Il messaggio di luce del Santo è ancora attuale
In questi giorni in Assisi lunghe file di persone in segno di devozione e di amore sfilano lungo la Basilica del Santo Patrono d’Italia per omaggiare l’uomo che salvò la cristianità.
Nel centenario del Santo risuona la parola fratellanza, più che mai attuale e necessaria in un mondo in cui si considerano estranei i nostri vicini senza minimamente conoscerli ed inoltre si mette in risalto un’altra parola: felicità.
Io credo che queste due parole siano insieme alla parola amore, la perfetta sintesi del pensiero cristiano alle sue origini.
Francesco aveva una visione innovativa di come si sarebbe dovuta rapportare l’umanità con il creato, con la natura, con il prossimo e con il potere.
Il cristiano doveva essere gioioso, esprimere felicità, dare un esempio anche in mezzo ai drammi dell’umanità. Del resto come doveva essere il credente se non una persona felice con una prospettiva di immortalità e di rinascita alla vita eterna?
Penso che sia proprio questa la forza di una religione che è sopravvissuta dopo 2.000 anni dalla sua nascita.
Il concetto di uguaglianza per San Francesco consisteva nel credere che gli esseri umani sono tutti uguali davanti a Dio senza distinzione di censo. Per Francesco era fondamentale la capacità degli individui di promuovere la pace tra le varie Nazioni e i popoli e sperava in un mondo in cui le persone fossero più solidali.
Mai come oggi le parole di Francesco risuonano come un monito su cui riflettere che mettono al centro l’amore per il prossimo e il considerarsi fratelli all’insegna dell’uguaglianza. In un periodo come quello attuale in cui l’unico mezzo per risolvere le controversie è l’uso della forza e la violenza il Santo di Assisi ci mette in guardia.
Francesco è il precursore dell’umanesimo, egli mette al centro l’individuo, le sue sofferenze, le sue preoccupazioni.
La fratellanza secondo Francesco si basa sulla compassione e amore vivendo in semplicità con gli altri e in comunità basandosi sulla condivisione. Nel cantico delle creature la parola fratello e sorella viene usata molte volte per tutti gli esseri viventi e le cose del creato.
Dopo che Francesco si recò da Papa Innocenzo III per chiedere l’approvazione delle sue regole, riunì in una piazza nobili, ricchi, poveri portando un messaggio di speranza sostenendo che un mondo nuovo poteva essere possibile in cui l’amore per il prossimo sarebbe diventato il nuovo mantra.
Chiara sentendolo parlare in quella piazza si decise a rompere con il suo passato e con la sua famiglia per abbracciare il nuovo stile di vita francescano all’insegna della povertà e della santità. In una società altamente patriarcale decise di cambiare vita e in quel periodo era da considerare rivoluzionario avere quella forza interiore e si potrebbe definire la prima donna che tracciò un percorso di emancipazione femminile.
Francesco si può considerare uno dei primi ecologisti con il suo cantico delle creature che ci fa comprendere il suo amore per la natura, per il creato e per tutte le opere di Dio inclusi gli animali. Ci insegna il rispetto per i meno fortunati e restituisce dignità agli ultimi.
Il Santo visse in un periodo terribile come il Medioevo in cui la violenza era all’ordine del giorno e gli uomini non venivano considerati nulla, estremamente gerarchico.
Francesco portò un messaggio di luce in un periodo di oscurità e anche oggi ci sarebbe bisogno di uno come lui che convinca i potenti a fermare le guerre e a cambiare percorso.
Francesco, rinunciando alla vita agiata e ai lussi, divenne un uomo libero, liberamente vero. Per lui la libertà non era la capacità degli esseri umani di fare ciò che si vuole ma dalla capacità di rinunciare ai metalli ai beni materiali senza attendere ricompense in cambio; libertà per lui è la gioia che si prova nel servire gli ultimi.
Rinunciare alle ricchezze è il fulcro del messaggio francescano, un modo per liberarsi dalle catene del conformismo, dal benessere e dal desiderio di avere sempre più potere.
Per Francesco l’obbedienza a Dio era una specie di forma di libertà e vivere in comunità, condividere le proprie debolezze consentiva di ritornare ad essere se stessi senza maschere.
Nel mondo di oggi molti pensano di essere liberi rifugiandosi in forme estreme di individualismo, isolandosi dagli altri pensando che solo così si acquisti la libertà ma è solo una chimera, un’illusione che può portare le persone ad essere delle isole e più si è isolati e più si è deboli.
Viviamo in una società in cui ogni giorno tutti recitano una parte, un copione e nessuno più è veramente libero. La società dei consumi ci impone una maschera, ci oscura, ci nasconde e ci impedisce di far vedere il nostro vero volto, siamo diventati tutti conformisti, tutti omologati per paura di essere giudicati ed emarginati. Questa è la società dello scarto e chi non si omologa viene scartato.
Francesco ci indica la via che era la via del Cristo e ci suggerisce di abbandonare le ricchezze, che corrodono l’anima degli individui e il suo messaggio è sempre attuale e si adatta bene ad ogni epoca ma non tutti hanno la forza di seguirlo.
La missione che il Cristo aveva affidato a Francesco era quella di “riparare la sua casa”, una casa che cominciava a presentare numerose crepe. In quel periodo la Chiesa aveva perso alcune sue preziose caratteristiche, non era più solo un’istituzione spirituale ma un vasto territorio governato da una teocrazia con il Papa al vertice.
Le gerarchie ecclesiastiche possedevano molte ricchezze e si erano attirate le antipatie del popolo. In questo periodo si diffusero movimenti che contestavano la chiesa come i Valdesi e i Catari e per questo motivo era necessario un rinnovamento.
Il Santo di Assisi riuscì nel suo compito e portò a termine la sua missione restituendo credibilità alla Chiesa. Tre secoli dopo quest’ultima subì la riforma protestante di Martin Lutero e lo scisma con la Chiesa Anglicana dovuta a forti contrasti con Enrico VIII e per quanto riguarda la riforma protestante fu originata dai problemi legati alla vendita delle indulgenze e al cattivo esempio delle gerarchie cattoliche.
Mi rimarrà sempre in mente la scritta che mi apparve durante un’escursione nel sentiero francescano che va da Nocera Umbra ad Assisi e che recitava: “o tu viandante che ti approssimi per questo sentiero, fallo con la pace nel cuore e il silenzio nella mente”.
Ecco in quel momento mi apparve chiaro il significato di quelle parole che esortavano a spegnere a staccare con i problemi della vita moderna.
Era quasi un invito ad applicare la filosofia del downshifting, scalare marcia, rallentare, guardare meglio ciò che ci circonda, certamente in contrasto con i ritmi della vita moderna ma opportuno per riacquistare il contatto con la natura, con il creato restituendoci la caratteristica di esseri più vicini ai piani più alti, più spirituali.





