
“Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam”.
«Tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa».
Questo leggiamo nel Vangelo, (Matteo 16, 18) , ed è ciò che Nostro Signore Gesù Cristo proferisce a Pietro come Verità Assoluta assegnando il compito di edificare la Santa Romana Chiesa.
Pietro, l’apostolo nato come Simone in Galilea, ebreo di Cafarnao, il discepolo che” rinnegherà tre volte prima che il gallo canti ” il Figlio di Dio e da questi perdonato con uno sguardo.
Pietro crocifisso sul Colle Vaticano a “testa in giù” perchè non si considerava degno di morire come il “Maestro”.
Pietro il “primo” dei e fra i papi divenuti 266 con Papa Francesco. La Chiesa con circa 2 mila anni di storia ne ha visti di tutti tipi e colori. Eresie, diaspore, guerre, lotte fra papi e re ed imperatori, assedi e distruzioni, ma anche bellezze ed arte come la Cappella Sistina.
Malgrado tutto il male del mondo la “Promessa” del Redentore non è mai venuta meno.
A Roma per il funerale di Papa Francesco il mondo si è riunito. Gli imperatori di un tempo oggi si chiamano presidenti, ma la sostanza non cambia.
La foto di Trump e Zelensky seduti l’uno di fronte all’altro in un salone del Vaticano è già una foto di Storia, auspicando possa significare la “Pace del Vaticano in Ucraina”.
Davanti alla bara del Pontefice tutti i potenti e potentati seduti a guardare una umile bara.
Ma non si scriverà di geopolitica, di fine della globalizzazione, nuovi assetti, ere che terminano, ma si desidera scrivere di “chi” era presente, da giorni, in Piazza San Pietro, ed era presente nei 6 Km di percorrenza fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Si scrive del “Popolo di Dio”.
E’ il “gregge” che ha perso il “Buon Pastore”. E’ la moltitudine che non ha dimestichezza con il potere e le sue logiche. E’ la massa eterogenea di uomini e donne che ogni giorno combatte per vivere e talvolta per sopravvivere. Stiamo scrivendo di persone come lo scrivente, di quanti hanno Fede benche’ imperfetta, piena di peccati e debolezze.
Siamo stati tutti ad attendere il passaggio di un auto bianca. Si è visto gente piangere, pregare, trattenere in mano un rosario, un fiore, Anche un cellulare per la foto o video di rito da girare immediatamente a conoscenti per testimoniare la propria presenza.
Nella Verità dell’Unità Trinitaria con il Padre, il Figlio troviamo lo Spirito Santo.
Tutti i peccati possono essere perdonati ma non quelli contro lo Spirito Santo, recita la nostra dottrina, come significazione della importanza di ciò che nella Trinità è la figura più intellegibile e misteriosa ma al tempo stesso decisiva per le sorti dell’umanità.
Sarà lo Spirito Santo a decidere chi sarà il novo Papa? Ne abbiamo viste tante e spesso si potrebbe dubitare.
Ma non si può dubitare che lo Spirito Santo ha portato quasi 400 mila persone a Roma per l’ultimo saluto, e ciò basta.
“Chi siamo noi per giudicare?”.
Lasciamo a Dio il Giudizio come la Salvezza rappresentata dal Figlio.
Non è il momento di discutere di scelte liturgiche, di polemiche di “genere”, di interpretazioni ecclesiastiche.
Il “Popolo di Dio” attende un nuovo “Buon Pastore”.
Il resto lasciamolo alle cronache e ai media.





