La legge Ilary-Vacant-Stare a tutela dei fratelli piripiristani
«Lei è il signor Franco Sventolachiavi?».
«Che c’è?».
«Dovremmo farle qualche domanda».
«Chi siete?».
«Siamo i Guardiani della Rivoluzione».
«E che volete sapere?».
«Lei vive solo?».
«Sì».
«Casa è sua?».
«Sì».
«È italiano?».
«Me pare ovvio, ma perché queste domande?».
«Deve andarsene. In attuazione della legge Ilary-Vacant-Stare contro la proprietà, deve lasciare il suo appartamento a uno dei cinquanta milioni di fratelli piripiristani che stanno arrivando in Italia con le MSC progressiste».
«Aspè, fateme capi’…».
«Mi sembra chiaro: questa abitazione sarà ceduta a chi ne ha veramente bisogno, non rimarrà a vecchi pensionati parassiti come lei».
«E dove me ne dovrei andare?».
«Dove le pare; lei è italiano, è già tanto se la facciamo rimanere in Italia».
«Perché proprio io?».
«Stiamo requisendo tutti gli appartamenti dello stabile, non solo il suo. Ci sono dieci pullman pieni di fratelli piripiristani che arriveranno domani mattina da Civitavecchia, e devono trovare il palazzo sgomberato per impiantarsi. Ci sono anche parecchie capre e bambini, è un’emergenza umanitaria, non ha un po’ di empatia?».
«Ma ‘sti piripiricosi non possono fare come tutti? Trovarsi un lavoro? Pagare un affitto?».
«I piripiristani non vogliono lavorare, essendo stati schiavi del colonialismo, e devono essere mantenuti, per poter pregare senza distrazioni. La legge Ilary-Vacant-Stare ha stabilito che la casa è un diritto, non una merce, e non deve in alcun modo produrre reddito. Il partito di Dio, il Piripiddì, non ama il reddito, se non quello di cittadinanza, e predilige gli incapaci e gli incolti. L’ignoranza produce invidia sociale, che produce rancore, che produce elettori piripiddini. E gli elettori piripiddini rispondono solo alla legge del Piripiiddì».
«Che è grande».
«E il Piripiddì, per voce di Ilary-Vacant-Stare, vuole punire chi affitta».
«Cioè… se uno ha una casa di proprietà e la tiene affittata, va in prigione?».
«No, direttamente al Creatore. Sta tremando? Ha una casa di proprietà affittata? Teme l’ira sacrosanta del Piripiddì?».
«Chi io? No…. era per sapere».
«Mancuso ibn Mancuso, verifica un po’ se il signor Sventolachiavi qui presente possiede qualche casa in affitto?».
«La connessione è lenta, maresciallo Esposito ibn Esposito, ci vorrà un po’».
«Non abbiamo fretta, vero Sventolachiavi?».
«No, no… tanto sto in pensione e oggi che piove, i cantieri sono chiusi».
«Franchino amore, tutto a posto?».
«Buongiorno professoressa Bocconotti, sì tutto a posto».
«Ah, e questa chi è?».
«La professoressa Cinzia Bocconotti, la mia vicina. È professoressa associata di Patafisica Applicata all’Università Matano di Santa Maria Capua Vetere. Dico bene?».
«Sono tutto quello che vuoi, tesoro, ti aspetto in casa per l’aff…».
«L’aff?».
«Ehm, l’aff…iancamento ai corsi, giusto professoressa? Sì, dopo la raggiungo».
«Sbrigati. Se fai il bravo mi faccio trovare con la toga accademica in latex, quella che ti piace tanto, Franchino birichino».
«Sì, sì, a dopo, grazie professoressa».
«Sventolachiavi, la vedo in difficoltà, suda e le balla la palpebra».
«È che… ho il cagotto! Ecco, sì, ho il cagotto. Dovete andarvene e ripassare domani, eh?».
«Domani è troppo tardi, ripassiamo tra due ore, lei non si faccia trovare in casa. Mancuso ibn Mancuso, andiamo a sentire che dice la professoressa».
«La professoressa ha una videoconferenza… l’avviso io, voi proseguite nel vostro giro».
«Va bene. Mancuso ibn Mancuso, all’ultimo piano ci dovrebbe essere una coppia di italiani ostinati, andiamo a stanarli, maledetti parassiti».
«Il Piripiddì è grande! Andiamo».
«Cinzia?».
«Eccoti, maialino, sei venuto a riscuotere l’affitto, passero ingrifato?».
«Cinzia… anzi Gianfranco, cambiati, levati la parrucca e quei vestiti, tra un paio d’ore i guardiani torneranno e non dobbiamo farci trovare».
«Perché?».
«Siamo diventati dei criminali, io rischio addirittura la pena capitale per averti affittato casa. Bisogna sparire, e subito».
«Amore, ho staccato adesso e ho un grande desiderio, non vogliamo divertirci un po’?».
«Gianca’, te sto a ddi’ che rischio la pelle e pensi a queste cose?».
«Vabbè, ma stai calmo, eh? Dove andiamo?».
«Dal cugino di mia moglie, a Pomezia. È ora di passare al bosco».
«A Pomezia a fare cosa?».
«Quello che avremmo dovuto fare parecchio tempo fa. Ti spiego mentre andiamo. Lascia tutto qui, viaggeremo leggeri».





