E in particolare che hanno forse per sempre evitato il rischio di una nuova shoah.

È evidente che, finché a Teheran resteranno al potere gli ayatollah fanatici come Khamenei e i loro guardiani pasdaran, l’Iran resterà una spada di Damocle teocratica sulla esistenza di Israele e sulla sicurezza di mezzo mondo oltre che una mannaia totalitaria sulla libertà degli iraniani. Trump è tornato ieri a negare che nelle sue intenzioni ci sia un cambio di regime a Teheran. Fa benissimo a dichiararlo perché questo è un “lavoro” che USA e Israele non possono e non debbono fare apertamente, come insegnano troppe sciagurate esperienze precedenti in Afghanistan, in Iraq, in Libia e altrove. Ma si può essere certi che il Mossad, e probabilmente anche la CIA, ci stiano discretamente lavorando. Ora tocca, infatti, agli iraniani e, in particolare alle loro forze armate, “completare il lavoro” liberandosi della cupa e sanguinaria tirannia degli ayatollah. A difenderli sono rimasti solo alcuni ambigui e cinici parolai di casa nostra.

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  • Redazione

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